Italia, ecco chi è il terzo dirigente. Nello staff di Mancini c’è anche Bonucci

Malagò ha scelto il ct del trionfo dell'Europeo 2021, che dovrà farsi perdonare il "tradimento" del 2023. Inizierà nel gelo

Centrare il bersaglio alle proprie spalle, spesso un compagno ma anche la porta, come in un memorabile gol segnato al Parma con la maglia della Lazio, era la specialità del Roberto Mancini calciatore. Ora deve riuscire a sfoderare uno di quei fantastici colpi di tacco anche da ct e centrare di nuovo un obiettivo alle sue spalle: tornare indietro di cinque anni, alla bella Italia che guidò, con Luca Vialli accanto, alla vittoria dell’Europeo 2021 e prima e dopo a un record di 37 risultati utili consecutivi, battuto solo poche settimane fa dalla Spagna campione del Mondo.

 

 

La prima esperienza di Mancini e il grande "tradimento"

Il Mondiale, già. Come nel 2018, è stata la mancata qualificazione azzurra a spalancare a Mancini le porte della Nazionale. Quelle porte che lui stesso aveva sbattuto nell’agosto del 2023 con una Pec da Mykonos, dove era in vacanza, dopo aver a propria volta fallito l’accesso al Mondiale 2022. Il trionfo europeo, il record di risultati utili e il riconoscimento di una certa dose di sfortuna nel fallito accesso al Mondiale (dai rigori sbagliati da Jorginho con la Svizzera ai gol falliti nello spareggio con la Macedonia del Nord), consentirono a Mancini di restare in sella. E nell’estate 2023 Gravina allargò suo ruolo a quello di coordinatore azzurro (privandolo tuttavia di alcuni fidati collaboratori come Lombardo, Evani e Nuciari), rendendo ancor più stridente quell’addio improvviso per andare a firmare un mega contratto (25 milioni a stagione) da ct dell’Arabia Saudita, che lo ha poi esonerato a ottobre 2024. «Nella vita dovrei chiedere scusa a tante persone, capita a tutti», ha detto a inizio giugno al Festival della Serie Ariferendosi, senza citarlo esplicitamente a quell’episodio. Scuse citate dallo stesso Malagò nel difendere la propria scelta dall’obiezione di chi avrebbe voluto che quell’addio precludesse per sempre a Mancini le porte di Coverciano. Sull’argomento il neo ct tornerà di certo durante la presentazione di oggi alle 18.20 nella sede della Figc, cominciando con le parole a provare a intaccare quel gelo che solo i risultati potranno definitivamente sciogliere.

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Il ritorno di Mancini sulla panchina della Nazionale italiana

Risultati che inizierà a inseguire sul campo da lunedì 21 settembre, quando tornerà a Coverciano, e ai quali probabilmente pensa da quando, il 13 giugno 2026, ha annunciato l’addio all’Al Sadd, con cui aveva vinto il titolo del Qatar. Era già allora uno dei candidati principali alla panchina azzurra, il favorito nel caso in cui Giovanni Malagò, suo amico stretto e di lunga data oltre che sincero estimatore, fosse stato eletto presidente della Figc. E così alla fine è stato, anche se attraverso l’ottovolante di scelte, rifiuti, virate, polemiche e ripensamenti delle ultime due settimane.

 

 

Le scelte della Figc e il ruolo di Giovanni Malagò

Malagò, che aveva lasciato la scelta del ct a Maldini e Leonardo, una volta rimasto da solo dopo aver respinto la candidatura di Pirlo per il suo legame con l’agenzia russa di betting Fonbet, ha preso la decisione in prima persona. Confermando la nuova struttura del Club Italia, con un presidente che sarà Claudio Ranieri, ma stavolta scegliendo lui il tecnico, a dispetto delle preferenze della Lega di Serie A verso Antonio Conte.

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Lo staff di Roberto Mancini e gli obiettivi verso il Mondiale 2030

E così tocca a Mancini provare a risollevare la Nazionale, con l’obiettivo a lungo termine del Mondiale 2030. Quando scadrà il suo contratto, da due milioni di euro a stagione, in perfetto accordo con i conti della Figc. Nella struttura della Nazionale entrerà anche un terzo dirigente, che sarà anche supervisore delle Nazionali giovanili affiancando Maurizio Viscidi e che sarà quasi certamente Gianfranco Zola. Entrando più specificamente nello staff di Mancini, come team manager tornerà in azzurro Gabriele Oriali, al fianco di Mancini prima all’Inter e poi nella prima esperienza in Nazionale.

 

 

Ad aiutare il ct nella preparazione e nella gestione degli allenamenti dovrebbero esserci invece Massimo Maccarone, suo assistente all’Al SaddAntonio Gagliardi, fino a pochi mesi fa vice ct dell’IranLeonardo Bonucci e il preparatore dei portieri Marco Roccati.

 

 

 

 

 

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Centrare il bersaglio alle proprie spalle, spesso un compagno ma anche la porta, come in un memorabile gol segnato al Parma con la maglia della Lazio, era la specialità del Roberto Mancini calciatore. Ora deve riuscire a sfoderare uno di quei fantastici colpi di tacco anche da ct e centrare di nuovo un obiettivo alle sue spalle: tornare indietro di cinque anni, alla bella Italia che guidò, con Luca Vialli accanto, alla vittoria dell’Europeo 2021 e prima e dopo a un record di 37 risultati utili consecutivi, battuto solo poche settimane fa dalla Spagna campione del Mondo.

 

 

La prima esperienza di Mancini e il grande "tradimento"

Il Mondiale, già. Come nel 2018, è stata la mancata qualificazione azzurra a spalancare a Mancini le porte della Nazionale. Quelle porte che lui stesso aveva sbattuto nell’agosto del 2023 con una Pec da Mykonos, dove era in vacanza, dopo aver a propria volta fallito l’accesso al Mondiale 2022. Il trionfo europeo, il record di risultati utili e il riconoscimento di una certa dose di sfortuna nel fallito accesso al Mondiale (dai rigori sbagliati da Jorginho con la Svizzera ai gol falliti nello spareggio con la Macedonia del Nord), consentirono a Mancini di restare in sella. E nell’estate 2023 Gravina allargò suo ruolo a quello di coordinatore azzurro (privandolo tuttavia di alcuni fidati collaboratori come Lombardo, Evani e Nuciari), rendendo ancor più stridente quell’addio improvviso per andare a firmare un mega contratto (25 milioni a stagione) da ct dell’Arabia Saudita, che lo ha poi esonerato a ottobre 2024. «Nella vita dovrei chiedere scusa a tante persone, capita a tutti», ha detto a inizio giugno al Festival della Serie Ariferendosi, senza citarlo esplicitamente a quell’episodio. Scuse citate dallo stesso Malagò nel difendere la propria scelta dall’obiezione di chi avrebbe voluto che quell’addio precludesse per sempre a Mancini le porte di Coverciano. Sull’argomento il neo ct tornerà di certo durante la presentazione di oggi alle 18.20 nella sede della Figc, cominciando con le parole a provare a intaccare quel gelo che solo i risultati potranno definitivamente sciogliere.

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