Locatelli-Juve contro il tempo: dal boom con l’Italia al mercato

Il rinvio dell’Europeo gli ha offerto un’inattesa opportunità in azzurro e lui non l’ha sprecata

Locatelli-Juve contro il tempo: dal boom con l’Italia al mercato© LaPresse

Chissà se lo ha mai pensato, Manuel Locatelli, che il suo destino sia marchiato dai doppi segni. Non solo le banali sliding doors (le porte scorrevoli: non quelle dei centri commerciali, ma delle metafore elementari, basicamente americane), bensì le più complesse vicende della vita. Del resto già in partenza l’avio “è binario”, visto che è stato bambini ai bordi di una lago “doppio” due rami, con lui ai bordi di quello, il lecchese, meno famoso. Non staremo qui a raccontarvi come nella sua formazione di bambino ci sia l’oratorio (la notizia sarà quando un calciatore si è formato in un centro sociale, ma lì saremo già oltre le vicende binarie e in fondo i centro sociali, come gli oratori, non ci sono più), ma di sicuro è stato un bivio – quando oramai il calcio era realtà e non più partitelle con il rischio di dover recuperare il pallone nel lago – anche l’addio al Milan, 3 anni fa, e la necessità di ripartire dalla provincia. Non di lago, stavolta, ma di piastrelle e salumi dove alla squadra di una città, Sassuolo, tocca andare a giocare nello stadio di un’altra città, Reggio Emilia. La provincia gli ha fatto bene: ci sono ritmi giusti e – guarda un po – un altro bis a regalargli stabilità emotiva: la doppia “T” di Thessa, la sua compagna, e di Teddy, il cagnolino scomparso da poco. E - ci stiamo arrivando, portate pazienza – un Europeo già particolare di suo in quanto itinerante che è diventato addirittura straordinario perché si gioca l’anno successivo rispetto a quello previsto. E questa sì che è una vera e propria “porta scorrevole” perché, come ha detto lo stesso Locatelli mentre ghermiva il trofeo dedicato al miglior giocatore, forse un anno fa lui qui non ci sarebbe stato o, chissà, sarebbe stato uno dei primi rincalzi (Come? Sì, certo: son tutti titolari…). Invece la pandemia ha allungato i tempi e Mancini ha pensato che quel ragazzo avrebbe potuto fargli comodo, lì in mezzo al campo tra quei (bravissimi, eh) piccoletti a iniettare sostanza e qualità. Fate caso alle date: il ragazzo del ramo di Lecco ha esordito in azzurro ad Amsterdam il 7 settembre del 2020: se non ci fosse stata la pandemia, l’Europeo sarebbe stato già bello che archiviato e la sua storia in Nazionale un embrione mai nato.

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Locatelli mercoledì ha vissuto la consacrazione

Ma chissà se Locatelli conosce quella massima di Seneca che fa così: “La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”. Ecco, se non la conosceva, ora sa che l’occasione lui l’ha sfruttata in pieno conquistando di forza un ruolo nel centrocampo transitando, anche qui, da un bivio: quello che lo avrebbe potuto far diventare il vice di Jorginho alla regia o quello di Verratti alla mezzala. E mercoledì ha vissuto la consacrazione. Doppia, anche qui, con quei due gol pazzeschi alla Svizzera. Tanta roba, anche per uno che, almeno a livello subliminale, deve essere abituato a questa aura doppiezza, tanto è vero che ha confessato il proprio stupore gioioso alla mamma: “cos’ho combinato!” le ha scritto. Sintetico, ma in fondo non c’era molto altro da aggiungere.

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