Il mental coach analizza l'Italia di Gattuso: "Ecco cosa bisogna fare"

Stefano Tirelli, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che in passato ha seguito diversi campioni del calcio ha anlizzato gli Azzurri in vista dei Playoff

Stefano Tirelli, mental coach e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha seguito diversi campioni del calcio, tra cui David Beckham e John Terry. L’Italia dovrà convivere per quattro mesi con il 4-1 subito a San Siro. Come si fa? «Credo che le due parole chiave siano equilibrio e autostima. Equilibrio vuol dire gestire questa situazione creando un valore, e quindi una stima, di quello che si è. Ma che sia oggettiva, e non fomentata dall’emotività, perché questa può alterare la reale percezione del nostro valore, a livello tecnico, fisico, mentale. Oggi la Nazionale non è all’altezza della Norvegia, che ha dimostrato di essere più forte. Serve dirlo in modo oggettivo, senza nemmeno considerarsi inadeguati alla possibilità di andare ai Mondiali. Altrimenti il rischio è di arrivare troppo tesi, in ansia, agli appuntamenti decisivi.»

Quanto può pesare il fatto di venire da due pareggi falliti? «Bisogna azzerare, nei limiti del possibile, ogni confronto con il passato. Quello che stiamo vivendo questi giocatori, nella maggior parte dei casi, è in realtà del tutto nuovo, non ha collegamento con esperienze pregresse. Bisogna azzerare il confronto e isolarsi il più possibile da fonti esterne di sovraccarichi emotivi. Parlo di social e non solo. Non bisogna essere troppo carichi, e nemmeno troppo rilassati. Serve un giusto livello di attivazione, che eviti buona ansia da prestazione.»

Però c’è un Paese intero che ha paura di non andare ai Mondiali. Fa differenza rappresentare un club o la propria nazione? «La mia esperienza dice di sì. Quando si indossa la maglia della Nazionale si percepisce un diverso senso di orgoglio e di responsabilità. Sono certo che lo staff azzurro saprà gestire questo sovraccarico, che può essere fonte di stimolo e di positiva attivazione, ma se eccessivo, potrebbe creare un deficit nella performance.»

Per un commissario tecnico, che non ha la continuità dei club, è più difficile lavorare sull’aspetto mentale? «Sì, Gattuso ha meno tempo e quindi meno possibilità di intervenire sul singolo. Oggi abbiamo una Nazionale che deve stimarsi come una Nazionale capace di raggiungere l’obiettivo, ma allo stesso tempo che per arrivare dove è temuta ha il dovere di dare il 100%. Teoricamente, è una Nazionale che ha meno possibilità, rispetto ad altre del passato, ma questo può diventare anche un’opportunità. Essere troppo favoriti può giocare brutti scherzi, essere sottovalutati può aiutare a reclutare risorse interiori, orgoglio e sana rabbia.»

Gattuso ha spiegato che Chiesa non è convocato per scelta sua. Per un giocatore che sta avendo delle difficoltà, l’azzurro può essere l’occasione di ritrovarsi? «Non conosco personalmente Chiesa, né la sua situazione. L’unica cosa che posso dire è che se si arriva a dire di non volere una convocazione, è perché non si può fare altro. La chiamata di un c.t. è emozionante: se riterrà di potersi permettere di tornare pronto, sarà il primo a chiamare Gattuso.»

 

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