Raddrizzare la rotta
C’è ancora un margine per raddrizzare la rotta, per non buttare ciò che di buono il calcio italiano riesce ancora a produrre a livello di talenti (Esposito, Palestra, Leoni, le Under), a livello di emozioni (10 milioni di persone davanti alla tv e stadi comunque ancora abbastanza pieni), a livello di progettualità (le gestioni avvedute di qualche club, la professionalità che sporadicamente si trova in certi settori giovanili). Buttare il bambino con l’acqua sporca sarebbe un errore esiziale, ma è fondamentale che si parli di temi, lo si faccia in modo serio e bisogna accompagnare la scelta dei nuovi vertici federali con un programma chiaro. Altrimenti, appunto, andiamo a sbattere. Gli argomenti più urgenti restano quelli che purtroppo conosciamo bene.
Viene quasi noia a ripeterli. Serve un piano stadi: c’è una scadenza che sembra fatta apposta, l’Europeo del 2032, ma siamo indietrissimo. Con la collaborazione della politica è urgente procedere in modo veloce. Serve la riforma dei campionati, con una drastica riduzione delle squadre, dalla Serie A alla Serie C. Serve portare avanti un piano organico per migliorare il lavoro dei settori giovanili. Ne è stato presentato uno molto interessante e intelligente nei giorni scorsi che varrebbe la pena non perdere di vista nella tempesta di questi giorni.
Non solo perché è pieno di buone idee, ma anche perché è il segnale che nei cassetti della Figc giacciono progetti che sarebbero potuti partire anni fa e che, magari, avrebbero già iniziato a dare dei frutti. Serve la riforma del settore arbitrale, che quest’anno ha toccato il suo punto più basso.
