Italia, il diritto di pensare in grande

Italia, il diritto di pensare in grande© www.imagephotoagency.it

Manuel Locatelli, 23 anni, lecchese di Galbiate, cresciuto nel Milan, esploso nel Sassuolo, sontuoso mattatore ieri sera all’Olimpico, ha segnato i gol n. 29 e n.30 nelle ultime dieci partite azzurre. A Immobile, miglior marcatore azzurro in attività, ha lasciato i l n.31 di un’Italia che, battendo la Svizzera, si è qualificata agli ottavi di finale dell’Europeo con un turno d’anticipo. La Nazionale ha inanellato la decima vittoria di fila senza subire reti e ha portato a 29 le partite utili consecutive firmate da Roberto Mancini, ora a un passo dall’eguagliare lo storico record del mitologico Vittorio Pozzo. I minuti d’imbattibilità sono diventati 965. Bisogna dare i numeri per ragionare di questa Grand’Italia, di questo Locatelli che, se la Juve vuole davvero, farà bene a sbrigarsi: il Sassuolo ha in casa un gioiello sempre più prezioso e se lo tiene ben stretto.

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I numeri legittimano il diritto azzurro di pensare in grande. Senza montarsi la testa, senza fare voli pindarici, con la sobrietà che contraddistingue il ct e una squadra capace di andare in pressing sugli elvetici sul 3-0 e al minuto 92. I numeri, certo e il gioco di prima qualità firmato Mancini. Questa Nazionale sta restituendo a milioni di sostenitori la gioia di tifare Italia e basti pensare alle macerie lasciate a San Siro il 13 novembre 2017 attorno alla panchina di Ventura per rendersi conto di quale impresa abbia realizzato il suo successore. E tutto questo, nonostante le prefiche che, in quell’autunno di quattro anni fa, sgranavano il rosario delle loro geremiadi sostenendo come il calcio italiano non avesse più né un presente né un futuro. Le stesse prefiche che, nonostante la partenza a razzo nel torneo, ancora si agitano in questi giorni, hanno pure la puzza sotto il naso e sminuiscono i meriti della Nazionale, nel nome di uno snobistico ritornello secondo il quale non è l’Italia a essere forte, ma gli avversari che sono deboli. Come se l’entusiasmo della squadra e dei suoi tifosi, fosse una colpa. Come se qualificarsi a colpi di vittorie alla fase finale di Euro 2020 e della Nations League, fosse stata una passeggiata fra petali di rosa. Come se ricostruire dalle fondamenta una Nazionale che nel novembre 2017 era al n.21 del ranking Fifa e ora è nel G7 mondiale, fosse stata un’impresa facile facile. Questa Squadra è veramente una Squadra e la maiuscola non è un refuso. Mancini ha il merito di avere trasmesso ai suoi uomini il concetto di unità che fa rima con solidarietà e con umiltà. L’abbiamo detto in calce al 3-0 alla Turchia, lo ripetiamo ora: il bello deve ancora venire.

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