Irrompe Rummenigge: “Pirlo avrà successo. Andrea è un maestro e ha un super Ronaldo”

L’ad del Bayern, campione d’Europa e di tutto nel 2020, lunedì riceverà da Tuttosport il premio Best European Manager: «Che trionfo al Camp Nou, i bianconeri vanno temuti per la Champions. Siamo contenti di Douglas Costa, ma per il riscatto è ancora presto»

Irrompe Rummenigge: “Pirlo avrà successo. Andrea è un maestro e ha un super Ronaldo”© EPA

«È una bellissima sensazione, a 65 anni, essere uno dei premiati alla cerimonia del Golden Boy (risata)». Karl-Heinz Rummenigge è un signore del calcio e ha la battuta sempre pronta. Raccontano fosse così da giocatore, quando era un grande attaccante di Bayern e Inter negli Anni 80, ed è rimasto lo stesso da dirigente pluridecorato del club bavarese. Kalle lunedì sarà protagonista alla cerimonia di Tuttosport: è lui il Best European Manager 2020. E non potrebbe essere diversamente, visto che è l’ad e il regista del Bayern campione di tutto. Le decisioni e la leadership di Rummenigge sono state importanti quasi quanto i gol di Robert Lewandowski nello strepitoso cinque su cinque dei tedeschi, capaci di trionfare in campionato, Coppa di Germania, Champions, Supercoppa tedesca ed europea. E la striscia si può allungare ancora grazie al Mondiale per club. «Quando conquisti cinque titoli - racconta Rummenigge - il merito non può essere di una singola persona, bensì dello spirito di gruppo che si è formato all’interno della società e del club. C’è il mio nome tra i premiati, ma è come se ci fossero anche l’allenatore Flick, tutti i giocatori, lo staff. Ai tempi del Covid, senza pubblico, era importante trovare un modo per tirare fuori la personalità della nostra squadra e siamo contenti di esserci riusciti. Abbiamo vinto tutto nell’anno più difficile della storia del calcio».

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Lewandowski, bomber e leader del Bayern, avrebbe stravinto anche il Pallone d’Oro se l’edizione 2020 non fosse stata annullata a causa della pandemia.

«Robert è stato il migliore di tutti: ha segnato un sacco di gol vincendo cinque trofei. Era davvero impossibile fare meglio di lui. Ho chiamato Gianni Infantino, il presidente della Fifa, facendogli notare che non è bello che nel 2020, senza Pallone d’Oro, ci sia un buco nell’albo d’oro del miglior giocatore. I campionati più importanti, nonostante il Coronavirus, sono arrivati alla fine e i giocatori più forti hanno fatto la differenza anche al tempo del Covid. Sono proprio contento che voi di Tuttosport, all’interno della tradizionale cerimonia del Golden Boy, abbiate previsto un premio speciale per Lewandowski. Robert lo merita e il 14 dicembre festeggeremo assieme».

Sarà la serata di Haaland, il Golden Boy 2020. Il bomber del Borussia Dortmund ha preceduto Ansu Fati e il vostro Alphonso Davies.

«È in Germania da quasi un anno ed è stato protagonista di un ottimo 2020: Haaland merita il Golden Boy. Davvero un trasferimento azzeccato quello del norvegese al Borussia Dortmund. È una bestia, sta segnando tantissimo. Davies non c’è rimasto male: è reduce da un’annata super, ha vinto tutto».

C’è chi pensa che Haaland, prima o poi, farà la fi ne di Lewandowski: dal Borussia Dortmund al Bayern.

«Haaland sta bene a Dortmund e sinceramente, finché abbiamo questo Lewandowski, a noi non serve. Cosa capiterà in futuro non lo posso prevedere, anche perché io resterò in carica soltanto fino al dicembre 2021. Una cosa la posso dire con certezza: con Watzke, il plenipotenziario del Borussia Dortmund, ho un bel feeling. E fino a quando ci sarò io al Bayern, un altro acquisto a parametro come quello di Lewandowski non ci sarà più. Negli anni abbiamo instaurato rapporti amichevoli con il Borussia, anche sul mercato».

In estate aveva fatto un pensiero a Tonali, primo italiano nella classifica del Golden Boy?

«È un ragazzo molto valido, altrimenti non sarebbe il Golden Boy italiano e non giocherebbe nel Milan. Lo conosciamo bene, ma io ho una teoria sui giovani: come per quelli tedeschi è meglio crescere per alcuni anni in Bundesliga, quelli italiani non vanno portati via dalla Serie A troppo presto».

Dybala non è più un ragazzino e ha il contratto in scadenza nel 2022: sono in molti a pensare che per i top club stranieri possa essere questo l’anno buono per provare a comprarlo. Ci state pensando?

«Le ho sentite anche io, queste voci. Ma posso garantirvi che non c’è nulla di vero. Non abbiamo mai nemmeno avuto un contatto serio con il suo agente».

Ci resterebbe male se la Juventus del presidente Andrea Agnelli, suo grande amico e suo successore all’Eca, ingaggiasse Alaba a parametro zero?

«Ogni squadra pensa giustamente a rinforzarsi. È normale, in questa situazione, che i top club europei pensino ad Alaba. Adesso tocca a lui prendere una decisione sul futuro: magari cambierà squadra. O magari ci ripensa e decide di restare al Bayern. Vedremo».

A fine stagione riscatterete Douglas Costa dalla Juventus?

«Non abbiamo ancora deciso, è troppo presto. Sicuramente finora siamo molto contenti di lui. Lo abbiamo ritrovato bene. Douglas, grazie alla sua abilità nel dribbling, è il giocatore che ci serviva».

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Morata sembra aver ritrovato la magia del 2015 alla Juventus: è sorpreso?

«No, perché ho sempre considerato Morata un attaccante forte, pericoloso. Esattamente come aveva dimostrato durante la sua prima avventura in bianconero. È un numero 9 con qualità importanti».

Le prodezze del 39enne Ibrahimovic stanno facendo cambiare idea sugli Over 30 anche a voi tedeschi, abituati a puntare più sui giovani che sui giocatori esperti?

«È fenomenale e lo dimostra ogni domenica. Ibra ha trascinato tutta la società, è il leader del Milan. Io non sono mai stato integralista, anzi: spingo sempre per un mix tra talenti e campioni esperti. Questi ultimi aiutano tantissimo, soprattutto nei momenti più complicati».

È contento del ritorno del Milan ai vertici?

«È bello rivedere le due milanesi di nuovo in lotta per lo scudetto dopo anni di dominio assoluto da parte della Juventus. Mi sembra un campionato molto combattuto. Ho un debole anche per il Sassuolo».

C’è un motivo particolare?

«Mi sono sempre piaciuti i club piccoli che stupiscono e poi nel Sassuolo mi sembra che di casuale non ci sia proprio nulla: fanno tutto con il cervello. Hanno tanti giocatori interessanti e De Zerbi è un allenatore molto bravo».

Un voto a Pirlo?

«Sono convintissimo che avrà successo anche da allenatore perché è stato un autentico maestro in campo e lo sarà pure in panchina. L’altra sera, al Camp Nou, hanno disputato una partita fantastica ribaltando il risultato di Torino e conquistando il primato del girone. Si è vista anche la mano di Pirlo. La Juventus è sempre un’avversaria da non sottovalutare. È un club che merita grandissimo rispetto. E poi non dimentichiamoci che c’è Cristiano Ronaldo. CR7 continua a sorprendermi ogni anno di più. Recentemente Andrea Agnelli mi ha invitato a Torino per visitare il nuovo centro sportivo. Durante il blitz alla Continassa ho visto Cristiano negli spogliatoi dove si sottoponeva alla sue solite cure. Era sorridente, come sempre. Ronaldo è un positivo e mentalmente fa la differenza: è in grado di segnare e trascinare la squadra in qualsiasi momento. Sono pochi i giocatori con la sua qualità».

Baratterebbe con Agnelli la possibilità di agganciarlo a nove campionati vinti di fila con la prossima Champions?

«No. Perché quando vinci la Champions, come è successo a noi in estate, il primo pensiero è rivincerla. Vorremmo avvicinarci al Bayern degli Anni 70, campione d’Europa per tre anni consecutivi. Detto questo, noi puntiamo alla nona Bundesliga di fila e auguro ad Agnelli di conquistare il decimo scudetto. Per noi top club, la vittoria nel massimo torneo nazionale è la base, poi c’è la ciliegina della Champions. Tutti noi vogliamo dominare in Europa perché la Champions è la Champions».

Ci sarà anche Agnelli tra i premiati della cerimonia del Golden Boy di Tuttosport: come miglior presidente europeo.

«Condivido al cento per cento. Innanzitutto nove scudetti non si vincono per caso. E non dimentichiamoci il grandissimo lavoro che sta svolgendo all’Eca nel momento più difficile per il calcio a causa del Covid».

L’altra sua squadra del cuore, dopo il Bayern, è l’Inter.

«Non vince lo scudetto da tempo e magari sarà la volta buona».

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