Messi e l'Argentina contro il Messico nel nome di Maradona

A due anni dalla morte di Diego, la Pulga deve trascinare i suoi alla vittoria o sarà flop Mundial
Messi e l'Argentina contro il Messico nel nome di Maradona

Essere spalle al muro ha i suoi indubitabili vantaggi: sai che dovrai combattere da una parte sola. L’Argentina è spalle al muro, dopo il disastro al debutto con l’Arabia Saudita, una condizione che ha, appunto, i suoi indubitabili vantaggi: non sono più ammesse distrazioni, non ci si può più permettere la stessa attitudine mentale vista a inizio ripresa contro i sauditi se non si vuol incappare in un altro “fracaso”, in una nuova delusione dopo quella patita 4 anni fa nella Coppa del mondo in Russia. Ecco perché Argentina-Messico di stasera al Lusail Iconic Stadium pesa, almeno per la Selección, quanto una finale e, credeteci, non è la solita esagerazione giornalistica. Se sei l’Argentina, gli indubitabili vantaggi d’avere le spalle al muro non sono però finiti qui: hai pure la certezza d’avere il miglior giocatore al mondo, Lionel Messi, El Diez all’ultima grande recita d’una carriera straordinaria che non può e non deve chiudersi, in maglia albiceleste, con un’eliminazione al primo turno, con un addio alla Coppa del mondo nella fase a gruppi. Il migliore in attività in campo con il 10, il migliore della storia, il D10S Diego Armando Maradona, che ti guida e che tifa per te dallo stadio del cielo, 2 anni e un giorno dopo la sua morte. Non è un disperato appello a forze ultraterrene: o meglio, lo sarebbe in ogni altro angolo del Pianeta, non in LatinoAmérica dove le emozioni umane, siano di felicità oppure di tristezza, vengono vissute appieno, senza nessunissimo tipo di equilibrio. C’è chi vede Diego nel cielo, chi se lo immagina, accovacciato sulla traversa del Dibu Martínez, mentre soffia per allontanare dalla porta della Selección ogni tiro dei messicani. Ecco perché 40 milioni di persone, dall’estremo nord del Paese, Salta y Jujuy, fino a Ushuaia, la città più a sud del Globo, urleranno, piangeranno, si sgloeranno, insulteranno ed esulteranno ringraziando La Pulga, El Diegote e gli altri 10.

  

Le parole di Scaloni sulla gara e su Messi

Lionel Scaloni, il ct argentino, sa benissimo che la sua Nazionale non è quella vista contro i sauditi, sa perfettamente che, per tornare a incantare come in Copa América 2021 e pure nella Finalissima di giugno con l’Italia, l’Argentina deve riprendersi prima che sotto il profilo del gioco sotto quello psicologico: perché quando hai vinto 2 Mondiali nella tua storia e sei numero 3 del ranking Fifa, due schiaffoni in pieno viso da una Nazionale che sta 48 posizioni dietro di te può lasciare, nell’animo, scorie devastanti, può intaccare ogni tua sicurezza. E nessuno meglio del Diego può motivare ogni argentino, anzi, ogni argentino che abbia deciso di fare del calcio la sua passione e la sua professione. «Nessuno può dimenticare quanto successo due anni fa con Diego - attacca Scaloni -. Speriamo di regalargli una grande gioia, di farlo esultare lassù nel cielo: sappiamo che ci guarda, che ci accompagna, che è vicino a noi in ogni secondo e questo, per la Selección, è fondamentale. Stiamo per giocarci tantissimo, mica solo una partita di calcio. Abbiamo la responsabilità di un Paese che tifa per noi, ma abbiamo anche la certezza che ci andrà in campo darà tutto ciò che ha. I tifosi sanno quanto questa Nazionale abbia dato loro e quanto potrà ancora dare. Le critiche? Aiutano a crescere. A livello psicologico stiamo bene: chiaro, il day after la sconfitta con l’Arabia Saudita non è stato facilissimo. Erano tutti tristi e incazzati, come giusto che sia. Quando pigli un cazzottone sul viso, poi un altro e un altro ancora non ti rimane nulla da fare se non alzarti e tornare a combattere. Questo gruppo sa benissimo come rialzarsi. Cambierà qualcosa rispetto al match inaugurale: a livello di interpreti, mica di tipologia di gioco (Di María e Paredes confermati nei titolari, ndr). Non cambiamo tattica per quello che è successo martedì, questo è sicuro. Giriamo pagina e pensiamo al Messico. Loro sono un’ottima squadra, con un tipo di gioco chiarissimo e un eccellente ct come il Tata Martino».  
Il Messico è una grande squadra con un ct di assoluto livello, su questo non ci piove. La Tricolor, con il 10 ha Alexis Vega che gioca nel Chivas Guadalajara. L’Argentina, invece, ha il Goat, Lio Messi, una delle stelle del Paris Saint-Germain: sulla carta non c’è confronto, a meno che la Pulga non sia fisicamente acciaccato, così come molti media ventilavano nelle scorse ore. Scaloni non ci sta e allontana i fantasmi: «Lio sta bene, sia a livello fisico che di animo. Non so chi si sia inventato che non s’è allenato con il resto dei suoi compagni. E’ una menzogna, delle peggiori: ci sono anche le foto di Lionel sul campo. Sarà fondamentale, oggi come sempre, contro i messicani come contro ogni avversario che ha affrontato da quando, molto tempo fa ha iniziato la sua avventura in Nazionale».
Messi in campo, scortato e aiutato dai suoi 10 compagni. E poi Diego nel cielo: il Messico si può battere. L’ultima scossa albiceleste arriverà nel tunnel che porta in campo i giocatori, quando El Diez intonerà il discorso motivazionale. Diego avrebbe parlato della dedizione, dell’orgoglio per la bandiera, del rispetto per la maglia della Nazionale, come gli era stato insegnato da Menotti prima e da Bilardo poi. Messi userà parole diverse, ma concetti identici. Per rendere l’Argentina orgogliosa di lui. Ancora una volta.

 

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