© LAPRESSENon raccontiamoci bugie, il futuro del calcio italiano è tutt’altro che Golden, ma nel cuore dell’Italia, a Solomeo, si getta ogni anno un seme di speranza. Qualcosa crescerà. Nel quartier generale di Brunello Cucinelli si ritrovano, come ogni anno, le seconde squadre italiane per l’unico torneo al mondo a loro dedicato (Il Trofeo dell’Armonia Sportiva) e decine di addetti ai lavori per parlare dei problemi e delle prospettive del pallone, ma soprattutto per scorrere i cento candidati al prossimo Golden Boy che verranno svelati oggi. Perché il talento è, in definitiva, il vero nocciolo di ogni discorso sportivo. Se ci si innamora del calcio non è per un bilancio chiuso in pareggio, una campagna di marketing ben orchestrata e neanche per una perfetta costruzione dal basso. Se un bambino si incanta a vedere una partita di pallone, il motivo è da cercare in qualche magia di un campione.
Solomeo come Hogwarts
Il Golden Boy, cerca giovani maghi dal 2003, e Solomeo per due giorni diventa Hogwarts, la scuola di Harry Potter. La carenza di italiani (o anche solo di nomi che compaiono in Serie A) è un cattivo segnale per la salute del nostro movimento, ma si colgono incoraggianti segnali. D’altronde le grandi crisi innescano sempre l’istinto alla sopravvivenza e risorse che si pensa di avere. Il calcio italiano sta diventando più povero, non ha i soldi della Premier League, non può competere con le big spagnole, vede il Psg con il telescopio e inizia ad arrancare anche dietro i principali club di Bundesliga. Non possiamo più permetterci di comprare i campioni già fatti, dobbiamo ritornare a autoprodurli, riavviando il lavoro dei vivai, facendo girare come trottole i talent scout, facendo attenzione alla coltivazione del loro talento.
Il torneo delle seconde: oggi la finale
Ieri a Solomeo c’erano le quattro seconde squadre italiane, laboratori che - al di là dello scetticismo un po’ medievale di un certo calcio italiano - stanno iniziando a produrre qualcosa di buono. La rarefazione degli italiani nella lista dei cento candidati al Golden Boy, che premia ogni anno il migliore Under 21 che gioca in Europa, non è un bel segnale, così come la scarsa presenza della Serie A in quell’elenco, ma la tendenza è destinata a invertirsi. Soprattutto se il calcio italiano ha ancora un qualche spirito di autoconservazione. Oggi se ne parlerà con nomi eccellenti, da Fabio Paratici a Fabio Capello, da Sara Game a Ezio Simonelli, passando per Cuesta e molti altri personaggi che stanno pensando seriamente al futuro del nostro pallone.
Ieri, intanto, le seconde squadre di Juventus, Milan, Atalanta e Inter si sono sfidate nelle semifinali, oggi Inter e Milan si giocheranno la finale. Al termine della partita tutte e quattro le squadre erano a cena insieme, nel cortile della sede di Cucinelli, mescolandosi come si conviene a dei ventenni e godendosi la meravigliosa serata di maggio. Il terzo tempo, nel calcio, esiste solo qui a Solomeo. Ed è un’abitudine magnifica, perché il futuro si costruisce anche così, innestando sulle nuove generazioni valori un po’ meno nuovi, ma essenziali a produrre uomini prima che calciatori. E mentre sugli spalti si chiacchiera di come limitare l’uso degli smartphone negli spogliatoi (soprattutto quelli dei settori giovanili), mischiare quattro squadre in un giardino diventa un esperimento sociale rivoluzionario, in cui le mani sono troppo impegnate a tenere i piatti e, così, per parlare bisogna guardarsi negli occhi e non uno schermo. Nel cuore dell’Italia, dell’Italia che non andrà al Mondiale per la terza volta di seguito, si mescola un po’ tutto: idee, partite, cibo, umanità. L’obiettivo fondamentale è provare a smuovere le acque di un sistema, che è stato troppo stagnante negli ultimi vent’anni e deve trovare il modo di rinascere. Con i giovani.
