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Prandelli gioca il derby: «Inter e Milan, fateci divertire»
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Prandelli gioca il derby: «Inter e Milan, fateci divertire»

L’ex ct: «Mancini sa costruire, Mihajlovic deve farsi capire»twitta

mercoledì 9 settembre 2015

di Stefano Pasquino

MILANO - Da una parte Jovetic, Melo e Ljajic, dall’altra Balotelli, Montolivo e tutti i suoi ex soldatini in Nazionale. Quello di domenica sarà il derby di Cesare Prandelli, allenatore - ma pure maestro di vita - di molti tra i più attesi protagonisti della notte che infiammerà Milano.

Prandelli, chi si gioca di più tra Inter e Milan?

«Nessuno ha da perdere nulla, piuttosto c’è molta curiosità nel vedere due formazioni che si sono molto rinnovate e stanno ancora cercando una propria filosofia di gioco. Sono pure curioso di vedere come metteranno in campo le squadre due allenatori che, oltre ad aver lavorato insieme, si conoscono pure molto bene».

Quanto tempo occorrerà a Mancini per dare un senso compiuto a ciò che ha in mente?

«Serviranno un po’ di settimane ma, avendo in squadra giocatori di carattere, può comunque ottenere buoni risultati come peraltro fatto nelle prime due partite di campionato in cui l’Inter ha sempre vinto. Un’Inter che, con Atalanta e Carpi, è andata pure alla ricerca del gioco e questo è importante».

Qual è l’acquisto delle milanesi che la stuzzica di più?

«Uno è sicuramente Bacca perché è un giocatore che ha la capacità di trovare rapidamente la profondità; l’altro è Jovetic che, a livello tecnico, penso sia uno dei giocatori più forti del nostro campionato».

A proposito, si aspettava che il suo vecchio allievo avesse un impatto così importante nell’Inter?

«Stevan nasce leader: a 17 anni era già capitano del Partizan ed è sempre stato un ragazzo serio, di quelli con qualità umane importanti. Non mi stupisco quindi che si sia ambientato tanto bene all’Inter. Ora però può crescere ancora tanto perché ha trovato un allenatore come Mancini che fa migliorare i giocatori».

Si aspettava un Mihajlovic così in difficoltà dopo due giornate di campionato?

«A differenza di Mancini, che era già sulla panchina dell’Inter la scorsa stagione, Mihajlovic deve ancora dare un impronta caratteriale alla sua squadra. Sinisa, come tutti gli allenatori, ha bisogno di tempo. La squadra poi deve iniziare a capirlo in fretta: anche perché, come diceva Mazzone, fa prima una squadra a conoscere il proprio allenatore che il contrario. E le difficoltà di Mihajlovic sono quelle di un allenatore che deve dare un’impronta tattica e carattere a un organico molto rinnovato».

A livello mediatico intanto Mihajlovic ha scelto di criticare apertamente i suoi giocatori. Non c’è il rischio, in una grande squadra, che questo possa comportare una crisi di rigetto?

«Credo che lui abbia parlato prima con i suoi giocatori e avrà detto loro come vuole gestire la comunicazione verso l’esterno. Tutte le gestioni di un gruppo possono essere opinabili o discutibili: ciò che però è importante è la credibilità che un allenatore ha nei confronti della squadra. E Mihajlovic mi sembra che si ponga in modo molto leale verso i suoi ragazzi».

Lei ha allenato Felipe Melo prima a Firenze, quindi a Istanbul: è cresciuto a tal punto da diventare imprescindibile per un allenatore come Mancini?

«Felipe è ineguagliabile per carattere e personalità e, in più, possiede un gran fisico. Ha trovato quelle difficoltà alla Juve perché a Torino pensavano di vedere un regista. Mancini lo conosce meglio di me, sa che ha trovato un lottatore, un leader, un giocatore che dà tutto per la maglia. Però Melo non è un regista: lui può dare ordine, ha personalità, trasmette sicurezza ma non è certo un regista».

Kondogbia vale già tutti i soldi per cui è stato pagato?

«Non do giudizi sul mercato ma sui giocatori e lui, insieme a Melo, rappresentano una coppia davvero molto, molto interessante... La chiave tattica del derby è proprio lì, a centrocampo». 

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