Una settimana esatta. Lunedì si voterà il nuovo presidente della Figc che raccoglierà l’eredità di Gabriele Gravina. La sfida, come noto, è tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega nazionale dilettanti. E, come altrettanto noto, in vantaggio è l’ex presidente del Coni che può contare sui voti della Serie A, dalla Serie B, dei Calciatori, degli Allenatori e di delegati sparsi, ma pesanti, tra Lega Pro e la stessa Lega dilettanti. La prima mossa del nuovo presidente sarà quella di nominare il Commissario tecnico della Nazionale, vale a dire colui che avrà soprattutto (ed essenzialmente) il compito di portare gli azzurri al Mondiale del 2030 che si disputerà in Spagna, Portogallo e Marocco. Una scelta, come ovvio, da non sbagliare sebbene vada coniugata, come vedremo, al rispetto di determinati parametri economici che non inficino però i valori tecnici e di personalità del candidato. E così, a una settimana dal voto, c’è una candidatura che mette d’accordo i due candidati e che ha tutte le carte in regola per sedersi sulla panchina della Nazionale: quella di Roberto Mancini.
Mancini-Italia, pronto un quadriennale
Un ritorno, a dispetto dei moralizzatori che conoscono a spanne (ma come al solito se le fanno bastare perché fa fine) i motivi del suo tumultuoso addio nel 2023, di chi ha tutte le carte in regola per mettere in pista un progetto tecnico e di rilancio azzurro. Mancini, che si è liberato dal contratto che lo legava all’Al Sadd, club con cui ha vinto il titolo in Qatar, pronto a firmare con la Figc un quadriennale da 2,5 milioni netti l’anno, quindi sotto il tetto dei 3 milioni stabilito in Federazione come contribuzione massima. Quello economico, del resto, è l’ultimo paletto che l’ex ct ha intenzione di porre tra sé e il ritorno in azzurro. E non perché, come da facili e scontate ironie, abbia già guadagnato assai in Medio Oriente, bensì perché si è sempre visto commissario tecnico e, soprattutto, si pentì subito di quello strappo estivo, impulsivo e frutto del combinato disposto tra pressioni di quello che possiamo definire “il proprio entourage”, tra il fastidio per una sfiducia percepita e sostanziata dalla clausola rescissoria nel nuovo contratto Figc e, perché qui nessuno fa la bella gioia, naturalmente tra l’offerta principesca dall’Arabia.
Italia, ecco il 'Mancini bis'
Il Mancio (che peraltro, se vogliamo continuare a ridurre tutto a una contabilità economica, rinunciò a 13 milioni di euro dallo Zenit per accettare la prima nomina a ct) se n’è pentito in fretta, ha più volte cercato di rimediare ma le questioni di principio sono stati più forti della voglia di ricucire e, chissà se, viste le conseguenze, “l’orgoglio ne ha uccisi più del petrolio”. Così, sulle macerie di un nuovo Mondiale sfumato, in attesa dell’elezione del nuovo presidente federale e, perché non ci facciamo mancare niente, del parere dell’Anac sull’eleggibilità di Malagò, si va verso un “Mancini bis”. Chi gli è accanto sa che lui ha puntato più che sugli allori - la vittoria all’Europeo (occhio però: ancora un paio di amichevoli vinte e va a finire che si racconterà nel 2021 trionfò il ct a interim, scegliete voi quale) e del record mondiale di imbattibilità - sulla volontà di cancellare lo smacco contro la Macedonia e il Mondiale sfumato. L’unica esperienza che gli manca da ct, ma anche da calciatore.
Mancini sa valorizzare i giovani
In quei giorni convulsi dopo l’amara notte di Palermo, Gravina lo marcò stretto a Coverciano per sminare l’eventualità di un addio: allora serviva una stampella per evitare che tutto crollasse dopo la seconda eliminazione consecutiva. Ma, evidentemente, la fiducia reciproca cominciò a incrinarsi fino alla rottura. Adesso, invece, la scelta premierà la voglia di rivincita di Mancini e la sua innegabile capacità di “vedere” e di valorizzare i giovani (57 esordienti con lui in azzurro...) abbinando il loro utilizzo alle vittorie. Perché attenzione, da settembre non sarà più tempo di retorica ma di partite vere e pesanti: Belgio, Turchia, Francia e di nuovo Turchia in rapida sequenza per la Nations League con vista sulle prossime qualificazioni europeo. Non c’è tempo per fare esperimenti né tantomeno per (altre) scelte avventate.
