Ci prendono a pallate. Ora basta favole!

Siamo diventati poveri, ma viviamo la sindrome del Conte Mascetti, fingendo di non esserlo

Questi siamo. E prima ce ne rendiamo conto, meglio è, perché raccontarci le favole non fa altro che nascondere i problemi strutturali del nostro calcio. Il Bayern che brutalizza una delle squadre più forti della Serie A completa una Champions nella quale la Juve è uscita con i turchi, l’Inter con i norvegesi e il Napoli, campione d’Italia, non è riuscito a piazzarsi fra le prime ventiquattro (ventiquattro!) squadre europee. Sì, rimangono le due finali dell’Inter, vero. Ma, detto che l’ultima è finita in modo imbarazzante, restiamo appesi a fiammate, episodi, estemporaneità. Alle favole, appunto. Non c’è niente di progettuale e strategico nel sistema calcio italiano e il ritardo rispetto al resto d’Europa inizia a farsi evidente, perché non è più possibile nasconderlo con gli ultimi brandelli di un passato glorioso. Preparatevi, tolta qualche imprevedibile e occasionale eccezione, sarà sempre peggio, perché la distanza economica rispetto al resto d’Europa andrà a divaricarsi sempre di più. È impensabile, infatti, che un club italiano possa permettersi di acquistare un campione al culmine della sua carriera, come accadeva regolarmente fino vent’anni fa e ancora piuttosto frequentemente fino a dieci anni fa.

La sindrome del Conte Mascetti

Il problema è che non siamo ancora attrezzati per prendere i campioni un attimo prima che lo diventino, come fanno i portoghesi o fabbricarceli in casa come fanno i francesi. Siamo diventati poveri, ma viviamo la sindrome del Conte Mascetti, fingendo di non esserlo. Invece, una sana presa di coscienza potrebbe essere il primo passo per un cambiamento e una rinascita, quanto meno tecnica, del nostro pallone. Siamo poveri, agiamo da poveri: sbrighiamoci a investire sui settori giovanili in modo intelligente, radicando meglio i grandi club sul territorio; sviluppiamo in modo più efficiente lo scouting soprattutto sui mercati meno battuti; acceleriamo la costruzione degli stadi, perché anche quello contribuisce al miglioramento del sistema; riduciamo le squadre professionistiche, senza portare avanti inutili farse, ma trasformando il calcio provinciale in fucina di talento. Il mondo è cambiato, noi siamo rimasti indietro, se non ci diamo una mossa il distacco diventerà incolmabile.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Champions League