L'Italia e i playoff Mondiali: la paura è meglio della presunzione

Abbiamo la controprova (anzi, due) del fatto che pensando di essere più forti non si va da nessuna parte

Al di là di tutte le info sui nostri avversari (il primo certo: l’Irlanda del Nord; il secondo auspicabile: o Galles o Bosnia o morte calcistica) che Gattuso avrà recuperato e starà elaborando, la dritta più semplice e dunque sensata - non ce ne voglia Altobelli, cantore in buona fede di un’italica spavalderia - alla fine l’ha data Ciccio Graziani: «Sì, dobbiamo avere paura di non andare ai Mondiali. Ci aiuterà ad avere un approccio migliore, a stare concentrati, a dare il massimo». Per carità, le partite si possono vincere anche sapendo di essere più forti e dimostrandolo fin da subito (vedi la Germania nel decisivo confronto con la Slovacchia: 6-0, già 4 nel primo tempo, saluti e baci). Di sicuro però l’Italia ha la controprova (anzi, ne ha due) del fatto che “pensando” di essere più forti (la presunzione è diversa dalla consapevolezza) non si va da nessuna parte, nel senso che si resta a casa. Nel 2017, auspice il vate Ventura, già ci sembrava allucinante l’idea di doverci giocare l’approdo in Russia nel ’18, e figuriamoci se la Svezia ce lo avrebbe impedito, a noi che siamo noi. Be’, lo psicodramma di San Siro, con quello straziante 0-0 seguito al ko di Solna, lo ricordiamo tutti.

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La disfatta con la Macedonia

Nel 2022, da campioni d’Europa dell’era pandemica per grazia manciniana ricevuta (trionfo inebriante ma pure un po’ fortunello, che sul piano mentale, progettuale e operativo ci ha fatto più male che bene, alimentando la superbia del nostro movimento calcistico) ci siamo illusi di raccogliere col cucchiaino e ‘magnarci’ la Macedonia a Palermo, per giunta “solo” del Nord (perché non siamo solo spocchiosi, siamo pure ignoranti; molti pensavano esistesse anche quella del Sud, e fosse più forte). Invece dalla semifinale al Barbera uscimmo ubriacati di scorno per il dritto incrociato nel recupero di quel Trajkovski, dai cuori rosanero balzato per sempre negli incubi azzurri, moderno Pak Doo-ik. Ecco, se terremo bene a mente queste lezioni - di umiltà prima che di scarsezza - evitando di pensare che i nordirlandesi sono bravi sì ma a rugby, e magari ricordando che già nel 1958 ci vietarono il Mondiale di Svezia, e scenderemo in campo con la giusta strizza, forse stavolta ce la faremo. Forse. Perché, forse, davvero siamo ancora più bravi a pallone di loro, e pure di gallesi e bosniaci. Forse, eh? E pazienza se l’eventuale finale dei playoff dovremo giocarla in trasferta: a giocarle in casa, ’ste partite “facili”, s’è visto che fine abbiamo fatto.

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