Eva Schatzer: "Imparo guardando Sinner. Modric e Kroos i miei idoli d’infanzia, adesso dico Bonmatí”

La centrocampista della Juve è la nuova Golden Girl italiana: "Felicità e orgoglio”. E su Jannik: "La sua umiltà è una fonte di ispirazione”. Poi aggiunge: “In campo “rubo” i segreti a Walti"

Ci vogliono intelligenza tattica e qualità tecniche per potersi assumere la responsabilità di essere il cuore pulsante del centrocampo. E poi ci vogliono dedizione e capacità di cogliere l’attimo, oltre che disponibilità all’ascolto. Eva Schatzer ha tutto questo. “Impreziosito” dalla provenienza dalla stessa terra di Jannik Sinner, che la ispira per umiltà e mentalità. Qualità naturali e qualità frutto di un lavoro costante che dal centrocampo della Juventus, in cui Canzi l’ha sin da subito considerata una certezza e mai solo una giovane promessa, a quello della Nazionale, scelta dal ct Soncin per l’avventura europea in estate, l’hanno elevata fino al titolo di Best Italian Golden Girl 2025, il premio assegnato alla miglior giocatrice italiana Under 21 nell’ambito dell’European Golden Boy. Eva Schatzer, la prima emozione quando ha saputo del premio? «Un misto di orgoglio e felicità di fronte a un premio così importante: per me è anche un modo di vedere ripagati tutti i sacrifici degli ultimi anni». 

"Il gol al Bayern il più bello"

Chi ha sentito per primo? «I miei genitori: è stato un momento molto bello perché anche loro erano molto emozionati. Hanno contribuito in maniera significativa a questo premio perché mi hanno sostenuta in ogni passo di questo percorso». Sotto quale aspetto si sente più migliorata? «Nelle letture tattiche della partita e nella capacità di gestire il pallone adattando le scelte alla fase o al momento della partita stessa». Ora è diventata un’arma letale sui calci piazzati: il gol al Bayern su punizione in Champions è stato il più emozionante della sua carriera sin qui? «Sì, credo che quel gol sia stato il più emozionante e anche il più bello della mia carriera fino a ora. Segnare il primo gol in Champions contro una squadra di quel livello è stato qualcosa che da bambina probabilmente non riuscivo neanche a sognare. Peccato, però, che da quella gara non siamo riuscite a portare a casa punti». 

Gli idoli sportivi

Che cosa sta imparando condividendo il ruolo (e a volte anche il campo) con una come Wälti? «Lia è sicuramente una delle centrocampiste più forti in Europa e mi fa molto piacere che sia arrivata alla Juventus: allenarmi con lei tutti i giorni mi permette di avere un punto di vista privilegiato, poter cogliere i dettagli che solo dal vivo si possono notare e anche di chiedere consigli. Diciamo che sto cercando di “rubare” il più possibile dalla sua esperienza». Nell’elenco delle premiate con lei anche Agyemang e Williamson: c’è qualcosa di entrambe o di una delle due che ammira particolarmente? «Sono due giocatrici fortissime che ho incontrato quest’estate durante l’Europeo in Svizzera: di Agyemang ammiro molto la capacità di incidere ed essere decisiva anche quando ha pochi minuti a disposizione. Williamson è un simbolo del suo club, l’Arsenal, così come della Nazionale inglese, una di quelle giocatrici che riesce sempre a trascinare la squadra grazie alle sue qualità da leader». Chi è il suo idolo sportivo? E in cosa l’ha ispirata? «Sin da piccola Modric e Kroos, oggi mi ispiro a Bonmat í . Al di fuori del calcio, invece, ammiro molto Sinner perché è arrivato in cima al mondo con il suo lavoro quotidiano e con grande umiltà. Credo sia un ottimo esempio da seguire per qualsiasi sportivo e non».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

"Sinner ha un talento raro"

Solo un’ora di auto separa il paese in cui è nata lei da quello in cui è nato Sinner: c’è una caratteristica che vi accomuna? «Mi sembra una persona molto umile e legata alla sua famiglia e credo che in questo ci assomigliamo un po’. Ha un talento raro, ma credo che la sua forza più grande sia la mentalità: è focalizzato più sul miglioramento personale che non sui risultati immediati e nei momenti di difficoltà riesce sempre a tirare fuori il meglio di sé». Qual era il suo sogno quando ha iniziato a giocare? «In realtà quando ho iniziato a giocare a calcio non potevo neanche immaginare che questa passione si sarebbe trasformata nel mio lavoro. I miei obiettivi sono sempre stati quelli innanzitutto di divertirmi, migliorarmi ed essere sempre la versione migliore di me stessa». E se dovesse scegliere tra Champions e Mondiale con l’Italia? «Questa è una scelta davvero difficile! Sono i due tornei più importanti per una calciatrice e nella storia del calcio femminile né la Juventus, né la Nazionale sono riusciti fino a ora ad aggiudicarseli. Diciamo che mi piacerebbe far parte della squadra che riesce a vincere l’una o l’altro, ma non so scegliere». 

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Ci vogliono intelligenza tattica e qualità tecniche per potersi assumere la responsabilità di essere il cuore pulsante del centrocampo. E poi ci vogliono dedizione e capacità di cogliere l’attimo, oltre che disponibilità all’ascolto. Eva Schatzer ha tutto questo. “Impreziosito” dalla provenienza dalla stessa terra di Jannik Sinner, che la ispira per umiltà e mentalità. Qualità naturali e qualità frutto di un lavoro costante che dal centrocampo della Juventus, in cui Canzi l’ha sin da subito considerata una certezza e mai solo una giovane promessa, a quello della Nazionale, scelta dal ct Soncin per l’avventura europea in estate, l’hanno elevata fino al titolo di Best Italian Golden Girl 2025, il premio assegnato alla miglior giocatrice italiana Under 21 nell’ambito dell’European Golden Boy. Eva Schatzer, la prima emozione quando ha saputo del premio? «Un misto di orgoglio e felicità di fronte a un premio così importante: per me è anche un modo di vedere ripagati tutti i sacrifici degli ultimi anni». 

"Il gol al Bayern il più bello"

Chi ha sentito per primo? «I miei genitori: è stato un momento molto bello perché anche loro erano molto emozionati. Hanno contribuito in maniera significativa a questo premio perché mi hanno sostenuta in ogni passo di questo percorso». Sotto quale aspetto si sente più migliorata? «Nelle letture tattiche della partita e nella capacità di gestire il pallone adattando le scelte alla fase o al momento della partita stessa». Ora è diventata un’arma letale sui calci piazzati: il gol al Bayern su punizione in Champions è stato il più emozionante della sua carriera sin qui? «Sì, credo che quel gol sia stato il più emozionante e anche il più bello della mia carriera fino a ora. Segnare il primo gol in Champions contro una squadra di quel livello è stato qualcosa che da bambina probabilmente non riuscivo neanche a sognare. Peccato, però, che da quella gara non siamo riuscite a portare a casa punti». 

Gli idoli sportivi

Che cosa sta imparando condividendo il ruolo (e a volte anche il campo) con una come Wälti? «Lia è sicuramente una delle centrocampiste più forti in Europa e mi fa molto piacere che sia arrivata alla Juventus: allenarmi con lei tutti i giorni mi permette di avere un punto di vista privilegiato, poter cogliere i dettagli che solo dal vivo si possono notare e anche di chiedere consigli. Diciamo che sto cercando di “rubare” il più possibile dalla sua esperienza». Nell’elenco delle premiate con lei anche Agyemang e Williamson: c’è qualcosa di entrambe o di una delle due che ammira particolarmente? «Sono due giocatrici fortissime che ho incontrato quest’estate durante l’Europeo in Svizzera: di Agyemang ammiro molto la capacità di incidere ed essere decisiva anche quando ha pochi minuti a disposizione. Williamson è un simbolo del suo club, l’Arsenal, così come della Nazionale inglese, una di quelle giocatrici che riesce sempre a trascinare la squadra grazie alle sue qualità da leader». Chi è il suo idolo sportivo? E in cosa l’ha ispirata? «Sin da piccola Modric e Kroos, oggi mi ispiro a Bonmat í . Al di fuori del calcio, invece, ammiro molto Sinner perché è arrivato in cima al mondo con il suo lavoro quotidiano e con grande umiltà. Credo sia un ottimo esempio da seguire per qualsiasi sportivo e non».

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Eva Schatzer: "Imparo guardando Sinner. Modric e Kroos i miei idoli d’infanzia, adesso dico Bonmatí”
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