© Getty ImagesQuattro anni fa, 16 giorni esatti prima della partenza per andarsi a giocare la Coppa del mondo in Qatar, Alexis Mac Allister aprì a Tuttosport le porte di casa sua, a Brighton, sud dell’Inghilterra, per un’intervista esclusiva. Off the records, a taccuini chiusi, tra un sorso di mate e una medialuna, il croissant per cui impazzisce ogni argentino che si rispetti, gli dissi: «Ora che Lo Celso si è infortunato non c’è alcuna chance che tu non sia titolare dell’Albiceleste. Anzi, ti dirò di più: sarai un elemento chiave nell’Argentina che vincerà il suo 3° Mondiale». La sua risposta fu secca e accompagnata da una faccia tra l’incredulo e lo stupito: «Io non credo, però ojalá que sì, speriamo proprio tu abbia ragione!». L’epilogo di siffatta profezia è storia: terza stella sul petto della Scaloneta, che si laurea campione al termine di una finale bellissima, con Alexis fondamentale in tutto il torneo e decisivo anche nell’ultimo atto con quel passaggio col contagiri per il gol del Fideo Ángel Di María. Pochi giorni fa, nel cuore della notte, il cellulare si illumina per un messaggino. Il mittente? Ma ovvio, Alexis Mac Allister: «Mica vorremo dimenticarci dell’intervista cabulera, della chiacchierata che porta fortuna, vero?». Ed eccola, dunque, l’intervista-cabala alla vigilia del secondo Mondiale del crack di Santa Rosa, La Pampa. Godetevela!
Vita privata
«A livello personale, negli ultimi 4 anni, la mia vita è cambiata radicalmente e, credetemi, non potrei chiedere di più. Sono diventato papà per la prima volta: mia figlia Alaia è il miglior regalo che potessi mai desiderare e tutto questo è stato possibile grazie ad Ailén, la mia adorata compagna. Ailén mi sostiene in ogni attimo della mia giornata: siamo legatissimi, apprezziamo e godiamo di ogni istante passato insieme e pure delle cose semplici della quotidianità. Personalmente sento che sono cambiato molto, che sono cresciuto tantissimo soprattutto mentalmente. Non sono cambiato di una virgola, però, per ciò che riguarda la personalità, le priorità, le cose che reputo realmente importanti nella vita di un essere umano: la famiglia, gli amici, il calcio. Adoro il fútbol, le emozioni che mi regala e sì, ovvio, a volte ripenso a quel gol alla Polonia piuttosto che alla palla che ho dato al Fideo contro la Francia. Senza ombra di dubbio sono due ricordi molto speciali della mia carriera di calciatore, qualcosa che non dimenticherò finché campo. In questo momento, però, sto cercando di focalizzarmi maggiormente sul presente e sull’essere al massimo sotto ogni aspetto per continuare a collezionare momenti come quelli di 4 anni fa, emozioni che non si scordano, che ti rimangono sulla pelle per tutta la vita. Ecco, no: non mi sono tatuato la Coppa del mondo del Qatar - ma alcuni suoi tifosi italiani sì, ndr - e nemmeno la Copa América o il trofeo della Finalissima vinta a Wembley contro l’Italia. Però ci ho pensato più volte e sicuramente dopo questo Mondiale qualcosa mi farò... Magari un altro trofeo - ride di gusto -».
