Noppert e Turner, la rivincita dei numeri 12

I portieri di Olanda e Stati Uniti hannondato ragione ai propri ct: partiti tra la sfiducia, hanno subito un solo gol e ora, in caso di rigori, potrebbero diventare eroi
Noppert e Turner, la rivincita dei numeri 12

Il primo giorno a eliminazione diretta di un Mondiale, l’inizio della fase “mata-mata” per usare una geniale espressione portoghese, è come l’esplorazione di un continente nuovo. La calcolite acuta di cui sono caduti vittima nei giorni scorsi la Polonia o la Spagna ora non serve più: è dentro o fuori, brutale, magnifico. Si parte con un vero rompicapo: Olanda-Usa (ore 16), la meno convincente delle otto prime contro la più spavalda e sfrecciante delle otto seconde (Spagna a parte). Sono due squadre che non si sono mai trovate in svantaggio nei 270 minuti del girone e questo lascia pensare a una partita dal punteggio basso, in cui Van Gaal lascerà volentieri l’iniziativa a Berhalter e viceversa. Un minuetto ad alta gradazione tattica in cui il ct olandese indosserà i panni del Gran Maestro di scacchi, ma dovrà far attenzione a non rimanere bruciato dalle folate di nomi nuovi e antichi insieme: ovviamente Weah, ma anche Pulisic, McKennie, Tyler Adams che è il più giovane capitano del Mondiale, Sergiño Dest che avrebbe fatto comodo all’Olanda e invece, come il Buffalo Bill di De Gregori, ha scelto l’America. Possibili supplementari? Magari anche rigori? Perché no, e dunque sfida tra eroi per caso tra Andries Noppert e Matt Turner, due portieri arrivati a questo Mondiale accompagnati da una sottile sfiducia, che invece hanno superato la prima fase con appena un gol subito a testa.

Da Carlos ad Alexis

Argentina-Australia (ore 20) è una delle sfide più meridionali della storia dei Mondiali, dietro per latitudine solamente a Cile-Argentina (1930) e Cile-Australia (1974, 2014). È un abbinamento che suonerà familiare ai fedeli della Chiesa del Diego, visto che Maradona rientrò clamorosamente in Nazionale nel 1993 per aiutare l’Argentina a qualificarsi a USA ‘94 proprio attraverso il playoff contro i Socceroos. Quelle due partite di spareggio videro in campo anche Carlos MacAllister, papà di Alexis che ha sbloccato il risultato contro la Polonia e che, al contrario del babbo, poi ai Mondiali è stato convocato.

Materazzi meglio di Messi

Se è vero che la strada verso il Mondiale passa anche da una sconfitta, uno svantaggio o un qualsivoglia episodio negativo, l’Argentina ha il vantaggio di aver già superato quello shock: l’entusiasmo con cui ha ripreso a tempestare Szczesny anche dopo il rigore sbagliato da Messi fa capire che ora alle spalle del 10 c’è finalmente un gruppo, un gruppo che fino all’Arabia non perdeva una partita da tre anni. L’eliminazione diretta dà anche molta più importanza alle riserve, perché le partite dureranno anche 120 minuti (che con i maxi-recuperi saranno 135) ed è fatale che verranno risolte dai sostituti: in quest’ottica siamo curiosi di capire chi partirà titolare tra Lautaro Martinez, che sembra di nuovo sprofondato in uno dei suoi abituali periodi di depressione tecnica, e l’higuainesco Julian Alvarez, autore di un bellissimo gol contro la Polonia e molto più a suo agio del Toro nella nuova versione della Scaloneta ammirata mercoledì sera. È vero, contro i danesi l’Australia ci ha già fregato una volta, ma contro la Francia ha visto la palla sempre meno col passare dei minuti: pane per i denti di Messi,che non vede l’ora di segnare il suo primo gol Mondiale a eliminazione diretta – ne ha fatti meno di Grosso e Materazzi, il che è tutto dire. L’Australia dovrà pedalare, pedalare, pedalare, coprire, ripartire a perdifiato e approfittare degli intervalli d’assenza che l’Argentina presto o tardi le concederà. Il ct Graham Arnold starà certamente mandando a memoria la lezione del suo ex capo Guus Hiddink, che il 26 giugno 2006 a Kaiserslautern tappò ogni spiraglio all’Italia fino al minuto 92:40: finché Pirlo pescò Grosso, quello andò via a Bresciano, entrò in area, sterzò a destra e, al sentirsi sfiorare da Neill, cadde come corpo morto cade. Un rigore piccolo così, che in questo Mondiale di illusioni ottiche verrebbe certamente confermato dal Var.

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