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Atalanta, scuola del calcio
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Atalanta, scuola del calcio

Alla scoperta dei segreti del settore giovanile bergamasco, la fabbrica dei futuri campioni

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venerdì 22 settembre 2017

di Stefano Salandin

TORINO - Giuseppe “Beppe” Bergomi ha vinto due Mondiali: uno da giocatore nel 1982 e uno da... commentatore nel 2006. Da anni, la sua attività ai microfoni di Sky è quella nota al grande pubblico, ma la sua grande passione calcistica è il lavoro in campo con i giovani. Anche per questo osserva con particolare attenzione l’attività che portano avanti a Bergamo.
«Perché quella dell’Atalanta è una vera e propria scuola di calcio. Cura molto i ragazzi del territorio che sono ancora animati da una enorme “fame” di calcio».

GAGLIARDINI E I SUOI FRATELLI

A Zingonia c’è una grande attenzione alla parte tecnica: un punto di forza per il futuro di un calciatore?
«Certo, perché il talento a volte va aspettato, ma la tecnica va allenata sempre e aiuta comunque a migliorare. Io ho allenato due anni la Berretti dell’Atalanta e la vera lezione è stata proprio quella, a prescindere dai moduli e dalla tattica che appassionano gli allenatori ma che non sono così essenziali per far crescere i giovani».

Qual è la filosofia del lavoro a Zingonia?
«Quella di appassionare il ragazzo alla tecnica, alla gestione della palla. Che, poi, è la grande lezione che ci danno gli spagnoli in questi anni... Prima, e non è banale, bisogna saperla insegnare, poi si deve appassionare il giovane. E’ stata la forza del progetto portato avanti da Favini, storico responsabile del settore giovanile».

COSTANZI: «BRAVI DI CORSA»

Non è raro che si dica, di un giovane: “ecco, quello arriva dall’Atalanta”. Suggestione o c’è davvero una specificità?
«Non è un caso: è un vero marchio di fabbrica. Lì si insegna la gestualità, il modo di stoppare il pallone, la postura del corpo».

Ecco, ma quello bergamasco è un modello esportabile oppure è un’eccezione?
«Questo è un discorso molto più ampio: se davvero si crede nei settori giovanili, allora bisogna far crescere allenatori che si dedichino esclusivamente a quello, senza considerarlo un trampolino per altri obiettivi. E poi abituarsi a non considerare prioritario il risultato».

L’abitudine a vederli in prima squadra facilita l’inserimento dei ragazzi?
«Ma in tutte le piazze i giovani godono di bonus particolari che non vengono più concessi ai veterani. Piuttosto, l’Atalanta deve fare un monumento a Gasperini...».

Uno degli esempi è Gagliardini, che ha compiuto il grande salto verso l’Inter: lui può essere considerato un “prototipo” di prodotto del vivaio atalantino?
«Assolutamente sì. L’ho anche allenato, quando ero a Zingonia, e già allora avevo apprezzato le sue capacità tecniche. Con il lavoro le ha affinate e appena è arrivato all’Inter ha mostrato subito cosa significhi avere il “mestiere” di spare gestire il pallone. L’unica cosa che in campo ti tira fuori dai guai».

SKY SPORT

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