© EPACon una risoluzione che definire pilatesca, è un eufemismo, la Fifa ha deciso di non bandire Israele dalle competizioni calcistiche, come reclamato da mezzo mondo a causa del genocidio palestinese in atto a Gaza. Gianni Infantino dixit: "Noi ci impegniamo a utilizzare il potere del calcio per unire le persone in un mondo diviso. I nostri pensieri vanno a coloro che soffrono nei numerosi conflitti che esistono oggi nel mondo, e il messaggio più importante che il calcio può trasmettere in questo momento è quello di pace e unità. La Fifa non può risolvere i problemi geopolitici, ma può e deve promuovere il calcio in tutto il mondo sfruttando i suoi valori unificanti, educativi, culturali e umanitari».
Mondiali, no della Fifa al bando di Israele
A proposito di sfruttamento, giova ricordare come Infantino sia lo stesso signore che, al tempo del mondiale in Qatar, ignorò le denunce di Amnesty International sulle "centinaia di migliaia di lavoratori che hanno subito violazioni dei diritti umani per rendere possibile lo svolgimento dei Mondiali di calcio in Qatar; i loro diritti non possono essere dimenticati o messi da parte". Per non dire dei calpestati diritti dei gay e delle comunità Lgbtq+. La verità è che, sul no della Fifa al bando di Israele, pesano anche le pressioni di Trump (con il quale Infantino intrattiene uno stretto rapporto anche in vista del Mondiale 2026): il presidente americano è il primo, potente alleato di Israele e non vuole intralci calcistici al suo piano di pace in discussione in questi giorni. E così, anche l'Uefa di Ceferin ha rinviato ogni decisione. Mentre a Gaza si continua a morire.
