Ranieri, l’ultima grande missione è l’Italia: cosa farà davvero al fianco di Mancini

Le dimissioni di Maldini gli hanno spalancato le porte della Nazionale: il nuovo direttore tecnico azzurro avrà un ruolo centrale nella ricostruzione

Si sono sfiorati qualche anno fa senza abbracciarsi. Ma era destino che Claudio Ranieri e la Nazionale prima o poi si incontrassero per lavorare assieme. Da ieri, come annunciato dal presidente federale Giovanni Malagò, colui che ha scritto alla guida del Leicester una delle pagine più belle del calcio mondiale - ma sono tante le imprese che sir Claudio ha realizzato sulle panchine di numerose squadre italiane e straniere - è il nuovo direttore tecnico azzurro e il presidente del Club Italia. Le dimissioni di Paolo Maldini gli hanno spalancato le porte della Nazionale coronando, a 74 anni, una carriera lunga e ricca. Era destino. Soltanto pochi mesi fa, quando si era interrotta in anticipo l'esperienza da senior advisor nella Roma anche per alcune divergenze con il tecnico Gian Piero Gasperini, Ranieri aveva risposto davanti all'eventualità di ricoprire un incarico in Nazionale: «Nel 2025 rifiutai perché ero impegnato con la Roma e non potevo avere due lavori. A questo punto sono libero quindi mai dire mai» - aveva sorriso nel corso dell'intervista rilasciata a Sky l'11 maggio a margine del premio “Gianni Di Marzio”. Quanto al possibile ruolo s'era mostrato pronto a tutto: «Dirigente o allenatore? Non lo so. Di sicuro quando l'azzurro chiama devi rispondere sì e basta», dichiarò esternando entusiasmo e massima disponibilità.

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La sua missione sarà contribuire alla ricostruzione

Qualità che, sommate alla grande esperienza, al carisma e alle riconosciute capacità di gestire, unire, trasmettere equilibrio pure nelle situazioni più difficili, sono state ritenute fondamentali all'interno della Figc in questa complicata fase per il calcio italiano reduce da tre Mondiali mancati e bisognoso di aprire un nuovo ciclo, trovare una nuova identità, rinfocolare lo spirito di appartenenza. Sir Claudio con la sua romanità internazionale non sarà soltanto un consigliere tecnico, non si limiterà ad affiancare il ct (Malagò al Tg1 ha detto: «Devono diventare sempre più una coppia di fatto»), la sua missione sarà contribuire alla ricostruzione e al rilancio dell'intera struttura azzurra partendo dal settore giovanile (di talenti lui ne ha lanciati tanti) che rappresenta, o dovrebbe rappresentare, il cuore e il futuro della Nazionale. Ranieri è legatissimo alla famiglia - è sposato da oltre 40 anni con la signora Rosanna con la quale condivide l'amore per l'arte e l'antiquariato, e la figlia Claudia lo ha reso nonno di Orlando e Dorotea - ma il calcio resta la sua passione cui è impossibile resistere. Le motivazioni sono sempre tante e alte al netto di una bacheca colma di successi e riconoscimenti.

 

 

Oggi la presentazione

Giusto 10 anni fa, per la conquista della Premier League con il Leicester, s’aggiudicava il Best Fifa Men’s Coach come miglior allenatore del mondo, veniva insignito dal Presidente Sergio Mattarella dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (5° sportivo dopo Gino Bartali, Silvio Piola, Sara Simeoni e Reinhold Messner) e il Coni gli assegnava la Palma d’oro al merito tecnico: prima di lui l’aveva ricevuta solo un altro allenatore di calcio, Marcello Lippi, per la vittoria azzurra al Mondiale 2006. Esattamente dopo 20 anni - sarà di buon auspicio? - sir Claudio approda in Nazionale. La presentazione, insieme al ct Roberto Mancini, avverrà oggi alle 18 nella sede della Figc a Roma. Quando nel 1988 sbarcò in Sardegna per guidare il Cagliari retrocesso in C1, convinto di essere «al volante di una Cinquecento», Ranieri dopo il primo allenamento telefonò raggiante alla moglie: «Mi chiedi come va? Mi sento come un pilota su una Ferrari». In tre stagioni conquistò due promozioni e la salvezza. Come dire: missione compiuta. Lo stesso obiettivo che inseguirà da neo dirigente azzurro.

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Si sono sfiorati qualche anno fa senza abbracciarsi. Ma era destino che Claudio Ranieri e la Nazionale prima o poi si incontrassero per lavorare assieme. Da ieri, come annunciato dal presidente federale Giovanni Malagò, colui che ha scritto alla guida del Leicester una delle pagine più belle del calcio mondiale - ma sono tante le imprese che sir Claudio ha realizzato sulle panchine di numerose squadre italiane e straniere - è il nuovo direttore tecnico azzurro e il presidente del Club Italia. Le dimissioni di Paolo Maldini gli hanno spalancato le porte della Nazionale coronando, a 74 anni, una carriera lunga e ricca. Era destino. Soltanto pochi mesi fa, quando si era interrotta in anticipo l'esperienza da senior advisor nella Roma anche per alcune divergenze con il tecnico Gian Piero Gasperini, Ranieri aveva risposto davanti all'eventualità di ricoprire un incarico in Nazionale: «Nel 2025 rifiutai perché ero impegnato con la Roma e non potevo avere due lavori. A questo punto sono libero quindi mai dire mai» - aveva sorriso nel corso dell'intervista rilasciata a Sky l'11 maggio a margine del premio “Gianni Di Marzio”. Quanto al possibile ruolo s'era mostrato pronto a tutto: «Dirigente o allenatore? Non lo so. Di sicuro quando l'azzurro chiama devi rispondere sì e basta», dichiarò esternando entusiasmo e massima disponibilità.

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