Berruto: "Perché l'abisso Italia è anche colpa della Lega Serie A. Gravina? Se non si dimette..."

L'ex ct della Nazionale di pallavolo, ora deputato, ha commentato l'ennesimo flop del calcio: "Ecco quali sono i problemi veri"

MILANO - Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico, è stato commissario tecnico della nazionale maschile di pallavolo medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012Lo sport italiano oggi vince a livello internazionale. Nel calcio, invece, è azzurro tenebra. Come mai? «Il confronto è impietoso, per la cronaca riguarda anche il ciclismo, mentre vinciamo non solo con eccellenze storiche, ma anche in discipline per noi meno consuete. Il problema è evidente, la Figc e il suo presidente non possono non rispondere anche degli ultimi anni. Abbiamo mancato tre qualificazioni ai Mondiali, le ultime due con Macedonia del Nord e Bosnia ed Erzegovina: con tutto il rispetto, è inaccettabile. Per questo, non difendo la Federcalcio: ricordo solo che l’altro protagonista dell’abisso è la Lega Calcio Serie A».

Serie A e responsabilità: il nodo della gestione

Perché? «Io ho fatto il ct, uno dei problemi è la politicizzazione dello sport. Ricordo sommessamente che in Senato siedono, nella maggioranza, due esponenti del calcio italiano come Lotito e Galliani. Se ragioniamo su una visione e un progetto, guardando oltre le macerie sia Federcalcio sia Serie A devono assumersi le proprie responsabilità. Non servono 200 calciatori italiani per una Nazionale forte: ne bastano una trentina. Ma devono giocare nel migliore campionato possibile. Che non è quello italiano».

In tanti parlano del numero eccessivo di stranieri. «È una questione sbagliata. Il vero problema è la loro bassa qualità, anche nelle squadre Primavera. Quando allenavo, gli stranieri forti in squadra facevano crescere esponenzialmente i compagni italiani. Devi creare le condizioni perché i calciatori crescano nella stagione, non in qualche giorno di stage. E devi essere attrattivo per i migliori stranieri, facendo crescere in questo contesto i migliori italiani».

Riforme e dialogo: il rapporto tra Federazione e Lega

E come si fa? «Intanto so come non si fa: con un bombardamento reciproco tra Federazione e Lega, come negli ultimi anni. L’osservatore medio, peraltro, non distingue nemmeno il confine».

Negli ultimi tempi si sono riavvicinate… «Però ognuno deve fare il suo ruolo, senza conflitti perenni, e deve riconoscere che il miglior campionato possibile fa una grande Nazionale e una grande Nazionale fa il miglior campionato possibile. Non c’è stata unità d’intenti: bisogna sedersi a un tavolo, riazzerare e, di fronte a un’emergenza, avere la volontà di trovare soluzioni comuni. Che deve trovare lo sport, non la politica».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Riforme e dialogo: il rapporto tra Federazione e Lega

Un tavolo senza il ministro dello Sport? «Dovrebbe occuparsi per definizione di tutto quello che compete lo sport e la scuola, lo sport e la salute… Però capisco che tutti si sentano in dovere di trovare una soluzione. La cosa importante è capire che non si deve parlare di convocazioni, di errori arbitrali, di sfogatoi del giorno dopo. Si deve parlare sapendo che i risultati si vedono in dieci anni». Quindi Abodi partecipa o no al tavolo? «La prima interlocuzione deve essere interna al mondo dello sport: esistono una Federazione e una Lega di vertice. La prima sintesi da trovare è quella. Poi figuriamoci, io ho tirato fuori il tema della giustizia sportiva, qualche domanda ce l’ho».

Tipo? «Perché la mia richiesta di indagine conoscitiva sulla giustizia sportiva è impantanata in commissione da 10 mesi e leggo che il presidente della Commissione Cultura convoca Gravina per un’audizione? Perché abbiamo perso con la Bosnia? A me preoccupa questo buttare giù dal carro non avendo chiaro che servono visione e progetto». Torniamo al punto di partenza. Lei nel 2015 si dimise da ct: «Grazie, mi fermo qui»Se l’aspetta da Gravina oggi? «Non lo so. Ognuno risponde delle sue azioni. Mi stupirei però del contrario».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

MILANO - Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico, è stato commissario tecnico della nazionale maschile di pallavolo medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012Lo sport italiano oggi vince a livello internazionale. Nel calcio, invece, è azzurro tenebra. Come mai? «Il confronto è impietoso, per la cronaca riguarda anche il ciclismo, mentre vinciamo non solo con eccellenze storiche, ma anche in discipline per noi meno consuete. Il problema è evidente, la Figc e il suo presidente non possono non rispondere anche degli ultimi anni. Abbiamo mancato tre qualificazioni ai Mondiali, le ultime due con Macedonia del Nord e Bosnia ed Erzegovina: con tutto il rispetto, è inaccettabile. Per questo, non difendo la Federcalcio: ricordo solo che l’altro protagonista dell’abisso è la Lega Calcio Serie A».

Serie A e responsabilità: il nodo della gestione

Perché? «Io ho fatto il ct, uno dei problemi è la politicizzazione dello sport. Ricordo sommessamente che in Senato siedono, nella maggioranza, due esponenti del calcio italiano come Lotito e Galliani. Se ragioniamo su una visione e un progetto, guardando oltre le macerie sia Federcalcio sia Serie A devono assumersi le proprie responsabilità. Non servono 200 calciatori italiani per una Nazionale forte: ne bastano una trentina. Ma devono giocare nel migliore campionato possibile. Che non è quello italiano».

In tanti parlano del numero eccessivo di stranieri. «È una questione sbagliata. Il vero problema è la loro bassa qualità, anche nelle squadre Primavera. Quando allenavo, gli stranieri forti in squadra facevano crescere esponenzialmente i compagni italiani. Devi creare le condizioni perché i calciatori crescano nella stagione, non in qualche giorno di stage. E devi essere attrattivo per i migliori stranieri, facendo crescere in questo contesto i migliori italiani».

Riforme e dialogo: il rapporto tra Federazione e Lega

E come si fa? «Intanto so come non si fa: con un bombardamento reciproco tra Federazione e Lega, come negli ultimi anni. L’osservatore medio, peraltro, non distingue nemmeno il confine».

Negli ultimi tempi si sono riavvicinate… «Però ognuno deve fare il suo ruolo, senza conflitti perenni, e deve riconoscere che il miglior campionato possibile fa una grande Nazionale e una grande Nazionale fa il miglior campionato possibile. Non c’è stata unità d’intenti: bisogna sedersi a un tavolo, riazzerare e, di fronte a un’emergenza, avere la volontà di trovare soluzioni comuni. Che deve trovare lo sport, non la politica».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia
1
Berruto: "Perché l'abisso Italia è anche colpa della Lega Serie A. Gravina? Se non si dimette..."
2
Riforme e dialogo: il rapporto tra Federazione e Lega