Mancini, Conte, Baldini, Buffon e… Maldini: la nuova Italia, cosa dobbiamo aspettarci

La prima emergenza è la catena di comando azzurra: "Chi viene dovrà abbracciare il progetto in tutto"

TORINO - Sì, d’accordo: il rapporto con la politica, gli stadi e, più in là, la chimerica riforma dei campionati. Prima di tutto questo, però, incombe la scelta del nuovo Commissario Tecnico, colui che dovrà guidare la Nazionale già a settembre nella gare di Nations League e mettere in piedi il progetto che porta al Mondiale del 2030, obiettivo ovviamente prioritario rispetto a qualsiasi altro. Giovanni Malagò sostiene di non aver ancora analizzato la questione («Non ho parlato con nessuno. Ci cominciamo a mettere la testa. Facciamo un po’ di ragionamenti. Bisognerà parlarne, vedere i bilanci. L’allenatore, a prescindere dal suo curriculum, deve abbracciare il discorso in tutto e per tutto, non si può dire armatevi e partite») ma qualche riflessione c’è già stata, compresi sondaggi trasversali, tanto più che l’annuncio del pacchetto completo dt e ct dovrebbe avvenire nei primi giorni di luglio.

Il ritorno di Mancini

Tutte le indiscrezioni portano verso il ritorno di Roberto Mancini, il “vincente” (da definizione curriculare univoca di Malagò e dello sfidante Abete) che in più sa lanciare i giovani e gode del gradimento dei più esperti. Attenzione, però, perché un sondaggio verrà fatto anche con Antonio Conte che però dovrà fornire la granitica volontà di arrivare al Mondiale. Senza dimenticare il riferimento ai bilanci pronunciato non casualmente da Malagò. Che, intanto, ha sgombrato il campo dall’ipotesi di una scelta interna all’ambito federale, con evidente riferimento a quel Silvio Baldini che ha ottenuto un’impennata di popolarità dopo le due amichevoli con Lussemburgo e Grecia: «In un altro momento storico avrei sposato l’idea di un ct da filiera, che partiva da Valcareggi, Bearzot, Vicini. Su questo sono un romantico - ha spiegato Malagò - insomma a livello di palmarès il più grande di tutti è stato Pozzo che ha vinto due Mondiali nel 1934 e nel 1938 e le Olimpiadi nel ‘36. Per cui proprio più di filiera di quello non c’era nessuno, Pozzo è passato alla storia per la Nazionale, non per i grandi risultati con la Juve, con l’Inter o con Milano. Ma in questo momento come fai con questa pressione che c’è, anche di opinione pubblica, a ragionare in questo modo che prevede di innaffiare la pianta ogni giorno, di seminare e poi aspettare diciamo di andare a raccogliere il raccolto? Secondo me non ci siamo, magari uno può avere nel medio termine questo tipo di opportunità e secondo me va preso in considerazione».

Buffon, Massara e il sogno Maldini

Insomma, le pressioni vanno gestite e non ci si può permettere esprimente. E poi Baldini ha il compito tutt’altro che semplice di riportare l’Italia del calcio alle Olimpiadi, là dove manca da 18 anni, in un “posto” che Malagò conosce bene e a cui spiacerebbe parecchio non essere rappresentato. L’infatuazione per Baldini, casomai, potrebbe rappresentare uno degli elementi procedutetici al ritorno di Gigi Buffon negli organici federali, visto e considerato che l’intuizione di quella nomina è stata sua, con il compito di occuparsi però delle filiera dall’Under in giù. Quello del direttore tecnico è l’altro tema che va di pari passo con quello del ct. Il grande sogno resta quello che porta a Paolo Maldini che, però, chiede garanzie operative molto ampie, mentre ha perso via via slancio la figura del “grande vecchio” come Claudio Ranieri mentre nelle ultime ore ha preso a circolare la candidatura di Ricky Massara come “ds azzurro”. Un altro candidato al rientro è Lele Oriali che potrebbe tornare a occupare il ruolo di team manager.   

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