Imporre gli italiani ai club non solo non è legalmente possibile, ma anche antistorico. E qualsiasi cavillo legale che consentisse una scappatoia, verrebbe stroncato dalla Corte di Giustizia Europea, che sull’argomento della libera circolazione dei lavoratori si è espressa in maniera lampante e più di una volta. Meglio chiarirlo, soprattutto in giorni nei quali abbondano ricette fantasiose per guarire il calcio italiano.
Un patto tra club per aiutare la Nazionale: utopia o possibilità?
Una strada percorribile potrebbe essere quella di una specie di patto tra i club, ovvero: se tutti si mettono d’accordo di aiutare la Nazionale, non c’è bisogno di una norma per schierare gli italiani. Ma - e, infatti, qualcuno avrà sorriso di fronte alla premessa - è pensabile che i club italiani si mettano d’accordo su qualcosa?
Stranieri e rendimento: il confronto con gli altri campionati
C’è, inoltre, un altro punto sul quale ragionare. Non è detto che la percentuale degli stranieri nel campionato possa influenzare l’efficenza della Nazionale. In Italia ne abbiamo meno della Premier (68,5% contro 72%), mentre la Ligue 1 è a quota 62% e la Francia è la nazionale più competitiva del mondo in questo momento, formata da giocatori che, nella stragrande maggioranza, militano in campionati stranieri. D’altronde, i nostri due giocatori più forti, Donnarumma e Tonali, giocano in Premier. Insomma, non è detto che far giocare forzatamente gli italiani in Serie A produca automaticamente campioni da nazionale.
Dal 1982 al 2006: due modelli opposti e vincenti
Se i campioni del 1982 erano il frutto dell’autocrazia che aveva azzerato gli stranieri in Serie A, quelli del 2006 erano figli dell’era Bosman e dello stranierismo imperante. Insomma, è vero che Gattuso ha dovuto pescare in una striminzita pozza, ma alla fine ne doveva trovare una quindicina, mica cento. La quantità non garantisce sempre qualità.
Ius soli sportivo e modelli esteri: il caso Francia, Germania e Spagna
E, per tornare al modello francese, forse sarebbe il caso di parlare di “Ius soli sportivo”, che ha alimentato in modo assai proficuo non solo la squadra dei cugini transalpini, ma anche la Germania e, per certi versi la Spagna. Vale ricordare, infatti, che all’Europeo 2024 il loro giocatore decisivo è stato il sedicenne Lamine Yamal che, fosse nato in Italia, a quell’età non avrebbe potuto vestire la maglia della Nazionale. Così, per dire.
