All-in su Paolo Maldini. Giovanni Malagò vuole chiudere la partita Nazionale: la prima pedina è il direttore tecnico e c’è un solo obiettivo. Il presidente della Figc ha spiegato al Tg2 Post la necessità di una figura inedita: «La scelta del ct è sempre stata presa in solitudine dal presidente, ma spesso si puntava su allenatori di filiera. Oggi non si può, per questo voglio condividere la decisione con qualcuno che di calcio ne sappia più di me». Anche Gabriele Gravina aveva provato a spartire onori e oneri con Gianluigi Buffon, poi Zenica ha comunque travolto tutti.
Il legame di Maldini con la Nazionale
L’obiettivo è nominare il dt entro il weekend, e Malagò si sbilancia: «Sono vicino alla persona giusta. Maldini? Non posso confermare né smentire, ma ha tutti i requisiti». È un pressing a tutto campo, in privato e in pubblico: finora Maldini non ha mai detto sì, ma si è aperto uno spiraglio e c’è ottimismo. Il legame con la Nazionale è forte: già due volte è stato vicino a tornare in altra veste e poi non se ne fece nulla. Nel 2018 ci provò Alessandro Costacurta, vice commissario, ma non si andò oltre una chiacchierata tra amici. Nel 2023 si era parlato di lui come capo delegazione, poi Gravina puntò su Buffon. Oggi, rientrerebbe dalla porta principale: sarebbe dt e presidente del Club Italia. Se rifiutasse, sarebbe più probabile dividere i ruoli, ma per ora Malagò è sicuro - o si mostra tale - di poterlo convincere. Per Maldini, significherebbe una grande responsabilità, non del tutto definita: la Nazionale non è un club e, fatto il ct, il dt non va mica a comprare giocatori. Ma anche entrare in un meccanismo complesso, in cui il suo decisionismo potrebbe scontrarsi con lacci e lacciuoli.
Testa a testa Mancini-Conte
E poi c’è sempre la questione economica, anche per la successiva scelta del ct, tuttora una corsa a due: Roberto Mancini o Antonio Conte. Il primo vanta rapporti decennali con Malagò - certificati dai frequenti like su Instagram - e aspetta solo una chiamata, che forse pensava sarebbe già arrivata. Paga la contrarietà dei club di Serie A, ufficialmente legata alla fuga araba (della quale si è ampiamente pentito), ma che forse ha radici più profonde: in prima fila c’è Beppe Marotta, che vuole convincere le altre società ad aiutare economicamente la Figc - il cui bilancio non consente voli pindarici -, per far sì che la scelta non sia solo economica. Mancini firmerebbe a cifre inferiori a quelle di Conte, in pole perché cavallo dei club di A.
Anche Antonio pare ancora da convincere, pure perché le sirene arabe lo tentano. In comune, oltre all’essere già stati ct, i due hanno poco e questo certifica che non c’è un identikit, ma ci sono dei nomi. Per Malagò, è un bivio spinoso: accettare il veto della A non sarebbe il massimo, ma pure non ascoltarne il parere sarebbe un rischio. Se convincerà Maldini, la palla passerà a lui, che ha un ottimo rapporto con entrambi: con Mancini fece il militare a Barletta, con Conte ha diviso lo spogliatoio azzurro e resta negli annali un’intervista di Biscardi per interposta persona. Meno buoni i rapporti tra Malagò e Andrea Abodi, ministro per lo Sport: l’operazione disgelo prosegue, oggi i due si rivedranno. Non parleranno di Nazionale, ma degli stadi di Euro 2032, della Fondazione Milano Cortina e dei Giochi del Mediterraneo.
