Marotta e De Laurentiis, nasce l’asse per il Conte ct bis. Maldini fuori dai radar

I “grandi elettori” di Malagò alla presidenza federale hanno entrambi vinto con l’allenatore in panchina e lo vedono come tecnico ideale per risollevare la Nazionale

Chi ha vinto con Antonio Conte non ha dubbi: è l’uomo giusto per la rinascita della Nazionale. Il consiglio a Giovanni Malagò non arriva da due qualunque, ma da chi ha cucito la sua candidatura. Il presidente della Figc, impegnato in questi giorni a Losanna con il Cio, rientrerà stasera in Italia e da domani si concentrerà anima e corpo sul dossier più complesso, che potrebbe chiudersi entro metà luglio. A sponsorizzare il salentino c’è la Serie A. Nello specifico, due dei principali elettori di Malagò: Aurelio De Laurentiis è stato il primo a fare pubblicamente il suo nome, forse anche nella speranza che l’azzurro rappresentasse l’exit strategy del rapporto con Conte, poi risolto con grande serenità reciproca. Beppe Marotta è stato, in concreto, ancora più decisivo: non ha lavorato certo da solo, ma ha tessuto la convergenza “spontanea” che alla fine ha portato l’ex numero uno del Coni al vertice. È un asse insolito, dato che non sempre i due sono stati allineati sui temi di politica sportiva, e ogni tanto se ne sono anche dette di ogni: a novembre 2024, per esempio, la temperatura era salita in modo preoccupante. In comune, però, i presidenti di Inter e Napoli hanno una cosa: hanno avuto Conte - Marotta, ovviamente, prima alla Juventus e poi in nerazzurro - e con lui hanno trionfato. Ne conoscono il carattere, ma ne apprezzano le qualità e sanno che, in fin dei conti, chi ha puntato su Antonio non si è mai pentito. Tra le tante questioni, i due potrebbero rappresentare anche in Lega la necessità di contribuire a un ingaggio oneroso: difficile immaginare un supporto diretto, ma nelle pieghe della mutualità si può nascondere la chiave per risolvere uno dei rebus attorno al flirt con Conte. Il resto è legato alle convinzioni: fosse per Malagò - che per ora non ha parlato con nessuno e che prima di tutto vorrebbe scegliere il direttore tecnico -, la chiamata a Roberto Mancini sarebbe la più naturale.

Maldini fuori dai radar

L’opposizione dei club del massimo campionato, la cui inedita sintonia è alla base del nuovo corso federale, continua a essere netta. In questa (finora breve) soap di lusinghe vicendevoli, c’è da convincere lo stesso Conte. Ha detto che, se fosse stato lui il presidente, si sarebbe preso in considerazione, salvo poi negare che fosse un’autocandidatura. Conclusa un’avventura, come sempre, rimugina, ma forse vuole solo essere blandito e, più dei suoi ex presidenti, nessuno come Malagò sa farlo. Lo stesso vale, per carità, nei confronti dei signori della Serie A, e il presidente con più ori olimpici nella storia d’Italia potrebbe insistere con Mancini, che paga la fuga saudita. Ogni scelta, poi, ha conseguenze: in caso di delusioni, difficile difenderne una non condivisa, mentre a chi ha riportato Conte in azzurro non si potrebbe dire nulla. Come nel caso di Paolo Maldini, che fin qui si direbbe uscito dai radar, ammesso che ci sia mai voluto entrare: il ritorno dalla Svizzera di Malagò servirà però anche a capire se è una porta chiusa davvero, o se c’è qualche possibilità. Per il ruolo di direttore tecnico - da scegliere prima del ct, anche perché poi dovrebbe occuparsene lui -, non c’è tuttora nessuno che convinca tutte le componenti tanto quanto l’ex Milan. Se sfumasse, attenzione ai suoi ex compagni: Alessandro Costacurta e Demetrio Albertini conoscono benissimo la macchina federale e Nazionale.

Malagò: "Sfruttiamo questa luna di miele"

MILANO. “Credo che i nomi del ct e del direttore tecnico siano importanti, ma bisogna avere un disegno tecnico sportivo”. Per Andrea Abodi, la svolta firmata Giovanni Malagò non può riguardare solo la Nazionale. Il ministro per lo Sport e per i Giovani e il nuovo presidente della Figc, di rientro dalla Svizzera, si vedranno in serata: operazione disgelo. “Vediamo di utilizzare bene i mesi della luna di miele - ha aggiunto Abodi -. Sono pronto ad ascoltare il programma operativo, mi aspetto qualcosa dal calcio e poi vediamo quello che potremmo fare. Sono 16 anni che trattiamo questi temi, mi auguro che si affrontino le soluzioni e ci siano le condizioni per le riforme”. Nel gioco delle rispettive rivendicazioni, probabilmente Malagò direbbe la stessa cosa all’inverso, dato che da tempo calcio e politica - governo, maggioranza, opposizione - si aspettano che ciascuno vada incontro all’altro, e finiscono per non parlarsi. I temi saranno numerosi: gli stadi, con la sfida di Euro 2032 da vincere e il lavoro della Federcalcio, del gruppo di lavoro Uefa e del commissario straordinario da portare avanti di concerto per blindare gli Europei.

Legge Melandri: ora la riforma

La giustizia sportiva, su cui proprio Abodi lavora per risolvere alcune ambiguità e dare più potere alla procura generale del Coni. La mutualità, terreno dell’ultimo incidente istituzionale, e più in generale l’intero impianto della legge Melandri: tutti sono d’accordo che vada riformata. Le scommesse: nel disegno di legge presentato tempo fa dal senatore Paolo Marcheschi, è previsto il riconoscimento del diritto a una percentuale del ricavato delle puntate. Il calcio lo giudica un passo necessario, insieme all’abolizione del divieto di pubblicità. I ricavati, peraltro, finanzierebbero i vivai, per i quali il pallone invoca un tax credit. Lo stesso ddl - che si scontrerà con i tempi tecnici -, oltre a prevedere per legge la riduzione dei club professionistici, introduce modifiche fiscali e l’eliminazione dell’obbligo di fideiussione nelle operazioni di mercato tra le società italiane. Quello della fiscalità legata al mercato - per esempio l’Iva - è un tema introdotto in passato da Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A e prima ancora commercialista di Silvio Berlusconi, su cui lo stesso Abodi vorrebbe intervenire per agevolare il calcio italiano. I temi comuni, e pure i buoni propositi, non mancano: tornare a parlarsi è il primo passo.

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