Quale Italia sceglierete questa sera? Ok, d’accordo lo zapping serve proprio a non scegliere e saltabeccare nella contemporaneità di Berrettini-Arnaldi e Lussemburgo-Italia, ma quale sarà il vostro «campo principale»? Come avrebbe detto Alberto Bortoluzzi all’inizio di Tutto il calcio. In questo strano mercoledì di giugno viene riassunta bene l’anomalia sportiva italiana nella quale l’appassionato assiste tra l’attonito e il disilluso alla crisi dello sport nazionale, che resta saldamente il calcio per numeri e impatto emotivo, mentre il miracolo del tennis azzurro va oltre Sinner e ci regala tre italiani ai quarti del Roland Garros, con i francesi che hanno proprio quell’umore felicemente descritto da Paolo Conte in Bartali. A tagliarla con l’accetta si potrebbe dire il brutto e il bello dello sport italiano, ma sarebbe un’ingiustizia verso i ragazzi di Silvio Baldini e alla lucida follia di Baldini stesso.
Il calcio italiano tra crisi e rifondazione
Purtroppo, non basta convocare una manciata di promesse (alcune poco conosciute), mischiandole con qualche azzurro più esperto, per rifondare la Nazionale partendo dalle nuove generazioni, ma la provocazione del “ct pro tempore” può scuotere un movimento sonnacchioso, che ha sempre solo parlato di giovani, senza mai fare qualcosa di concreto, tipo mandarli in campo. Certo, l’amichevole contro il Lussemburgo mette addosso una penosa malinconia. Al di là dei calendari, degli obblighi contrattuali e della possibile utilità tecnica, una Lussemburgo-Italia così, a tradimento, non ce la meritavamo. Non a due mesi dal disastro in Bosnia e a una settimana dall’inizio del terzo Mondiale da spettatori consecutivo.
Roland Garros, il sogno del tennis azzurro
Poi un occhio alla partita finiremo tutti per darlo, curiosi di capire se in quella variopinta ciurma ci sia un pezzo di futuro, con il quale farci luce mentre passa ‘a nuttata. Ma dopo l’epica impresa di Arnaldi nella notte tra lunedì e martedì, diventa difficile non attendere con maggiore eccitazione la giornata parigina del nostro tennis che potrebbe consegnarci una semifinale tutta italiana. Magari pensando che, sette anni fa, ai quarti del Roland Garros non avevamo portato nessuno e i campioni che oggi ci esaltano erano promesse poco conosciute come quelle chiamate da Baldini.
