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Ventura, meglio il silenzio
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Ventura, meglio il silenzio

L'ex ct ha aggravato il proprio status nei confronti dei tifosi della Nazionale

di Xavier Jacobelli martedì 29 maggio 2018

TORINO - Non rompere il silenzio se non per migliorarlo, ammoniva Ludwig van Beethoven. Si presume che l’immortale genio della musica non figuri fra gli autori preferiti da Gian Piero Ventura. Questi, il silenzio l’ha rotto domenica sera da Fazio, dopo sei mesi, se non per peggiorare la sua situazione. A parte l’ineleganza di scegliere la vigilia del debutto azzurro di Mancini per sturare fiele, l’ex ct ha aggravato il proprio status nei confronti dei tifosi della Nazionale. Oltre a scatenare la durissima reazione di Tavecchio che l’ha accusato di «dire falsità allucinanti», di «non avere mai dato le dimission»,«di avere parlato sempre e solo di soldi venendo sempre accontentato su tutto». Con tutto il rispetto per il dramma sportivo personale di Ventura, è il caso che l’ex ct non lo scordi mai: se, dopo sessant’anni, per la prima volta l’Italia non parteciperà alla fase finale del Mondiale, la responsabilità principale è stata sua poiché sue sono state le sciagurate scelte tecniche che hanno mandato la Nazionale allo sbaraglio, sublimando lo strazio con le orrende prove con la Svezia, la squadra più catenacciara della Via Lattea. E, questo, noi che amiamo la Nazionale non lo dimenticheremo mai. 

TAVECCHIO SMENTISCE VENTURA

Punto secondo: sono passati sei mesi, ma possiamo assicurare che la sofferenza degli italiani non sia stata mitigata dal tempo. Anzi, dal 14 giugno al 15 luglio verrà ancor più acuita dall’assenza degli azzurri in Russia. Punto terzo. Ventura ha affermato: «Lippi doveva fare il direttore tecnico, ma il giorno dopo la mia firma, Lippi non c’era più per motivi regolamentari poiché incompatibile con il figlio procuratore. Il regolamento avrebbero dovuto conoscerlo anche prima. Dopo la Spagna una violenza inaudita si è riversata su di me, tutti chiedevano le mie dimissioni. Una delegittimazione devastante». Domanda: se non le andava bene la nuova situazione senza Lippi, perché ha accettato comunque di fare il ct? E che cosa si aspettava, dopo la batosta con la Spagna al Bernabeu, che le proponessero di prolungare il contratto sino a Qatar 2022?

Punto quarto. «Dimettermi dopo la mancata qualificazione? Sarebbe stato ammettere di essere l’unico colpevole di una sconfitta che aveva molti altri colpevoli. In sala stampa solo io ci ho messo la faccia?». Come come? La sera del 13 novembre 2017, a San Siro, Ventura si è presentato con un pesante ritardo: già che c’era, perché non ha fatto i nomi dei «molti altri colpevoli»? E il rifiuto di dimettersi era forse collegato al contratto che non sarebbe più rimasto in vigore sino al 30 giugno 2018? Punto cinque: ascoltando le parole di Ventura, immediatamente il pensiero è corso a Cesare Prandelli: nel 2014, in Brasile, si dimette subito dopo l’eliminazione dal mondiale. Per non dire di Roberto Donadoni: nel 2008, eliminato soltanto ai rigori dalla Spagna nei quarti dell’Europeo che gli iberici avrebbero vinto, il tecnico bergamasco apprende dell’imminente ritorno di Lippi sulla panchina azzurra. Prende atto e lascia sul tavolo 800 mila euro di buonuscita. In silenzio.

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