Comincia così il lungo messaggio in cui Gianluigi Buffon annuncia la decisione di lasciare l’incarico di capo delegazione della Nazionale in seguito al fallimento sportivo azzurro in Bosnia costato la terza esclusione consecutiva dell’Italia dalla fase finale dei Mondiali: “Rassegnare le dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente. Mi è stato chiesto di temporeggiare perché tutti potessero procedere con le giuste riflessioni. Ora mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità”. L’addio diventa pubblico poco prima delle 16.30, più o meno un’ora dopo quello di Gabriele Gravina da presidente della Figc. Il terremoto era nell'aria, potrebbe decidere di fare un passo indietro anche Leonardo Bonucci (componente dello staff tecnico di Gattuso): di sicuro Buffon avrebbe voluto compierlo già martedì notte mentre i giocatori e i tifosi bosniaci facevano festa e l'Italia mestamente si ritrovava per la terza volta di fila fuori dai Mondiali.
Lo scatto d'orgoglio
Ma si era detto disponibile a restare comunque almeno fino a giugno, anche se chi lo conosce aveva compreso che sarebbe stata una forzatura, una scelta non in linea con il suo modo di essere e pensare, men che mai dopo questo doloroso fallimento. Quanto esternato nel lungo post su Instagram lo dimostra. “Dimettermi subito era un atto che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi, perché rappresentare la Nazionale è per me un onore e una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino”. Non manca però uno scatto d'orgoglio, perché malgrado tutto resta convinto “di aver costruito tanto, a livello di spirito e di gruppo, con Rino Gattuso e tutti i collaboratori nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale. Però - riconosce - l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale e non ci siamo riusciti. Giusto quindi lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo”.
