Giordania-Qatar, Davide contro Golia: la finale inattesa della Coppa d'Asia

Si chiude la diciottesima edizione del torneo dopo tante sorprese: dall’eliminazione della Cina alla qualificazione della Palestina agli ottavi
Giordania-Qatar, Davide contro Golia: la finale inattesa della Coppa d'Asia© AFPS

Si chiude domani, sabato 10 febbraio, la diciottesima edizione della Coppa d’Asia, un evento snobbato dai media occidentali che ha regalato grandi sorprese. Dall’eliminazione della Cina al primo turno dei gironi, cartina tornasole di un movimento che non crede più in sé stesso e forse non ci ha mai veramente creduto, se non lato business, alla qualificazione della Palestina agli ottavi di finale, dal Tagikistan, che alla sua prima partecipazione ha raggiunto i quarti eliminando gli Emirati Arabi Uniti, alla Giordania, vera grande rivelazione di questa edizione, capace di fare fuori Iraq, Tagikistan e, soprattutto, Corea del Sud, raggiungendo la sua prima storica finale. Mentre Australia e Corea del Sud si leccano ancora le ferite. Unica certezza la qualificazione del Qatar, campione in carica e padrone di casa, alla finalissima, seppur con qualche difficoltà tra Palestina, Uzbekistan e Iran. 

I precedenti

La finale tra Giordania e Qatar è una prima volta assoluta. I giordani non sono mai arrivati tra le prime quattro, mentre per i qatarioti è la seconda consecutiva, dopo quella del 2019, quando hanno sconfitto il Giappone per 3-1. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita, ma questa Coppa d’Asia ha già ampiamente dimostrato che bisogna scendere in campo prima di sputare qualsivoglia pronostico. Per i qatarioti vincere sarebbe fondamentale, perché dopo il Mondiale del 2022, con una delle finali più belle di sempre tra Argentina e Francia, dimostrerebbe una forza sportiva continentale in scia a quella organizzativa. Per la Giordania, invece, sarebbe molto di più, sia da un punto di vista sportivo che sociopolitico, in un momento storico in cui è sin troppo facile spiegare tutti i risvolti e i retropensieri che questa finale porta con sé. 

Gli allenatori

Il pericolo più grande per il Qatar è rappresentato dal tecnico marocchino Houcine Ammouta, specialista in vittorie. Classe ’69, ha giocato per quindici anni tra Marocco, Arabia Saudita, Emirati Arabi Unti e Qatar, come centrocampista offensivo. Ha iniziato ad allenare nel 2005 l’IZK de Khemisset, la squadra della sua città natale, e nel suo palmares personale i trofei sono già dieci, tra i quali spiccano il Campionato delle nazioni africane, che sarebbe la Coppa d’Africa giocata con soli giocatori che militano nel campionato locale, alla guida dell’Under 23 marocchina, e la Champions League asiatica con i qatarioti dell’Al-Sadd. Un doppio monito per gli avversari: sa come affrontare una finale e conosce il calcio qatariota. Portare la Giordania in finale è stato già un enorme successo che conferma, anche se non ce n’era bisogno, le sue grandi qualità di allenatore e di leader. I padroni di casa, invece, si sono affidati a un altro spagnolo Bartolomé Márquez López, conosciuto come Tintín Márquez. Anche lui di Barcellona come Félix Sánchez Bas che con il Qatar ha vinto la Coppa d’Asia Under 19 nel 2014 e quella del 2019 con la nazionale maggiore; nel 2021 ha portato l’Ecuador al terzo posto nella Gold Cup. Se dovessimo seguire l’assunto per cui le finali non si giocano ma si vincono la bilancia del destino penderebbe dalla parte dei giordani e di Ammouta, ma tutto sembra predire un’altra vittoria del Qatar, con un altro allenatore catalano in panchina. 

I bomber

Tutti in attesa di Almoez Ali, il sudanese naturalizzato qatariota, che fino a qui ha realizzato solo due reti, e invece ecco Akram Afif (27 anni) che di gol per il Qatar ne ha segnati cinque: entrambi sono stati comunque decisivi contro l’Iran in semifinale. Ma Afif ha segnato anche uno dei rigori contro l’Uzbekistan e la rete del 2-1 contro la Palestina. Cresciuto nelle giovanili dell’Al-Sadd e poi in quelle di Siviglia e Villarreal, ha esordito da professionista in Belgio con l’Eupen, uno dei buchi neri degli investimenti qatarioti nel calcio europeo. Poi ancora Villarreal, Sporting Gijon e ancora Eupen per tornare all’Al-Sadd, con cui ha vinto otto trofei. Calciatore asiatico dell’anno nel 2019, è stato capocannoniere della Qatar Stars League nel 2020 e nel 2021, fa parte della generazione d’oro, passateci il termine, che ha vinto la Coppa d’Asia Under 19 nel 2014 e quella del 2019; l’occasione di ripetersi è troppo ghiotta per mancarla. E se il Qatar si affida si suoi attaccanti, la Giordania invece ripone la sua fiducia sul centrocampista del Montpellier Musa Al-Taamari (26) e sulla punta dell’Al-Ahli Sports Club Yazan Al-Naimat (24) che hanno segnato tre reti a testa, fondamentali negli scontri da dentro o fuori contro Iraq e Corea del Sud. Musa Al-Taamari è cresciuto nello Shabab Al-Ordon e dopo una stagione all’Al-Jazira ha preso il mare, tra Cipro, dove ha vinto campionato e supercoppa, Belgio e Francia. Yazan Al-Naimat, dopo lo Sahab ha optato per il Qatar e domani cercherà di dare un dispiacere ai suoi stessi tifosi. Segnatevi questi nomi, perché dai loro piedi passa il destino di questa finale. Vincerà Davide o Golia?

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