L'Italia verso Europei e Mondiali: Mancini ora sceglie modulo e interpreti

Le amichevoli hanno fornito chiavi di lettura: in soffitta il 3-4-3, riecco il 4-3-3. Il ritorno di Chiesa e di Zaniolo aiutano la transizione
L'Italia verso Europei e Mondiali: Mancini ora sceglie modulo e interpreti© www.imagephotoagency.it

TORINO - Adesso chiudiamola qui: inutile continuare a fustigarsi per la mancata qualificazione al Mondiale. E’ girata così, è un disastro (da qualsiasi punto di vista), è il frutto marcio di un calcio malato, ma anche di errori individuali perché non battere la Svizzera o perdere con la Macedonia non c’entra un fico secco con il numero di stranieri e altre amenità varie. Ma amen. Adesso è ora di programmare il futuro perché marzo arriva in fretta e la prima cliente sarà l’Inghilterra, non quella indolente che abbiamo affrontato in Nations League, nel cammino di qualificazione agli Europei del 2024. Roberto Mancini ha utilizzato le gare successive all’eliminazione per impostare la nuova ripartenza e ha proceduto a inserimenti di uomini e a esperimenti tattici. Ultimo dei quali il 3-4-3 che non ha fornito le risposte sperate: probabile che si torni presto alla difesa a 4. Ma la vera chiave di lettura sul prossimo futuro va ricercata nell’inesausta ricerca di nuovi protagonisti azzurri che ha portato a 55 il numero di esordienti (l’ultimo Miretti) della gestione Mancini iniziata nel 2018, guarda caso dopo un altro devastante capitombolo premondiale. Con qualche eccesso, va detto, soprattutto nell’intenso giugno in cui il ct ha ecceduto durante le gare ufficiali di Nations League (la Nazionale maggiore non può mai essere considerata una “sperimentale” proprio per la simbologia che porta con sé, soprattutto se è campione d’Europa grazie a lui) salvo poi raddrizzare la barra a ottobre e conquistare la Final Four. Un percorso di sperimentazione ripreso, legittimamente questa volta, nelle ultime due amichevoli con Albania e Austria. Ecco, il punto è capire ciòche hanno lasciato in eredità queste gare.

Le scelte di Mancini

Chiariamo subito: la situazione è fluida e molto condizionata da stato di forma e infortuni che giusto nell’ultima convocazione hanno tolto almeno una quindicina di potenziali titolari: da Immobile a Toloi, da Jorginho a Locatelli, da Emerson a Scamacca, da Frattesi a Berardi, da Pellegrini a Cristante. Restano i punti fermi rappresentati da Bonucci e Verratti, da Di Lorenzo a Barella, da Acerbi a Tonali. Quel che più incuriosisce in vista di marzo è chi saranno i nuovi azzurri che più consolideranno le loro posizioni nelle gerarchie del ct. Gnonto e Grifo, tra coloro che giocano all’estero, sono ben piazzati, così come Raspadori, Politano e Dimarco. Il ct aspetta con malcelata speranza il recupero di Chiesa e la maturazione di Zaniolo che, indiscusse potenzialità a parte, anche contro l’Austria ha evidenziato ancora frenesia solipsismi da limare. E poi, appunto, ci sono “i nuovi”. Ha scalato molte posizioni l’atalantino Scalvini, mentre hanno faticato un poco Gatti, Ricci e Pobega. Sotto osservazione ci sono Miretti e Fagioli, la cui convocazione è anche evidente segnale da parte di Mancini nei confronti di chi ha il coraggio di lanciare i giovani. Ecco, magari ha precorso un po’ troppo i tempi con la convocazione del sedicenne Pafundi, ma anche questo rientra nelle logiche sperimentali che al ct piacciono a prescindere. Dopo le quali, però, bisogna tirare le fila e scegliere una base su cui lavorare.Così come fece dopo Portogallo-Italia del settembre 2018 quando cambiò ben 9 giocatori su 11 rispetto alla gara precedente: una modalità operativa cui non eravamo abituati e che invece Mancini ha utilizzato per sperimentare di persona. Poi ha tirato su le reti e ha cominciato a scrivere il record di vittorie consecutive in mezzo alle quali c’è stata l’impresa della vittoria dell’Europeo.

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Verso Euro 2024

Ecco: da marzo contro l’Inghilterra il percorso dovrà essere quello, con vista su Euro 2024 e soprattutto al Mondiale del 2026, vero obbiettivo dell’attuale ct. E’ molto probabile, poi, che Mancini voglia tornare al fidato 4-3-3 anche perché il modulo usato contro Albania e Austria ha evidenziato una grane difficoltà per i due centrocampisti centrali tanto in fase di copertura quanto in quella di costruzione: comunque un altro nodo da sciogliere in fretta per offrire certezze al gruppo azzurro.

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