Vinicius Junior allo stato puro. Il brasiliano si prende, nel bene e nel male, il Da Luz firmando l'1-0 con cui il Real Madrid ha superato, ieri sera, il Benfica nell'andata del playoff di Champions League. Una vittoria che sa di rivincita, dopo il 4-2 di tre settimane fa che aveva costretto i blancos al passaggio forzato dagli spareggi. Decisivo, un golazo del fuoriclasse brasiliano (destro a giro sotto l'incrocio), che è andato a celebrare, legittimamente, il gol sotto la curva dei tifosi di casa finendo, però, per incendiare lo stadio e provocando la reazione furibonda dei giocatori di casa che lo hanno subito accerchiato. Tensione alle stelle a tal punto che, a un certo punto, l'argentino Gianluca Prestiani si porta la maglia alla bocca e dice qualcosa al numero 7 madridista che indiavolato corre verso l'arbitro e denuncia un insulto razzista: «Mi ha chiamato scimmia».
Real Madrid, lo spiacevole episodio con Vinicius protagonista
Il direttore di gara, che non ha prove per verificare l'accusa, non può fare altro che attivare il protocollo antirazzismo che, però, si risolve in dieci minuti di stop che non portano a nulla, se non a raffreddare - solo in parte - gli animi, ma anche e soprattutto una partita, sino a quel momento, molto bella e intensa. Tra quelli intenti a tranquillizzare Vini c'è anche José Mourinho che, però, una volta ricominciato l'incontro esplode oltremodo per un fallo dello stesso Vinicius che, già ammonito per proteste, a suo modo di vedere avrebbe dovuto costargli il secondo giallo. E, invece, il rosso lo vede lui, per aver mandato a quel paese, senza nemmeno mettersi la mano sulla bocca, l'arbitro. Uno sfogo durissimo e inopportuno che gli impedirà di guidare dall'area tecnica la propria squadra tra una settimana in quello che avrebbe dovuto essere il suo ritorno al Santiago Bernabéu dove, invece, lo 'specialone' si accomoderà in tribuna.
Arbeloa esulta, Laporta insorge: "Difendiamo il Barcellona da arbitri"
Sul fronte opposto, Alvaro Arbeloa si gode una vittoria, forse non brillantissima, ma di grande maturità. Uscire vivi dal Da Luz era l’obiettivo minimo: farlo vincendo significa mettere un piede e mezzo agli ottavi. Archiviato l’impegno europeo, il Real può ora riportare la propria attenzione sulla Liga con la voglia di preparare al meglio la gara di ritorno contro i lusitani. Nel prossimo fine settimana i blancos saranno di scena a Pamplona ospiti dell’Osasuna di Alessio Lisci, con l’obiettivo di difendere la vetta conquistata lo scorso fine settimana ai danni di un Barcellona che si riceve il Levante in un clima tutt’altro che sereno. In casa blaugrana, infatti, il tema dominante resta quello arbitrale. Joan Laporta, con lo slogan della sua campagna elettorale, non poteva essere più chiaro “Difendiamo il Barça”: «Sarà una Liga contro tutto e contro tutti. Ci sono circoli di potere che non vogliono che la vinciamo. Ma le ultime tre finali contro di loro le abbiamo vinte ed è molto bello batterli. Da chi difendiamo il Barcellona? Da chi vuole dominarlo da 600 km di distanza, da chi fa campagne per screditarci, da alcuni arbitri che non si capisce quello che fanno. Ma con questo già facciamo i conti. È sempre stato così storicamente».
