Il 'Falco' colpisce ancora: è stato Mario Ferri, 38enne pescarese, ad invadere il campo allo stadio 'Ullevaal' di Oslo in occasione della partita tra Norvegia e Israele valida per le qualificazioni Mondiali. Come ha documentato lui stesso sui suoi profili social, Ferri ha invaso il campo indossando una maglia con la scritta 'Free Gaza'. Bloccato subito dagli steward, Ferri ha terminato la sua serata in ospedale con un lungo taglio alla mano e 8 punti di sutura. Non è la prima volta che 'Il Falco' è protagonista di invasioni di campo, anche in occasioni di partite internazionali, in oltre 20 anni di 'incursioni' la più famosa quella ai Mondiali del 2022 in Qatar, quando entrò in campo durante Portogallo-Uruguay con una bandiera arcobaleno e la scritta 'Save Ukraine'. In quell'occasione Ferri venne addirittura arrestato, per poi essere liberato solo grazie all'intervento del presidente della Fifa Gianni Infantino.
Il racconto di Ferri
Questo il racconto dell'invasore di campo: "Dei ragazzi della Palestina mi hanno aiutato a entrare nello stadio. Cosa Ho otto punti di struttura. Sono riuscito a fare invasione come al mio solito. L'unico problema è che allo stadio c'erano i cecchini e la polizia israeliani in difesa della nazione israeliana. Mi fa malissimo la ferita. Quando sono entrato, ovviamente non sapevano delle mie intenzioni. Io ho superato gli steward norvegesi, loro mi sono saltati addosso insieme a quelli israeliani ed è successa una cosa grave. C'ho ancora tutte le macchie di sangue, un casino. Otto punti. Dicevo. Supero gli steward norvegesi, ma c'erano anche degli israeliani che non erano stewars. Tutti atletici, sono entrati dietro di me, mi hanno raggiunto perché mi hanno tagliato la strada in due o tre, mi hanno preso, ammenettato e mi portato sotto le gratinate dello stadio dove mi hanno messo una manetta qui sul polso". Mentre mi stavo tirando, perché questi leggendo la scritta sulla maglia mi volevano fare male apposta, mi hanno tirato così forte da aprirmi praticamente la mano, me l'hanno tirata verso sopra e mi hanno squartato la mano".
"Sono stato a Gaza"
"Ci azzuffiamo io e questi cinque che non erano neanche poliziotti ma tipo sicurezza israeliana. Io per difendermi, perché hanno iniziato loro, ho tirato talmente forte da tagliarmi praticamente la carne della mano. Se lo tiravo dall'altra parte mi tagliavo le vene. Poi ci separa la polizia norvegese, mi prendono e mi portano via. All'ospedale ero in stato arrestato d'arresto. Per fortuna la Norvegia, che un Paese pro Palestina, dopo un paio di ore, cioè mezz'ora fa, mentre mi medicavano mi dicono sei un "lucky guy". Sei fortunato, puoi andare. Però voglio dire una cosa, qualcosa io ho dato. Le nocche sono belle rotte. Eh ragazzi, se qualcuno ti attacca, ti devi difendere. Io non sono così, però se vengo aggredito, cioè io sono entrato pacificamente, stavo con quelli della Palestina, mi hanno aiutato loro perché l'hanno distratto loro. Ci sono i video, mi arriveranno a breve. È stata un'emozione perché alla fine uno perché fa questo? Io sono stato un anno fa a Gaza, ho visto quello che ho visto, è orrendo, e sicuramente a modo mio posso mandare un messaggio, invece di andare a spaccare le stazioni, penso che sia un modo migliore".
"Vi spiego perché mi chiamano il Falco"
"Il Falco viene da un soprannome legato alla mia prima invasione di campo. Avevo 18 anni, avevo fatto una scommessa con degli amici. Hai il coraggio di invadere il campo durante Pescara-Sambenedettese e andare sotto la curva degli altri tifosi e fare il gesto dell'ombrello? Si trattava di una partita di cartello in Abruzzo con una grande rivalità. Da pescarese invado il campo, veloce come un falco. E allora un cronista dice 'veloce come un falco questo invasore'. Io vado sotto la curva e mi lanciano accendini e bottiglie, cosa che allora potevano entrare. Oggi invece non più. Tutto questo perché ovviamente gli avevo fatto così col braccio e si erano incazzati. Avevo 18 anni ed ero sul giornale, in prima pagina. Da lì nasce il Falco".