Caro Mancini, non te ne andare

Caro Mancini, non te ne andare© LAPRESSE

È atroce la beffa patita dagli azzurri, per la seconda volta consecutiva eliminati nella corsa alla fase finale di un Mondiale. L’Italia ha dominato in lungo e in largo la Macedonia, ma non è riuscita a segnare quel gol che l’avrebbe sbloccata. Le sono mancate la cattiveria e la precisione necessarie e, quando sbagli troppo, vieni castigato nel modo più assurdo. Due tiri in porta e un gol: così la Macedonia è andata in paradiso, mandando l’Italia all’inferno. Il calcio sa essere tremendo ed è capace di castigare in modo tanto beffardo anche i campioni d’Europa. Trajkovski ha gelato Palermo e milioni di tifosi con quella rete segnata al 92’. La delusione è tremenda per tutto ciò di grandioso che, prima di arrivare a questo spareggio, l’Italia era riuscita a realizzare.

Ci sarà tempo per analizzare le cause della sconfitta, la quarta sulle 44 gare guidate da Mancini: la più pesante, la più dolorosa. No, non è stata presuntuosa l’Italia. Semmai, ha pagato un pedaggio bruciante all’ansia che l’ha accompagnata in questo epilogo, giocato con la preoccupazione di vincerlo e chiuso, invece, con la frustrazione di un’eliminazione avvilente. Ora bisogna assolutamente ripartire da Mancini. È l’unico in grado di farlo, anche se la delusione gli pesa addosso come un macigno. Come pesa addosso a tutti noi. Eppure, ora più che mai la Nazionale ha bisogno di questo ct.

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