© EPAUna cameretta bianca e rossa, un sorriso contagioso e - soprattutto - qualsiasi orizzonte si possa immaginare. Federico Coletta, classe 2007 ("Dicono tutti 19 anni, ma li devo ancora compiere, eh!"), vive un piccolo sogno a occhi aperti, con estrema consapevolezza. La scorsa estate è passato dal settore giovanile della Roma alla seconda squadra del Benfica e la sua è stata una cessione rumorosa. Non per il prezzo, un milione di euro, ma per la decisione in sé: un importante Under 19 azzurro che fa le valigie e sceglie il Portogallo. Solamente per crescere. Per farlo meglio.
Federico Coletta si racconta
Coletta, da cosa è stato attratto? "Il Benfica è una società che lavora tanto sul settore giovanile: qui ci sono tante squadre, una formazione B, l’Under 23. Giocano la Youth League e la Premier League International Cup. La crescita è evidente".
E com’è vivere a Lisbona? "Mi trovo bene, molto bene. Per adesso vivo dentro il campus del club: ho una mia stanza e una mia routine".
Ce la racconti. "Ma è molto normale: sveglia, colazione insieme, poi palestra e allenamento. Si va a pranzo e nel pomeriggio studio: sto imparando il portoghese, ma devo anche finire l’ultimo anno di superiori in Italia. Sto continuando grazie alla didattica a distanza".
Non le manca casa? "Naturalmente. Questa è la prima esperienza che faccio lontano da casa, quando torno a Roma cerco di stare più tempo in famiglia, con mio fratello e gli amici. Ma ho preso questa decisione e qui sto bene".
Qual è l’obiettivo? "Come per tutti: arrivare in prima squadra".
Coletta su Mourinho
E in prima squadra c’è Mourinho. "Un grandissimo allenatore, non devo dirlo io. Ho avuto la fortuna di conoscerlo a Roma, anche se non mi ero mai allenato con i grandi. Mi viene spesso a vedere in allenamento, è molto attento ai giovani del club".
Vi siete parlati? "Certo, a volte è con noi anche nei momenti conviviali, come il pranzo in mensa. Sempre presente per qualsiasi cosa e averlo a pochi passi ti spinge a lavorare, avvicina l’occasione di arrivare tra i professionisti".
Facile immaginare l’argomento: Roma e la Roma. "Abbiamo chiacchierato delle nostre esperienze. E sì, non è mancato il discorso sulla cucina...".
Il Portogallo sforna costantemente talenti, l’Italia meno. Da dentro, che idea si è fatto? "Per me non esiste un paragone: sono due modi di lavorare differenti, completamente".
Un esempio? "Qui con me ci sono tanti ragazzi con grande tecnica: si lavora su quest’aspetto, molto sull’uno contro uno. Però anche in Italia ci sono settori giovanili validi, io stesso ho avuto la fortuna di lavorare dieci anni al top con la Roma".
