Haaland Golden Boy 2020: "Adesso il sogno è la Champions"

Stasera il bomber norvegese del Borussia Dortmund verrà incoronato da Tuttosport miglior Under 21 d'Europa del 2020
Haaland, Borussia Dortmund© EPA

TORINO - L’immagine che arriva tramite Zoom.us è estremamente nitida. La felpa nera, i capelli biondissimi, gli occhi cilestrini e un fisico imponente, michelangiolesco, palestratissimo. Sì, ricorda un po’ l’attore scandinavo Dolph Lundgren, quello che in Rocky IV interpretava il pugile russo Ivan Drago minacciando sul ring Sylvester Stallone: «Ti spiezzo in due...». Siamo in collegamento diretto con il bomber norvegese Erling Braut Haaland del Borussia Dortmund, che stasera sarà premiato con il Golden Boy 2020 nel corso del Gran Gala in programma presso lo Spazio OGR di Torino. Una chiacchierata a tutto tondo, in esclusiva e in anteprima, con il bomber che arriva dai ghiacci...

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Erling, cominciamo naturalmente dal Golden Boy 2020: che effetto fa?
«Uno splendido effetto. Sono veramente contento, troppo contento di aver conquistato questo magnifico, prestigioso trofeo. Ne sono on orato e ne vado fiero».

La Norvegia normalmente è la terra degli Aamodt e degli Svindal, non dei calciatori. Il Paese dei campioni del mondo, dei migliori atleti nelle specialità nordiche. Una nazione dove ci sono oltre mille montagne che superano i 1.700 d’altezza. Possiamo allora dire che il tuo Golden Boy Award vale più degli altri non essendo il calcio il vostro sport nazionale?
«Il nostro Paese effettivamente si segnala a livello sportivo per lo sci e tutte le discipline nordiche. Io però mi sono sempre concentrato sul calcio vista la professione di mio papà. Quanto alla Nazionale, adesso abbiamo una buona squadra».

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Il madridista Martin Ødegaard e il milanista Jesse Hauge altri giovani di livello nella nuova Norvegia chiamata a vedersela con Olanda e Turchia nella qualifi cazioni a Qatar 2022 e anche a rinfrescare un “ranking” FIFA che la vede solo al 44° posto con l’ultima presenza alla fase fi nale di un Mondiale vecchia di 22 anni...
«Stiamo crescendo, abbiamo il futuro davanti a noi e sono sicuro che è giunto il nostro momento».

Avevi fatto un “pensierino” al Golden Boy dato che nel corso del 2020 hai continuato a segnare valanghe di gol?
«Sapevo di essere nella lista, ma non ci ho pensato troppo perché cerco di concentrarmi sul campo. Quando però si avvicinava la data, un pensiero ovviamente l’avevo fatto».

Hai staccato nettamente i tuoi inseguitori più ravvicinati: cosa pensi del 18enne Ansu Fati del Barcellona e del tuo coetaneo Alphonso Davies del Bayern, classifi catisi rispettivamente al 2° e 3° posto del Golden Boy?
«Sono forti, “amazing players”, e io sono contento di essere in questo gruppo di giovani talenti».

A chi vuoi dedicare questo trofeo?
«Alla mia famiglia in primis, che mi ha sostenuto tutta la vita. Ovviamente anche al mio agente Mino Raiola, ai miei compagni e al club. Infine ai miei amici, a quelli più cari, che conosco sin dall’infanzia».

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Un’occhiata all’albo d’oro: che effetto fa essere insieme a gente come Messi, Rooney, Agüero, Mbappé, Pogba, eccetera?
«Nomi che si commentano da soli. Il “Gotha” del calcio. Un grande onore per me far parte di questa cerchia. Ma soprattutto un enorme motivazione, uno stimolo fortissimo e straordinario a fare sempre meglio».

Ora come ora, chi vedi favorito per la conquista del prossimo Golden Boy? Saranno in lizza i calciatori nati a partire dal 1° gennaio 2001. Intanto nel Borussia ci sono tanti tuoi giovani compagni molto promettenti: il brasiliano Reinier e lo statunitenseportoghese Giovanni Reyna entrambi del 2002, l’inglese Bellingham del 2003 e il fenomeno tedescocamerunese Youssoufa Moukoko, addirittura classe 2004.
«Sono tutti forti, difficile indicare un favorito. Ovviamente Ansu Fati, ma anche i miei compagni Jude Bellingham e “Gio” Reyna del Borussia. Resta comunque difficile immaginare cosa possa succedere in un anno effettivamente».

Chi è stata la prima persona a comunicarti che avevi vinto il Golden Boy 2020? Il tuo agente, tuo padre, qualcuno del club? E qual è stata la tua reazione immediata, a caldo?
«Il mio agente Mino Raiola. Una telefonata che mi ha fatto un piacere enorme. Appena me l’ha comunicato ero strafelice. Così come la mia famiglia».

Cosa ti hanno detto i compagni di squadra? Magari qualche veterano, tipo capitan Reus o Hummels, ti ha simpaticamente preso in giro?
«Quello che mi ha sfottuto di più è stato Hummels... Nello spogliatoio mi ha detto che non era vero nulla, che era tutta una bugia, che il voto era stato invalidato...».

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È stato tuo padre Alf-Inge la persona in assoluto più importante per la tua carriera professionale o ce ne sono altre?
«Sì, lui il mio “pigmalione” il mio mentore, il mio... tutto. Il mio primo idolo, sin da quando mi portava piccolissimo allo stadio a vederlo giocare con la maglia del Leeds United. Che emozione! Poi gli allenatori che ho avuto nella mia carriera. Dal Bryne al Molde, dal Red Bull Salisburgo fino al Borussia Dortmund: mi ritengo fortunato ad aver avuto questi tecnici che hanno saputo forgiarmi e migliorarmi. Cito gli ultimi in ordine di tempo: da Solskjær a Rose, da Marsch a Favre. Tutti decisivi per il mio sviluppo e la mia maturazione».

Rifacendosi alla mitologia norrena, la stampa scandinava ti ha accostato agli Jotunn, giganti di roccia e ghiaccio, oppure ai rtoll, esseri sproporzionati dalla forza abominevole. Invece il giornalista norvegese Øyvind Godø, in un’intervista a Espn, ha dichiarato che tu sei “forte come un cavallo e poderoso come un orso”. Cosa pensi di questo curioso paragone tratto dal mondo animale?
«Non avevo sentito questa definizione finora, ma diciamo che è una cosa simpatica, lo ringrazio».

Strofini una vecchia lampada, esce il Genio e ti dice che esaudirà un tuo desiderio, uno soltanto: cosa gli vorresti chiedere?
«Questa sì che è una domanda difficile a cui rispondere... Quanti desideri avrei... Quanti ne ho... Uno solo non è facile: ora come ora non saprei dirne uno soltanto...».

Un suggerimento? Vincere più Champions League di Cristiano Ronaldo, adesso fermo a quota 5 come Di Stéfano, Maldini e Rial, ma soprattutto dello spagnolo “Paco” Gento, che con il grande Real Madrid di fine Anni ‘50/inizio ‘60 ne conquistò addirittura 6 ed è il record-man assoluto in materia.
«Vincere la Champions ovviamente è un grande sogno».

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Cosa ricordi della tua infanzia a Leeds? Sei ritornato qualche volta nella tua città natale? Da adolescente avevi dichiarato che ti sarebbe piaciuto giocare nel Leeds United, l’ex squadra di tuo papà, e aiutare la squadra a vincere la Premier League...
«Ho lasciato il capoluogo dello Yorkshire quando avevo quasi 4 anni e i ricordi sono un po’ vaghi. Forse ho acquisito un po’ di mentalità inglese oltre che norvegese».

Facciamo un gioco. Pista di atletica leggera, blocchi di partenza, gara di 100 metri piani: chi arriva prima fra te e Alphonso Davies?
«Bella domanda... Siamo due scattisti, pronostico equilibrato... Non so se arriverei davanti a lui, sarebbe comunque una sfida da decidersi al fotofinish».

Nel corso di quest’anno solare 2020, quello che determina l’osservazione e il giudizio dei 40 giornalistigiurati che votano per il Golden Boy, hai segnato 39 reti in 37 partite fra Borussia e Norvegia per la stratosferica media di 1,05 gol a match. Meglio pure di Cristiano Ronaldo (0,97). Pensi di poter ulteriormente migliorarla nel 2021?
«Ci proverò. Certamente. Il mio obiettivo è quello di fare sempre meglio. Sono un lottatore, uno che non si arrende mai».

Uno “tsunami” di gol che però, incredibilmente, non sono bastati all’ambizioso Borussia Dortmund per vincere qualcosa e soprattutto per contrastare efficacemente l’egemonia del Bayern. Come vedi la squadra di Flick che in questo 2020 ha conquistato tutti i trofei disponibili, 5 su 5? Per voi è quasi uno “spauracchio”, una specie di incubo? O che cosa? Come potete fare per fermarli?
«Naturalmente voglio vincere titoli con il Dortmund. In questo momento il Bayern è la migliore squadra del mondo e noi dobbiamo cercare di raggiungere un livello superiore e batterli. E ci proveremo con tutte le nostre forze».

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Con il Borussia hai firmato sino al 2024 eppure tutti i grandi club europei ti corteggiano. Sei sulle prime pagine dei giornali, si parla di offerte nell’ordine di 100 milioni...
«Io penso solo a giocare con impegno, ad allenarmi e a migliorare ogni giorno di più».

Ibrahimovic e CR7 i tuoi idoli da bambino...
«Due campionissimi, due fenomeni. Ero stregato vedendoli in tv. Sono gli idoli di tanti calciatori tra cui ci sono anche io,  sono esempi da imitare per la continuità che permette loro di rimanere ad altissimi livelli per così tanti anni».

Maradona era nato esattamente 40 anni prima di te. Circa due generazioni di differenza. Cosa rappresenta Diego per te?
«Uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, probabilmente il più grande in assoluto. È stato triste sentire della sua morte, tutto il mondo del calcio lo piange. Un campione straordinario. Ho impressi nella mente i video delle sue magnifiche giocate e dei suoi gol incredibili».

Per concludere: come va l’infortunio? Stai recuperando in fretta? Recentemente hai postato un messaggio tranquillizzante rivolto soprattutto ai tifosi.
«Sì, direi benone. Ci rivediamo dopo Natale! Auf Wiedersehen».

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