MILANO - Tutti molto contenti. Giovanni Malagò un po’ di più. È la sintesi della giornata romana di ieri, dopo il secondo giro di incontri di assocalciatori e assoallenatori con i due candidati - potenziali, orpello per ora necessario - alla presidenza Figc. Le delegazioni sono state più ampie rispetto alla scorsa settimana: oltre ai presidenti Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri, c’erano il dg Grazioli e i vicepresidenti Biondini, Gaggioli e Gama per l'Aic, mentre per l’Aiac i vicepresidenti Camolese, Vossi e Perondi e il segretario generale Perdomi: hanno incontrato prima l’ex numero uno Coni e poi Giancarlo Abete. Il primo round aveva fatto segnare un leggero vantaggio per Malagò, il secondo… pure. La partita resta aperta, la osserva la maggioranza di governo, i cui esponenti hanno considerato tanto valida la relazione del dimissionario Gabriele Gravina da riversarne gran parte nella bozza di ddl vergata da Paolo Marcheschi, responsabile Sport di FdI. Complicato si faccia in tempo, anche se il ministro Andrea Abodi ha ribadito che cambiare solo il nome al vertice non risolverà la crisi.
Riforme FIGC: temi condivisi tra Malagò e Abete
La buona notizia, sotto questo punto di vista, è che sui contenuti sono tutti d’accordo. Ieri se n'è parlato di più: i temi sono simili e condivisi, pur con interlocutori diversi. Abete conosce benissimo i meccanismi del sistema; Malagò meno e, da neo-eletto, sarebbe catapultato in una fase cruciale per l’inizio della stagione, ragion per cui non dovrebbe toccare più di tanto una struttura che cambierà comunque molto poco. Paradossalmente, è uno dei fattori a suo favore: il presidente è forse solo un (grande) nome, ma Malagò rappresenta almeno una novità dopo Zenica. «Le sensazioni sono positive - ha commentato Calcagno -. Adesso faremo i nostri passaggi interni. L'interlocuzione è stata piacevole, si respira aria non di contrapposizione ma di approfondimento». Le richieste sono note: «Non facciamo la lista della spesa. Serve rivitalizzare il mercato interno, dare a Serie B e C nuova centralità, ridistribuire meglio le risorse». Tutte cose condivisibili, la sensazione è che serva anche un pizzico di realismo e che ieri le componenti tecniche abbiano capito (guarda caso è il messaggio trasmesso dallo stesso Malagò ai club di Serie A) che bisogna ragionare sulle cose che si possono fare, non sul migliore dei mondi possibili.
Il futuro Figc
Di «spirito ottimo, propositivo» ha parlato Malagò, mentre Abete ha commentato: «Un incontro positivo, diretto. In queste elezioni si è partiti dai nomi e non dai contenuti: le persone sono importanti, ma servono idee condivise». Molte lo sono da entrambi (se ci fosse un feeling sia pure minimo, potrebbero provare a fare sintesi da qui al 22 giugno), a partire dall’inserimento di un grande ex calciatore in squadra. Per ora il tema pare il ruolo, più che il nome: è finalmente circolato quello di Gianfranco Zola - autore di una riforma molto apprezzata da tutti -, al momento impegnato come vicepresidente di Lega Pro e infatti è più credibile che si punti su altri (peraltro al settore tecnico c’è Mario Beretta, intoccabile anche per equilibri interni). Paolo Maldini, per esempio, affascina un po’ tutti. Resta il fatto che, chiunque sarà - dipenderà da chi vincerà -, per le componenti tecniche dovrà avere un ruolo centrale al vertice del Club Italia, supportando il presidente in tutte le scelte di campo, a partire da quelle legate alla Nazionale. Lo vogliono Aic e Aiac, ma, con un briciolo di realpolitik, anche Malagò e Abete, dato che un profilo di peso toglierebbe pressione al futuro presidente federale. Dopo ieri, la sensazione è che Malagò abbia ancora più possibilità di diventarlo.