Alla vigilia di Italia–Israele, gara che può garantire la qualificazione matematica ai playoff per il Mondiale 2026, Gennaro Gattuso ha parlato a Sky mostrando la solita intensità ma anche un lato più emotivo. “Siamo felici che ci sia stata una tregua. Vedere la gente che torna a Gaza è qualcosa di emozionante. Qualcuno contesterà, ma avremo anche 10mila persone allo stadio. Dovremo essere bravi a far venire voglia a tutti di tifarci”. Un messaggio di empatia e unità, che va oltre il calcio e introduce una partita dal peso specifico altissimo. Poi il CT ha aggiunto: “Mi innamoro dei miei ragazzi perché li vedo come affrontano gli allenamenti. Lo sapevamo da due mesi che non si può sbagliare, ma apprezzo tanto la crescita del gruppo”.
“Mi alleno come gioco. È la mia idea di calcio”
In conferenza stampa Gattuso ha aperto con un ricordo personale: “Io mi allenavo al 100% perché ero il più scarso a livello qualitativo, la mia unica strada era quella. Giocavo con intensità, e forse avrei dovuto riposarmi di più, ma è il mio modo di essere. Quando si lavora bisogna farlo come in partita”. Una filosofia che ha cercato di trasmettere anche agli azzurri, con grande attenzione alla preparazione: “Abbiamo tanti strumenti per valutare quello che vogliamo fare. Diamo grande importanza ai numeri, nei quali credo fortemente”.
"Ho ripensato a Lippi e Trapattoni"
Parole che raccontano il suo metodo: concretezza, ritmo e mentalità competitiva. “È giusto che i giocatori si riposino – ha aggiunto – ma quando si lavora bisogna dare tutto” Poi un passaggio più personale, che mostra il legame profondo di Gattuso con la maglia azzurra: “Penso sempre che c’è tantissima gente che pagherebbe per stare qua. Io lo vivo come un sogno. Oggi stavo pensando ai vecchi allenatori che ho avuto qua come Lippi e Trapattoni, e andando a fare la conferenza mi sono detto: chi l’avrebbe mai detto che avrei avuto questa possibilità?”.