Dalla fuga di cervelli a quella di (potenziali) futuri campioni, il passo rischia di essere, pericolosamente, breve per il nostro Paese. C’è infatti una vera e propria generazione di talenti Made in Italy e tutti rigorosamente Under 21, il cui avvenire rischia di non essere in maglia azzurra. Incredibile ma vero. Il che sarebbe un colpo micidiale e forse letale alle ambizioni di rivedere l’Italia ai massimi livelli del calcio mondiale nel giro di qualche anno. Ma andiamo con ordine. Nell’ultima settimana non è passata affatto inosservata la doppia tripletta di Louis Thomas Buffon contro Azerbaigian e Irlanda del Nord per regalare altrettanti successi alla “sua” Repubblica Ceca. Incredibile vedere il primogenito di uno degli eroi di Berlino nel 2006, nonostante sia nato e cresciuto nel Bel Paese, difendere i colori di un’altra Nazionale al posto dell’Italia. Dall’illustre genitore il classe 2007 ha ereditato soltanto il fisico scultoreo e l’amore per il pallone, visto che di ruolo fa l’attaccante esterno e vive per il gol. Proprio quelli che invece papà Gigi cercava di evitare a suon di parate prodigiose. La vera domanda però è un’altra: come mai Buffon Jr ha scelto di rappresentare la nazionale di mamma Alena Seredova invece degli azzurri? Probabilmente nelle fila ceche potrà crescere ed esplodere senza essere accompagnato da eccessive aspettative e pressioni, ma essendo semplicemente Louis e non il figlio di una leggenda come Buffon. Intanto a svezzarlo ci sta pensando un altro campione del mondo 2006: Alberto Gilardino che l’ha già fatto debuttare in A col Pisa a soli 17 anni e 281 giorni, rendendo Louis il più giovane esordiente nella storia del club nerazzurro. Fino al debutto nella nazionale maggiore in gare ufficiali c’è ancora tempo per fare retromarcia e tornare “italiano”. Vale per lui e tanti altri. Tipo Nicolò Tresoldi, nato a Cagliari e cresciuto a Gubbio eppure cannoniere ora della Germania Under 21 (10 reti in 22 presenze). Il centravanti del Club Brugge è in rampa di lancio come testimoniano gli acuti in Champions League contro Monaco e Barcellona. Tanto che mezza Europa ora lo tiene d’occhio in vista dell’estate.
Samuel Inacio e i suoi "fratelli"
Ha trovato spazio e fortuna in terra tedesca anche Samuel Inacio, attuale stellina dell’Italia Under 17 al Mondiale di categoria. Giocate da urlo e gol decisivi che hanno destato le attenzioni della Federazione brasiliana, pronta a farsi avanti per portarlo in maglia verdeoro visto che nelle sue vene scorre sangue brasileiro grazie a papà Pià. Meglio stare in guardia, onde evitare brutte sorprese. Discorso simile pure Jayden Ngwashi, considerato uno dei migliori centrali d’Europa tra i minorenni. Il classe 2008, infatti, milita nelle fila del Manchester United e da oltre 6 mesi gli emissari della Football Association stanno provando a convincerlo a sposare l’Inghilterra. Vedremo se il corteggiamento andrà a segno o se la Figc riuscirà a respingere gli assalti provenienti da Oltremanica. Da un gioiellino all’altro, a Madrid si sta mettendo in luce un altro califfo difensivo: quell’Emanuel Benjamin capace di stregare addirittura il Real. Nel suo caso si rischia una vera e propria guerra senza frontiere: da un lato l’Italia con la quale ha vinto l’Europeo Under 17, dall’altro il Brasile paese in cui è nato e che sta provando a far leva sulle origini familiari. Tra le due litiganti occhio alla terza incomoda: la Spagna dove tuttora Emanuel vive e risiede. Nella penisola iberica, infatti, starebbero già sondando il terreno in merito alla pratica relativa alla naturalizzazione come accaduto con Huijsen due anni fa.
C'è chi dice no: l'esempio di Crimaldi
Chi invece non ha tradito la bandiera italiana al netto del pressing tedesco è l’esterno offensivo Alessandro Crimaldi, appena blindato col primo contratto da professionista dal Bochum. Il classe 2007 dotato di un mancino vellutato ha la madre tedesca e pertanto ha deciso di proseguire il percorso in Germania. Al tempo stesso, però ha preferito la maglia azzurra e la nazione in cui è nato il papà rispetto al Paese che gli ha dato i natali. Meglio così. Insomma, non è vero che non ci sono più talenti italiani. L’importante, però, è non lasciarseli scappare sotto il naso…
