© ANSAMILANO - In principio fu Shenzhen. Poi Reggio Emilia, la stracittadina di campionato, quella valida per il Trofeo Berlusconi e, infine, quella per il Trofeo San Nicola a Bari. Domenica sera andrà in scena il sesto (e ultimo, visti i risultati nelle semifinali d’andata di Coppa Italia) derby stagionale. Un derby tra deluse, considerato che, dopo l’uno-due firmato Lasagna-Maccarone, per la prima volta in stagione le milanesi si sono trovate fuori dalla zona Champions.
MILAN AL PALO SUL MERCATO - La classifica è peraltro figlia della precarietà che sta attraversando la Milano del calcio. Quello che doveva essere l’anno della rinascita rischia di essere l’ennesimo anno di transizione in cui le milanesi hanno iniziato invece a pensare anche a dei piani B che non contemplino i proventi derivanti la partecipazione alla Champions nonostante i 190 milioni investiti in estate sul mercato. Fotografia dell’estrema precarietà in cui vive il calcio milanese è pure il ricordo del derby d’andata, 13 settembre, deciso da Guarin - accasatosi nel frattempo a Shanghai - in cui protagonisti erano stati Santo, Diego Lopez e Luiz Adriano (oggi tutti precari). Il brasiliano era stato addirittura ceduto ma è tornato indietro da Nanchino per sommo dispiacere di Galliani che con quei soldi avrebbe (forse) regalato a Mihajlovic un rinforzo per puntellare le corsie esterne.
INTER, IL GIOCO DOV'E'? - Una squadra, l’Inter, che non ha ancora trovato una precisa fisionomia. Quello che pareva un valore aggiunto nei primi mesi della stagione - ovvero la capacità di riuscire a cambiare uomini e sistema di gioco senza che venisse intaccata la bontà dei risultati ottenuti - è diventato un handicap. Perché, nel frattempo, il valore della concorrenza si è alzato (come prova la doppia sfida con la Juventus in campionato prima, Coppa Italia poi) mentre l’Inter, anziché fare l’ultimo salto di qualità, trovando senso compiuto, ha perso sicurezze. A Mancini - c’è da scommetterci - verrà rinfacciato l’acquisto di Felipe Melo ma qualcuno dovrà invece chiedersi se era il caso, in tempi di fair play finanziario, di investire 31 milioni (più 6 di bonus...) su Geoffrey Kondogbia. Ben altri problemi ha l’amico Sinisa se è vero che per settimane il fantasma di Marcello Lippi ha popolato i corridoi di Milanello: un esonero solo sfiorato quello del serbo a cui però, in assenza di terzo posto finale, potrebbe addirittura non bastare la conquista della Coppa Italia per preservare il posto di lavoro (i sogni di Berlusconi portano tutti a Conte, qualora il ct dovesse scegliere la Premier - e il Chelsea - i vari piani alternativi porterebbero a Montella o Di Francesco).
