Salvataggio di Savona sulla linea di porta difesa da Di Gregorio: dunque il pallone è a un centinaio di metri da Rui Patricio, il portiere dell’Al Ain. E da quella respinta impiega appena 22 secondi ad arrivare dalla parte opposta dopo otto tocchi in verticale tra i quali spicca in tunnel di Conceiçao fino al cross di Kelly respinto in qualche modo dalla difesa avversaria. Non è un’azione che ha portato a una delle cinque reti della Juventus nel debutto al Mondiale per Club, ma è quella che più di ogni altra riepiloga la filosofia di gioco espressa da Igor Tudor. Un offensivismo puro, con pregi e difetti che vanno presi per ciò che sono: di sicuro lo spettacolo non manca.
Juve, spettacolo e azzardo targato Tudor
E se è vero che la squadra degli Emirati esprime un livello di calcio più basso di qualsiasi avversaria di Serie A, è altrettanto evidente quanto ciò non cambi l’approccio della squadra plasmata dal tecnico croato: ricerca del palleggio rapido e verticale in spazi stretti per cercare la profondità, ma anche la ricerca di una manovra più ariosa e di conseguenza più divertente per chi guarda. Il rovescio della medaglia è altrettanto palese: il rischio di scoprirsi e lasciare qualche opportunità di troppo agli avversari è frequente ed è servito il miglior Di Gregorio (e pure un certa imprecisione dell’Al Ain) per mantenere la porta inviolata nella prima partita del Mondiale. Tuttavia fa parte del pacchetto: ci si può lavorare, ma la spettacolarità offensiva di questa Juventus vale qualche azzardo in fase difensiva.
