Juventus. Buffon: «Lo stadio chiuso? Non fa la differenza»

Il capitano alla vigilia della finale di Champions League contro il Real Madrid al Millennium Stadium di Cardiff: «Mi è capitato all’Amsterdam Arena e ai Mondiali del 2002»
Juventus. Buffon: «Lo stadio chiuso? Non fa la differenza»© LaPresse

CARDIFF (Galles) - Gigi Buffon arriva in conferenza insieme a Dani Alves e Massimiliano Allegri. Il capitano è tranquillo, molto composto e serio, ma per nulla ansioso.

Buffon, Sentite la spinta dei tifosi che davvero vogliono questa coppa?

«Si sente, si percepisce la spinta dei tifosi e questo è un elemento in più per far sì che nei momento di sofferenza, con noi ci saranno i tifosi per trovare energie sconosciute e per resistere alla foga del Real»

Se vincessi…

«Mi provocherebbe una gioia immensa. perché quando arrivi a questo punto sai benissimo come ci sei arrivati e cosa hai dovuto mettere e sarebbe un premio enorme e sarebbe bellissimo condividerlo con questo gruppo meraviglioso che ha fatto sì che la squadra potesse arrivare a questo punto».

Cosa pensi di Cristiano Ronaldo e della sua “fame di vittorie”? Hai analizzato i suoi movimenti?

«Cristiano è un modello sportivo da prendere da esempio da tutti. Non solo da chi si avvicina al calcio, ma da chi vuole fare sport. A 39 pensavo di non avere più niente da imparare sotto il profilo psicoemotivo, ma devo essere sincero, lo dico spesso ai miei amici, parlando con Dani mi ha dato un sacco e non mi capitava da tanto tempo. Ed è per questo che giocatori come Dani o Cristiano riescono a vincere spesso e non essere mai sazi. Ma devi essere umile e imparare da un collega».

A livello di emozioni è paragonabile a Berlino?

«Molto simili. Le vigilie sono tutte uguali e si provano le stesse cose e si vivono gli stessi momenti di concentrazione, di rispetto per gli avversari e di consapevolezza di ciò che siamo noi, che poi è l’arma che deve farci affrontare la gara nel modo migliore possibile».

Avevi detto in estate che da Dani ti aspettavi che ti facesse vincere la Champions.

«E’ la verità era un messaggio che gli avevo scritto. E’ un ragazzo estremamente ottimista mi ha risposto fin da subito: tranquillo ce la faremo. Ad oggi è stato di parola. Ci sono cose che non appaiono sul campo, ma che sono molto più importanti per determinare le vittorie: la fiducia per domani c’è, con la giusta dose di umiltà. perché giochiamo con una squadra che ha un certo tipo di feeling con le finali vinte e noi con le finali perse, mai come adesso gli estremi si toccano e chissà che non si ribaltino».

Che effetto ti fa essere considerato il fuoriclasse numero uno e sentire parlare di Pallone d’oro?

«Sono dei paragoni che servono a stimolare fantasie e scrivere articoli molto apprezzati. Non ho la sfacciataggine di ambire a qualcosa del genere, io contro Cristiano? Due ruoli completamente diversi: io posso solo difendermi, lui può fare gol. Io posso solo evitare i gol, lui po’ determinarne molto di più. mi fa piacere, ma non ho la sfacciataggine di pensare al Pallone d’Oro, è gratificante, ma è secondaria. L’unica cosa che conta è cercare di vincere la Coppa, il resto non mi interessa molto».

E’ una sfida contro Navas?

«Questo è un paragone più congruo: portiere contro portiere è una sfida meno impari. E sicuramente Navas ha fatto cose eccezionali, giocare per una stagione al Real Madrid può capitare a tanti, confermarsi no».

Com’è la tua vigilia?

«Dormo poco, ma poi c’è il pomeriggio della sfida e qualcosa speriamo di recuperarlo».

Hai mai giocato con il tetto chiuso?

«Alla fine è una cosa più che normale, anche se la motivazione chiara non l’ho capita. Non c’è grande differenza a giocare con il tetto chiuso, mi è già capitato all’Amsterdam Arena e ai Mondiali del 2002. Se questo è per preservare il terreno e lo spettacolo meglio così».

Quali emozioni proverai?

«Probabilmente le emozioni che proverò io saranno differenti rispetto a uno più giovane e quelle di uno come Dani che ha già vinto. Per me sarà una partita molto speciale, ma intendo giocarla senza avere nessun tipo di rimpianto e spero di poterci riuscire, perché alla fine siamo una squadra e un gruppo veramente compatto e basato sull’altruismo e so che una mia ottima prestazione potrebbe aiutare i miei compagni e sarebbe un bel regalo da fare ai miei compagni».

Qual è l’approccio più indicato per questa vigilia?

«Siamo molto sereni, ognuno di noi trova un equilibrio in occasione delle partite importanti, per pareggiare le emozioni bisogna mettere quello che sei e quello che vali e l’ansia si placa e ti puoi rasserenare».

Ha già avuto incubi di Ronaldo e Benzema di notte?

«Ronaldo e Benzema non li ho mai sognati, ma dovrei sognarne tanti di quelli che potrebbero farci male. Una notte non basterebbe! (ride)».

Che effetto le fa vedere Zidane in panchina del Real?

«Tutto questo è un’insieme di esperienze che quando giochi a calcio puoi fare quando hai la fortuna di giocare contro e con grandi campioni. Fare l’allenatore può essere uno sbocco naturale, quindi non mi sorprende vedere Zidane in panchina del Real, ritrovandolo dopo undici anni. Non mi sembra che abbia perso lo spirito vincente. Anche se anche Zidane qualche volta ha perso e spero che perda anche domani, in fondo non inciderebbe nella sua carriera fantastica di giocatore e allenatore».

Che effetto ti fa essere in finale?

«Il calcio è una metafora della vita. E non c’è niente di più mortificante della noia, per cui non si può prescindere dai Messi e dai Cristiano Ronaldo. Chiunque faccia sport può conoscere benissimo quali sono le emozioni di un ragazzo di 39 anni come me, è un grande valore questa sensazione. Sono stato tantissimi anni alla Juventus, però chiaramente essere qui in finale è perfetto. E alla gente piace emozionarsi ed è giusto che lo faccia».

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