“Italia, ai Mondiali si va se abbiamo coraggio. Gattuso deve seguire le sue idee”

Francesca Lollobrigida dagli ori a Milano-Cortina al tifo per gli azzurri: “Nello sport ci sono anche le curve, ma nelle difficoltà si devono trovare le soluzioni”

Le due medaglie d’oro vinte a Milano Cortina domenica brillavano come stelle sul prato dell’Olimpico. A portarle al collo Francesca Lollobrigida, con Federica Brignone (che, da milanista, aveva fatto lo stesso a San Siro prima del derby) nostra signora delle Olimpiadi in un’edizione dei Giochi indimenticabile per l’Italia. Una sbornia collettiva che proprio tutti si augurano di rivivere in estate, quando l’auspicio di un paese intero è tornare a sentire risuonare l’inno di Mameli ai prossimi Mondiali di calcio dopo due edizioni in cui siamo rimasti a guardare gli altri davanti alla televisione.

Francesca, come è andata domenica all’Olimpico prima di Roma-Lecce? «Bene, bene, non vedevo l’ora... È stato bellissimo entrare in campo con le medaglie: da romana e romanista ci tenevo tanto».

Perché la maglia numero 3? «È sempre stato il mio numero portafortuna e mi hanno accontentata...»

Incontri ravvicinati? «No perché giustamente loro si stavano riscaldando prima della partita, ma presto andrò a Trigoria e lì mi godrò di più il momento con tutti quanti. Sarebbe la prima volta ma, come ormai ben tutti sanno, la vita di un pattinatore su ghiaccio ti porta lontano da casa 250 giorni all’anno quindi è davvero difficile organizzare qualsiasi cosa».

Lollobrigida tra Sanremo e popolarità: il rapporto con i tifosi

Dopo le Olimpiadi c’è stata pure la passerella a Sanremo... «A me riempie il cuore anche se uno mi chiede una foto quando vado a fare la spesa oppure sento qualcuno che bisbiglia “è lei, è lei la Lollobrigida”. Poi è ovvio Sanremo è un palco importantissimo dove abbiamo portato le nostre medaglie e le nostre storie. Ecco la cosa che più mi onora è che la gente abbia conosciuto pure la persona che c’è dietro all’atleta. Io d’altronde non ho scelto il pattinaggio per la notorietà o gli sponsor, ma perché mi divertiva e mi diverte ancora».

 

 

Lollobrigida e l'appello all'Italia di Gattuso

Da Marchetto a Gattuso: qual è il codice del buon ct per un atleta? «La fiducia deve essere reciproca: atleta e allenatore devono andare sulla stessa strada, rispettandola anche nei momenti difficili. E poi un ct deve avere coraggio, come per esempio lo ha avuto Marchetto quando gli ho annunciato che volevo tornare a gareggiare dopo la gravidanza. Lui mi ha detto che non gli era mai capitato e io gli ho risposto “hai detto bene, è una sfida per me e anche per te”. E siamo riusciti a vincerla. Allo stesso modo Gattuso ha puntati gli occhi di tutta l’Italia e deve essere coraggioso nel seguire quello che pensa. E, allo stesso modo, i suoi ragazzi devono credere in lui».

Quando l’Italia ha vinto a Berlino lei era adolescente: che ricordi ha di quei giorni? «C’erano i campionati europei a rotelle e abbiamo visto la partita tutti insieme. È stato un momento di unione incredibile: tutti insieme a tifare davanti a uno schermo».

Che effetto fa da italiana vedere una generazione di ragazzi che non ha mai visto l’Italia al Mondiale? «Eh eh bella domanda... Le rispondo con la mia esperienza: anche io in carriera ho avuto tantissimi problemi e più di un momento buio. E ho capito che nello sport la strada non è sempre dritta, ci sono anche delle curve e dobbiamo utilizzare queste difficoltà per trovare delle soluzioni ed essere più forti di prima senza pensare alle negatività e al fatto che abbiamo fallito l’obiettivo negli ultimi due spareggi».

Perché dobbiamo avere fiducia in questa Nazionale? «Per la mia esperienza voglio ribaltare la questione: per far sì che un atleta renda al massimo deve in primis sentire fiducia intorno a sé. Quest’inverno, prima delle Olimpiadi, quando sono stata male per quel virus che mi ha debilitata tantissimo, se la gente intorno a me non si fosse adoperata per tenermi su il morale e non avesse dimostrato quanta fiducia aveva in me, non sarei mai riuscita a vincere quelle due medaglie d’oro a Milano. Noi non dobbiamo perdere la fiducia di andare al Mondiale soprattutto per loro, perché ci rappresentano e devono essere consapevoli di avere una nazione intera che li spinge. Dobbiamo poi capire che i calciatori sono ragazzi, non sono robot e vanno aiutati soprattutto in un momento tanto importante».

 

 

Futuro e Olimpiadi 2030: Lollobrigida tra famiglia e nuove sfide

Ultima domanda: Andrea Gios, presidente della federghiaccio, vuole convincerla a ripresentarsi tra quattro anni alle Olimpiadi in Francia: percentuali di possibilità di riuscita nella missione? «Devo essere sincera, già dopo Pechino nel 2022 avevo programmato tutto nei minimi dettagli. Adesso invece l’unica cosa che vorrei fare è non programmare niente. Però il fatto che lui mi abbia lasciato le porte aperte mi dà tranquillità... E poi se ci sono riuscita una volta a tornare perché non potrei riuscirci due volte?».

Quindi incrociamo le dita. «Ora non voglio mettermelo come traguardo , ma voglio godermi un po’ la vita, essere moglie e mamma. E voglio starmene un po’ a casa».

 

 

 

 

 

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