E all’improvviso, si è girato Gonçalo. Per ora, solo con la maglia del Portogallo. A vederlo svettare di testa in una gara che potrebbe cambiare il destino mondiale dei portoghesi, però, anche i milanisti devono aver cominciato a sfregarsi le mani. La partita più emozionante vissuta finora al Mondiale, l’ha decisa lui, Gonçalo Ramos, il centravanti del Milan nuovo di zecca. Il quale fino a qui non aveva ancora fatto uno squillo, ma che nella notte italiana di venerdì si è rifatto alla grande: suo è stato il gol del 2-1 al 94’ che manda il Portogallo a giocarsi gli ottavi contro la Spagna. “Chi mi conosce lo sa: ogni volta che c’è bisogno di un gol negli ultimi minuti, possono chiamare Gonçalo Ramos, non è la prima, né la seconda, né la terza volta che succede”, ha commentato l’attaccante, appena finita la partita. “La squadra sta crescendo. È una competizione corta, ma che richiede molto lavoro assieme, molti allenamenti. Ci sentiamo come se fossimo qui da tantissimo tempo, anche questo pesa, ma siamo forti come gruppo. A partire da ora è sempre dentro o fuori e abbiamo dimostrato di esserci. Contro la Spagna faremo il Portogallo, giochiamo per la vittoria e lotteremo fino alla fine, noi non moriamo mai”. La partita della consacrazione di Gonçalo Ramos è anche quella della nostalgia per il vero Leao, che… toh, si è rimesso in moto proprio nella partita più delicata per i suoi. Sulla sinistra ha fatto vedere tutto il suo repertorio: dribbling, sgasate, conclusioni (ha preso pure una traversa).
"È il mondiale di Ronaldo"
Poi è arrivato anche l’assist perfetto per Ramos. “Vogliamo dare questo Mondiale a Ronaldo, perché è l’unico trofeo che gli manca - ha detto Leao -. Ha sempre dato il massimo e dobbiamo cercare di aiutarlo, perché quando nei momenti decisivi lui non sbaglia mai, anche quando lo sommergono di critiche”. CR7 ha segnato il rigore dell’1-1, ha portato a casa il trofeo come migliore in campo e ha lasciato per i posteri un’immagine da incorniciare, quando è andato sotto alla curva dei tifosi portoghesi di Toronto con la maglia di Diogo Jota, a un anno dalla scomparsa. Intanto la sorella del giocatore, Katia Aveiro, gelava tutti con le sue dichiarazioni ai media portoghesi, poco prima del match. “Per quello che ne so, preparatevi a salutarlo. Penso che il momento del ritiro dalla nazionale sia vicino. Godetevelo, perché sarà difficile trovare uno come lui”. Ronaldo a fine gara, quando gli hanno chiesto di commentare le parole della sorella, lui non si è sbilanciato. “Il futuro non importa adesso. Avrò tempo dopo, ne parlerò con la famiglia e prenderò la decisione migliore, non lo farò sull’onda dell’emozione. Modric? È una leggenda del calcio, spero continui a giocare”.
"Non meritavamo questo risultato"
Nella grande serata portoghese, c’è una Croazia che esce dal Mondiale con tutta la rabbia possibile. Il gol segnato al minuto 104 e poi annullato a Gvardiol dal Var, utilizzando il chip dentro al pallone per capire se la palla fosse stata toccata o meno da Matanovic, ha scatenato la furia dei croati. “L’arbitraggio è stato deplorevole, non ci è stata fischiata una punizione a favore in tutto il match - è stato il commento del ct Dalic -. Una pessima direzione di gara, non c’è dubbio. Però la Croazia ha perso e non è inutile lamentarci, c’è poco da fare. Complimenti comunque ai miei giocatori, non meritavamo questo risultato”. La Fifa ha addirittura diramato un comunicato per spiegare la decisone del Var. Il chip super tecnologico inserito nel pallone ufficiale ha rilevato un tocco leggerissimo, e di conseguenza nel grafico fatto vedere all’arbitro c’era un’onda che lo indicava. “Io quello che ho sentito è un contatto leggerissimo, forse con un capello”, ha detto Matanovic a fine gara ai media croati quando gli hanno chiesto dell’episodio finora più controverso visto al Mondiale. La Croazia è uscita per un pelo, insomma. Tanto è bastato per far piangere i suoi tifosi che salutano il Mondiale e, in attesa di annunci ufficiali, anche Luka Modric.
