MONDIALI 2018

E dal ghiaccio emerse Golovin
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E dal ghiaccio emerse Golovin

Fino a 13 anni ha vissuto nel gelo della Siberia che lo costringeva a praticare il calcio a 5 in palestra, poi il provino con il Cska

dal nostro inviato Roberto Colombo mercoledì 20 giugno 2018

MOSCA (Russia) - Crescere a Kaltan, cittadina di meno di 22 mila abitanti nella Siberia Meridionale e che s’affaccia sul bacino del Kondoma, non dev’essere assolutamente facile. La città più grande, quella con i servizi essenziali, dista 30 km, mentre la capitale Mosca addirittura 3500, 50 ore di auto o 5 di aereo: un’autentica eternità. Aleksandr Golovin, la stella della Russia, il faro del Cska Mosca, il ragazzo su cui ha messo gli occhi la Juventus per garantirsi un futuro pieno di vittorie, ha saputo resistere a tutto, non solo al freddo insopportabile che caratterizza questa parte di Russia. Nel freddo ha temprato un carattere d’acciaio: nel gelo ha imparato a non avere paura di niente, a essere più forte di qualsiasi tipo d’avversità.

BENEDETTO MINATORE - Kaltan è la città dei minatori siberiani e il papà di Aleksandr lavora proprio in miniera: mentre il papà si spacca la schiena il piccolo Sasha si diverte, come la stragrande maggioranza dei bimbi della sua età, con il pallone. C’è, però, un grande problema: a Kaltan per 6 mesi all’anno c’è ghiaccio, ghiaccio vivo per terra, fa un freddo boia e giocare a calcio è impossibile. Per questo, nei mesi in cui la temperatura è troppo rigida, ad Aleksandr non rimane altra scelta che chiudersi in palestra e dedicarsi al futsal. Un giorno, però, Golovin senior decise di prendere il coraggio a due mani e parlò con un collega minatore che, nei ritagli di tempo, allenava i ragazzini del Metallurg Novokuzneck. E’ dalle giovanili del piccolo club di Novokuzneck che Aleksandr, a 13 anni, spicca il suo volo verso il mondo del grande calcio.

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