"Napoli con un girone in meno"
Quanto è difficile il suo lavoro quando si gioca ogni tre giorni?
«Hai tre squadre all’interno di una squadra. Chi gioca sempre, quelli che subentrano e chi non gioca mai. Devi lavorare soprattutto con chi ha minore minutaggio. L’allenamento migliore, per chi gioca con maggiore costanza, è la fase di recupero».
Giocare di più implica più stanchezza.
«Il corpo umano è come una macchina. Se la usi per 10 o 10.000 chilometri, cambia, si usura di più oppure di meno».
Perché alcuni calciatori volavano in certe partite e in altre apparivano fuori condizione?
«Capita non siano sempre al top. È normale non possano essere tutti sullo stesso piano atletico. Sono problemi comuni a ogni squadra. La scorsa annata abbiamo vinto lo scudetto a marzo, si doveva parlare di condizione fisica incredibile, nessuno ha proferito parola. Gli infortuni quest’anno sono stati un 5% in più rispetto a quelli dell’anno precedente, ma meno gravi».
Il risultato sposta i giudizi.
«Esatto. Poi cambia giocare 60 partite, come l’Inter, o 41, cioè un girone intero in meno, come il Napoli. Complimenti a loro per il titolo, ma è normale ci fosse una stanchezza diversa. Per alcuni abbiamo perso due scudetti, io dico che ci siamo sempre giocati il titolo, tranne che in una stagione. E siamo arrivati due volte in finale di Champions League: un traguardo enorme a livello sportivo ma anche finanziario».
