Qatar 2022: perfetti sconosciuti, evviva!

Grazie alla partita inaugurale tra i padroni di casa e l'Ecuador torna il sapore esotico dei Mondiali di una volta, quando scoprivi giocatori mai visti
Qatar 2022: perfetti sconosciuti, evviva!

“Un deserto/che conosco”. Chissà se nella testa di Daniele Orsato, il primo e ultimo italiano del Mondiale 2022, risuonerà il ritornello di Mogol: l’arbitro vicentino ha già diretto una partita in Qatar – nientemeno che un Al Sadd-Al Duhail 3-1 dell’11 dicembre 2018, quando tra i padroni di casa giocava ancora Xavi – e dunque ritroverà facce familiari. Per il resto, in attesa dei grandissimi in arrivo da lunedì, Qatar-Ecuador è la summa di tutto ciò che desideriamo dalla fase a gironi di un Mondiale: è presumibile che il livello tecnico non sia superiore a un qualunque Pisa-Cittadella, difficilmente vedremo più di due gol, ma resta intatta e scintillante la componente di mistero che è andata lentamente smarrendosi negli ultimi trent’anni di Mondiali sempre più globali. Invece su 52 ecuadoregni e qatarioti nessuno gioca in Italia, e meno del 20% in Europa: solo dieci, di cui tre nel Brighton di De Zerbi, su tutti l’ottimo centrocampista Moises Caicedo, tra i pochi elementi di spessore internazionale di una rosa che vanta il più bel nome di battesimo del Mondiale, l’attaccante Djorkaeff Reasco (suo padre, ex nazionale, era un accanito fan del grande Youri). Il Qatar risponde con un’autarchia fuori tempo e fuori moda che nemmeno il Piacenza di Gigi Cagni: 26 autoctoni su 26, in ritiro permanente a Marbella da due mesi, allenati dal catalano Felix Sanchez, un discepolo del tiqui-taka che per amore del giuoco e senso pratico non ha esitato a mettere in soffitta la dottrina-Cruijff e convertire la sua squadra in un 5-3-2 con cinque difensori bloccati. Una certa aridità della manovra qatariota è comprovata anche dai risultati ottenuti in estate in alcune amichevoli contro le nostre squadre di Serie A: Fiorentina-Qatar 0-0, Lazio-Qatar 0-0, Udinese-Qatar 1-2 (attenzione!), e avrete tuttavia notato come nessuna squadra italiana sia stata capace di batterli nemmeno nelle valli austriache.
Poi sì, ci sarebbe la cerimonia d’apertura. Non è chiaro di quali cenni storici voglia vantarsi il Qatar, proverbiale “scatolone di sabbia” come diceva Gaetano Salvemini (il politico socialista, non l’ex allenatore di Empoli e Bari). Al Mondiale normalmente viene associata la parola “festa”, che però con questi chiari di luna sembra un filo fuori luogo: al momento in cui scriviamo non c’è traccia mediatica nemmeno di una sottospecie di inno ufficiale. Lontani i tempi dei bombardamenti a colpi di Shakira, Ricky Martin, Nannini & Bennato, la parte glamour di Qatar 2022 rimane avvolta nel mistero: cercando bene affiora questa “Tukoh Taka”, official song che suona posticcia sin dal titolo, affidata a un triumvirato composto dalla star dell’hip hop Nicki Minaj, la colombiana Maluma e la libanese Myriam Fares – e immaginiamo i salti mortali per reperire qualche performer almeno decente che accettasse di mettere il faccione su un evento mediaticamente urticante.

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La partita

Infine, Qatar-Ecuador merita più di un’occhiata anche per le voci-spazzatura su un tentativo di corruzione condotto dai padroni di casa, che avrebbero promesso oltre 7 milioni di dollari agli avversari per scansarsi: una notizia farlocca inventata su Twitter da un troll arabo e cavalcata con ingordigia da noi popoli evoluti, probabilmente per il bisogno di sentirci moralmente superiori non solo rispetto al Qatar, ma anche a questi bifolchi di ecuadoregni che per denaro si venderebbero anche le partite dei Mondiali. Insomma, il Qatar grande squadra-antipatia del torneo, bersaglio ideale della nostra indignazione d’ispirazione scandinava: quando invece siamo stati proprio noi occidentali a vendergli tutto il Mondiale a peso d’oro, con dodici anni d’anticipo, il che rende ancora più ipocrita questa contrizione fuori tempo massimo. Godiamoci lo show: questo Mondiale così strano e sospeso, per certi versi virtuale, è il terreno ideale per assistere – nel bene e nel male – a cose mai viste.

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