© APSNon si può parlare male del Mondiale perché non ci siamo andati e, criticandolo, sembra che rosichiamo. Il che è peraltro vero, almeno in una certa percentuale (si rosica parecchio). Però è anche dura essere esaltati per un Mondiale che inizia con un clima così ostile e diffidente: una festa dello sport che blocca alla frontiera atleti e arbitri stona con la filosofia dell’evento. Lo sport e la politica dovrebbero correre il più possibile paralleli, evitando incroci che spesso sono sconvenienti. Inoltre, sotto il profilo tecnico, per ora, non convince del tutto la formula a 48 squadre. Ovvio, si fa sempre in tempo a cambiare idea, ma la fase a giorni appare come un’eterna sfilata di partite quasi inutili, visto che si qualificheranno in 32. È vero che un Mondiale offre le sue chicche nascondendole dentro partite che, sul cartellone, sembrano insignificanti e poi diventano romanzi di calcio, ma l’appeal della prima settimana è davvero scarsino.
Gli interrogativi intorno al Mondiale 2026
Dopodiché, il Mondiale è il Mondiale, come Sanremo, ci siamo appassionati a quello invernale in Qatar, finiremo per goderci anche questo in formato maxi, soprattutto quando si rimpicciolirà dai quarti di finale in poi. Certo, resta il dubbio se la strada presa dal calcio negli ultimi vent’anni non ci stia allontanando dalla purezza di uno sport che deve il suo successo all’essenzialità, quella delle regole, dello spettacolo e di ciò che gli gira intorno. Abbiamo davvero bisogno di 104 partite (vent’anni fa erano 64) per godere di un torneo magico come quello che assegna la Coppa del Mondo? Abbiamo bisogno di questo gigantismo che con le sue difficoltà di gestione complica la vita degli atleti, invece che esaltarne i gesti (quelli che, alla fine, ci interessano)?
Non si tratta di fare discorsi da vecchi, ma di preoccuparsi di cosa facciamo vedere ai giovani, soprattutto i più giovani. Che idea di calcio (e di sport) vogliamo che apprendano. Tutte le generazioni nate prima del 2000 sono state folgorate dalla magia di un Mondiale e legano a quello ricordi indelebili. Quello che inizierà oggi sarà in grado di fissarsi in testa a qualche decenne o qualche quindicenne? O finirà per essere scrollato dalla memoria come un video di Tik-Tok?
