Tudor, la Juve agli juventini! Premiati cuore e lavoro. Elkann benedice, il dettaglio della cravatta

Comolli e Chiellini hanno incontrato l’allenatore e il suo agente Seric: un anno in più e adeguamento dell'ingaggio. Con l'ok di John, che si presenta

TORINO - Mettiamola così: essere arrivati all’incontro clou con le idee chiare - tutti - ha agevolato un terreno che poteva essere scivoloso, e che invece si è fatto strada spianata. Igor Tudor alla Juventus fino al 2027: ci siamo. Mancano i dettagli, delle chiacchierate definitive, pressoché finali, però il grosso e pure di più è andato, pertanto si chiuderà prima di prendere il volo per l’America e di ripartire dal ritiro in Germania, dove il 10 agosto i bianconeri affronteranno il Borussia Dortmund (come le Women, nello stesso giorno). Nel confronto di ieri alla Continassa - presenti Chiellini e Comolli con Igor e agente -, i sorrisi si sono sprecati perché il clima non era mai stato così leggero. Il tecnico aveva avuto le più importanti rassicurazioni dalla telefonata di John Elkann e successivamente ci aveva pensato il nuovo dg ad accelerare, pur ricevendo le naturali considerazioni dell’allenatore sul contratto. In particolare sulla clausola d’uscita unilaterale - eliminata immediatamente -, che la Juve avrebbe potuto esercitare entro la fine di luglio, dunque con il Mondiale per Club pronto a diventare ulteriore terreno di prova in una stagione che per Tudor evidentemente non sembrava fatta d’altro.

Juve, l'accordo con Tudor

E invece. A pochi metri dalla partenza, l’accordo per blindarlo in bianconero è praticamente definito e segue le indicazioni ricevute nei giorni scorsi, iniziando dall’anno in più di contratto e proseguendo sulle cifre richieste: il nuovo ingaggio sarà sui 2,5 milioni, praticamente il doppio rispetto a quanto pattuito mesi fa con Giuntoli e per la missione Champions. Doppio è stato inoltre l’atto di fiducia mostrato dalla dirigenza, nonostante le iniziali virate in differenti direzioni. Chiusa la questione dirigenziale, a quel punto zero dubbi: il croato aveva mostrato tigna e carattere, però pure idee di gioco, visione a lungo raggio, rapporto speciale con il gruppo. Elemento che ha fatto la differenza, quest’ultimo, perché altri rischi e altre rivoluzioni di fatto erano impossibili da applicare, non senza aumentare i giri del timore. In particolare, a colpire è stata la sintesi della classifica, il quarto posto conquistato. Non solo: Comolli si è rifugiato sin da subito nei numeri, deformazione professionale, e si è convinto dal riassunto dei due punti a partita. Ecco, da qui in avanti gli sarà chiesto questo ritmo, quest’andatura, la possibilità di tornare subito a lottare per qualcosa di importante.

 

 

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Rimangono temi in sospeso

Del resto, l’aveva detto proprio il mister: due o tre colpi per tornare grandi. Tra ieri e gli scorsi giorni, magari ne ha aggiunti un paio in più, allungando qualche condizionale qua e là nel caso in cui dovessero registrarsi le uscite in programma e le occasioni da non lasciarsi sfuggire. Si capirà. Intanto, le parti torneranno a parlare, perché di temi in sospeso comunque ne rimangono. Il primo è evidentemente lo staff: l’ex Marsiglia era stato cristallino sulla necessità di dover aumentare il numero degli uomini di fiducia, ma non stringente riguardo ai nomi.

Per capirci: non c’era la profonda necessità di aggiungere pretoriani oltre a Javorcic (vice) e Rogic (preparatore dei portieri), per questo si alza la probabilità di avere nuovi elementi da parte della società, chissà se scelti direttamente da Comolli sui temi di performance e preparazione, elementi cari al direttore e basati - anche questi - sull’analisi dei dati, collegati alla prevenzione degli infortuni. Il resto sarà frutto del mercato, delle chance, dei risultati dell’algoritmo. E del rapporto, più forte, tra chi oggi è al governo bianconero. Sì, Tudor è al centro. E può godersi la conferma che aspettava da una vita.

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Elkann benedice Tudor con Chiellini e Comolli

Dall’outfit alla gestualità, e dalle parole ai fatti. Non esiste casualità, nel modo di fare, pensare, ed evidentemente agire di John Elkann. Il numero uno di Exor è arrivato ieri al Training Center della Continassa e ha voluto subito dirigersi sul campo, per vedere certamente i calciatori - accompagnato tra l’altro dal suo secondogenito Oceano Noah - ma soprattutto per testare il grado di resa della rivoluzione adottata soltanto qualche giorno fa. E allora eccoli, sull’uscio della porta con affaccio sulla sede: c’è Giorgio Chiellini, l’ex bandiera al quale ha affidato più poteri e molti di rappresentanza, e c’è Damien Comolli, il direttore generale a cui invece ha chiesto di ricostruire la Juventus dalle fondamenta, con un metodo nuovo, innovativo, perciò ambizioso e tutto da decifrare.

Per Elkann, ingegnere e padrone in fondo dei calcoli, un approccio forse più affine alle sue idee rispetto a quello adottato ai tempi (ormai) di Giuntoli. Comunque, vietato guardarsi indietro, anzi: grande voglia di proiettarsi in avanti, di raccogliere presto il frutto delle scelte. Insieme all’ad Maurizio Scanavino e al presidente Gianluca Ferrero, la massima dirigenza al completo è andata così incontro a Tudor, che qualche passo più in là del palazzo stava dirigendo l’allenamento del mercoledì e il terzultimo prima del volo per gli Stati Uniti.

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La cravatta di John, un segnale chiaro

Ecco, a tal proposito: c’è grande attenzione da parte della proprietà, dalla quale è arrivata senza indugi la richiesta esplicita di onorare la competizione in maniera seria. Alla squadra, il patron ha richiesto un approccio da vera Juve, di essere «competitiva e battagliera», anche perché è un «appuntamento dal respiro mondiale». Gli occhi di tutti saranno insomma pure su di loro. E non a caso, nemmeno un po’, il simbolismo massimo dell’erede di casa Agnelli è stato sancito da una cravatta a righe con tutte le coppe internazionali vinte dalla Juventus in bella mostra. Un segno di tradizione. Ma da rinnovare,e a partire dagli Usa, in sintonia con le dichiarazioni di Comolli nella conferenza di presentazione.

Elkann considera infatti la vetrina americana un’opportunità unica e negli ultimi anni la Juve tutta si è mossa bene sul versante a stelle e strisce, per tournée, marketing, ricerche e fanbase. Dunque, niente scherzi. E parola d’onore ottenuta pure da Igor Tudor, con il quale John si è trattenuto per qualche minuto, parlando dei difensori di una volta, della condizione dei suoi, delle sensazioni a pochi attimi dalla partenza. Il tempo di una battuta ad Adzic («Hai fatto gol!»), di chiedere notizie a Bremer - «Come stai?» e un «Bene, bene» di risposta - e di capire il polso del gruppo, che tutto intorno è tornato a colorarsi d’armonia. Uno scossone ha appena attraversato la Continassa e dei cocci sembra quasi non esserci più traccia.

 

 

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Juve, l'accordo con Tudor

E invece. A pochi metri dalla partenza, l’accordo per blindarlo in bianconero è praticamente definito e segue le indicazioni ricevute nei giorni scorsi, iniziando dall’anno in più di contratto e proseguendo sulle cifre richieste: il nuovo ingaggio sarà sui 2,5 milioni, praticamente il doppio rispetto a quanto pattuito mesi fa con Giuntoli e per la missione Champions. Doppio è stato inoltre l’atto di fiducia mostrato dalla dirigenza, nonostante le iniziali virate in differenti direzioni. Chiusa la questione dirigenziale, a quel punto zero dubbi: il croato aveva mostrato tigna e carattere, però pure idee di gioco, visione a lungo raggio, rapporto speciale con il gruppo. Elemento che ha fatto la differenza, quest’ultimo, perché altri rischi e altre rivoluzioni di fatto erano impossibili da applicare, non senza aumentare i giri del timore. In particolare, a colpire è stata la sintesi della classifica, il quarto posto conquistato. Non solo: Comolli si è rifugiato sin da subito nei numeri, deformazione professionale, e si è convinto dal riassunto dei due punti a partita. Ecco, da qui in avanti gli sarà chiesto questo ritmo, quest’andatura, la possibilità di tornare subito a lottare per qualcosa di importante.

 

 

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