Giordania, niente paura: in finale di Coppa d’Asia hai il tuo Messi

Contro il Qatar, per entrare nella storia i bianchi si affidano ad Al Taamari: già tre gol e un assist in cinque partite
Giordania, niente paura: in finale di Coppa d’Asia hai il tuo Messi© EPA

DOHA  - È la stella della Giordania che oggi pomeriggio sfiderà i padroni di casa del Qatar, detentori del titolo, nella finale della 18ª Coppa d’Asia in programma nel sublime Iconic Stadium di Lusail, dove il 18 dicembre 2022 si disputò l’ultima finale mondiale fra Argentina e Francia. La Nazionale ospite non ha mai vinto l’ambito trofeo (prima edizione della cosiddetta AFC Asian Cup nel 1956 a Hong Kong) né finora aveva mai raggiunto neppure le semifinali, perciò è motivatissima a cancellare quel vuoto nell’Albo d’Oro. E per centrare la storica impresa s’affida all’estro, ai guizzi, alle giocate geniali del suo elemento più forte e più dotato, l’unico dei 26 convocati che milita in Europa: Musa Mohammad Sulaiman Al Taamari, 26 anni, ala destra del Montpellier. Il più creativo della rassegna asiatica.

Il leader degli “Al Nashama”, cioè i “Cavallereschi”, gioca con la maglia numero 10 ed è dotato di un sinistro micidiale: 3 gol e 1 assist nelle 5 partite disputate qui in Qatar. Ne ha saltata solo una, l’ultima del Gruppo E, quando il sagace ct (marocchino) Hussein Ammouta lo ha tenuto precauzionalmente a riposo contro il Bahrein e guarda caso i bianchi hanno perso 1-0. Sconfitta indolore, ma altresì significativa ai fini del passaggio agli ottavi. I media lo hanno soprannominato il “Messi di Giordania” perché come abbiamo visto ha parecchie cose in comune con l’otto volte Pallone d’Oro. Fatte le debite proporzioni, s’intende bene... Ma lui non gradisce questo paragone ingombrante e oneroso. «Quando quasi sei anni fa giocavo nell’Apoel Nicosia - puntualizza Al Taamari - i tifosi ciprioti, molto caldi e anche piuttosto matti, mi avevano affibbiato questo appellativo. Ora è difficile togliermelo di dosso perché pure in Francia mi chiamano così. E anche in patria... ». Il fantastista nato 26 anni fa ad Amman, cresciuto nello Shabab Al Ordon e rivelatosi nell’Al Jazira, dopo due stagioni nell’Isola di Venere è passato nel 2020 ai belgi dell’OH Lovanio, per poi essere prelevato dal Montpellier lo scorso agosto. Il tecnico franco-armeno Michel Der Zakarian (ex difensore, nel 90 giocò assieme a Eric Cantona nel Montpellier) lo utilizza con regolarità in Ligue 1: sinora Al Taamari ha collezionato 16 presenze condite da 3 gol e 3 assist nel club “orange et bleu” dell’Occitania. «Spero che l’approdo in finale - continua - convinca altri club francesi e non solo ad acquistare giocatori giordani. Siamo forti, motivati, smaniosi di mostrare il nostro valore sui palcoscenici più importanti».

I numeri di Al Taamari

Sessantacinque presenze e 15 gol in Nazionale, Musa svela un curioso retroscena: «Prima di partire per il Qatar, una notte a Montpellier ho sognato che saremmo arrivati in finale nella Coppa d’Asia. Ora quel sogno si è avverato. È meraviglioso essere in finale, in tanti anche all’estero parlano del nostro Paese, del nostro calcio, delle nostre ambizioni. Manca ancora un passo, quello più difficile contro i padroni di casa. Ma siamo pronti: il successo sulla Corea del Sud grande favorita ci ha infuso ancora più stimoli, sproni, autostima». Per la cronaca in oltre 90 minuti di gioco la squadra di Jürgen Klinsmann non è riuscita a tirare una sola volta nello specchio della porta difesa da Yazid Abu Layla. 
Al Taamari spezza una lancia in favore del selezionatore Hussein Ammouta cui non lesina parole di elogio: «La disciplina tattica che ci ha instillato è stata fondamentale. Ci ha insegnato tante cose, ad aver fiducia nei nostri mezzi e anche a non rispettare troppo i nostri avversari, negando loro con un pressing asfissiante gli spazi per attaccare. Così si disarmano i rivali». Le sue rutilanti performance in Coppa d’Asia hanno fatto diventare incandescente il cellulare dell’agente Hassan Batayneh. La quotazione di Al Taamari si sta impennando vertiginosamente. Il contratto col Montpellier scadrà il 30 giugno 2026 ma il presidente Laurent Nicollin (figlio del mitico “Loulou”, scomparso nel 2017) e il direttore sportivo franco-italiano Bruno Carotti sono pronti ad ascoltare tutte le offerte ben sapendo di aver ingaggiato 7 mesi fa il giordano a parametro zero. Dalla Premier League si segnala l’interesse di Liverpool e City. Emissari di entrambi i club sono stati segnalati sia allo Stade de la Mosson di Montpellier che negli impianti che hanno ospitato la Coppa d’Asia. La stampa locale presenta la sfida odierna quasi come fosse il pastorello Davide (la Giordania, 87ª nel “ranking” FIFA) contro il gigante filisteo Golia (Qatar 58°), ma è sbagliato pensare che il tifo del magniloquente stadio dorato di Lusail - capienza 88.966 posti - sarà tutto a favore dei bordeaux padroni di casa. Il piccolo e ricchissimo Emirato ridondante di avveniristici grattacieli ha una popolazione che sfiora i 3 milioni di abitanti di cui solo 350.000 qatarioti.

La Giordania ha il quadruplo della popolazione alla quale vanno sommati i 5 milioni e mezzo dei “fratelli” palestinesi. Fra Amman e Doha la distanza è di circa 1.700 chilometri. E fra Gerusalemme e Doha poco più di duemila. Sin da ieri mattina la capitale qatariota pullula di tifosi avvolti nella bandiera giordana rosso-bianco-nero-verde con la stella a 7 punte rappresentante le prime 7 sure di apertura del Corano. Vessillo che si confonde con quello praticamente analogo della Palestina (unica differenza è la mancanza della stella bianca nel triangolo rosso). Gli ultimi biglietti disponibili online, prezzi sui 225 euro (conversione dal “rial”), sono andati a ruba. Si calcola che circa il 40% degli spettatori presenti sugli spalti tiferà per gli “hashemiti”. Intanto Sua Maestà Abd Allah II di Giordania, impegnato nelle celebrazioni per il suo 25° anniversario di regno, ha fatto pervenire il seguente messaggio alla squadra: «Complimenti all’allenatore e alla Nazionale per aver alzato la testa. La bandiera della Giordania sventola con l’energia e la determinazione dei suoi figli. “Baraka Allahu fiki” (Dio vi benedica)». La Nazionale plurivincitrice della Coppa d’Asia è il Giappone con 4 trionfi (l’ultimo nel 2011 proprio qui a Doha, in panchina sedeva il ct romagnolo Zaccheroni) seguito a ruota da Arabia Saudita e Iran a quota 3. Poi troviamo la Corea del Sud con 2 successi. Chiude la classifica un quintetto formato da 5 squadre: Qatar, Australia, Iraq, Kuwait, Israele.

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