Mancini, in arrivo i primi nodi da sciogliere: c'entrano il regista e... l’Inter a tre

Fatto il ct, ora andrà fatta l'Italia: dallo staff alla rosa, il Mancio dovrà destreggiarsi su più fronti

MILANO - Fatto il ct, ora andrà fatta l’Italia. E Roberto Mancini è chiamato a compiere subito scelte forti, scelte su cui si sono arenati prima Luciano Spalletti, quindi Gennaro Gattuso. Il Mancio aveva costruito le fondamenta della Nazionale che avrebbe conquistato l’Europeo a Wembley su una formidabile cerniera difensiva composta dal duo Bonucci-Chiellini e, se potesse clonarli, avrebbe già risolto buona parte dei suoi problemi. Il ct dovrà invece destreggiarsi tra la volontà di giocare con il 4-3-3 e un campionato, quello italiano, dove quasi tutti - fino all’ultima stagione - giocavano con la linea difensiva a tre. Che è ormai un dogma all’Inter, squadra che fa la parte del leone pure nelle convocazioni in Nazionale.

Italia, il nodo tattico tra il 4-3-3 e gli uomini dell’Inter

Il cortocircuito è dato da un sistema di gioco - il 3-5-2 - che in nerazzurro ha come asse portante proprio la dorsale mancina occupata da Bastoni e Dimarco. Il passaggio al 4-3-3 minerebbe alla base il potenziale di entrambi: Dimarcosarebbe non facilmente collocabile (e Calafiori, nell’Arsenal, gioca proprio terzino sinistro...) mentre Bastoni, tolto dalla “mattonella” preferita, ha sempre deluso, tanto come centrale nella linea a quattro, quanto - emblematico quanto accaduto a Zenica con Gattuso - come perno centrale della difesa a tre. Mancini, va detto, ha il curriculum e il carisma per costruire una Nazionale in cui i due interisti possano non essere più protagonisti; ma può permetterselo, soprattutto se Dimarco confermasse gli straordinari numeri come uomo assist dell’ultima stagione? La questione sarà oggetto di riflessione, ma risulta difficile pensare che Mancini possa adottare soluzioni pasticciate anche alla luce da quanto accaduto a chi l’ha preceduto in azzurro.

 

 

Nazionale, il problema del regista per il centrocampo di Mancini

Di tutt’altro genere sono i problemi legati alla mancanza di un regista di livello internazionale. Il primo Mancini ne poteva schierare addirittura due: Jorginho come play e Verratti come mezzala sinistra “pensante” (un po’ “alla Seedorf” nel centrocampo del Milan ancelottiano). Gattuso - tanto per inquadrare quanto sia la penuria di talento nel ruolo - aveva pensato di rispolverare proprio Verratti per i playoff mondiali. Lì non a Houston, ma a Coverciano rischia di esserci un problema: accentrare Tonali potrebbe essere una soluzione “muscolare”, di certo non la migliore per il calcio che ha sempre praticato Mancini in azzurro. Ed, eccezion fatta per Fagioli, non si vede chi possa dare un po’ di fosforo al centrocampo.

 

 

Staff Italia: Oriali, Bollini e Bonucci al fianco di Mancini

Il ct, più prosaicamente, in queste ore sta lavorando con la Federcalcio per comporre i tasselli del puzzle legato allo staff. Dato per certo - se ne parla a parte - il ritorno di Lele Oriali (già suo “uomo ombra” pure in azzurro), il nodo principale è legato al vice. Per questo ruolo sono in netto rialzo le quotazioni di Alberto Bollini, ct dell’Under 19 (avrebbe un senso la sua promozione anche per questo), molto apprezzato pure da Malagò. Alternativa è Antonio Gagliardi che, dopo essere stato il vice di Chivu al Parma, ha fatto il Mondiale, sempre da vice, con l’Iran. Alla voce certezze fanno parte invece Massimo Maccarone e Massimo Roccati (preparatore dei portieri), entrambi già all’Al-Sadd col Mancio. Come collaboratore tecnico, oltre a “Big Mac” dovrebbe tornare in gioco pure Leonardo Bonucci, protagonista della campagna trionfale a Euro 2020.

 

 

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