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Quei 40 passaggi dell'orchestra Gasp

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Quei 40 passaggi dell'orchestra Gasp
© LAPRESSE
 Xavier Jacobelli domenica 12 gennaio 2020

Alla fine, l’Atalanta ha pareggiato perché il formidabile Handanovic ha parato a Muriel il rigore n. 24 della sua carriera, eguagliando il record assoluto di Pagliuca. Eppure, il saggio di calcio che la Dea ha dato a San Siro, in casa della capolista, è stato spettacolare e avrebbe meritato il successo pieno. Per usare il lessico di Conte, a dominare nella ripresa non sono stati i suoi, ma i nerazzurri venuti da Bergamo. Superato lo choc del gol a freddo di Martinez e scontato il ritardo di condizione di Zapata, titolare per la prima volta dopo 97 giorni, l’orchestra di Gasp ha interpretato il suo spartito con un secondo tempo impressionante per continuità di gioco, ermetica tenuta difensiva, tenuta atletica, martellante manovra offensiva. La Dea ha messo l’Inter alle corde, incapace di interrompere la trama di quei 40 passaggi consecutivi, paradigma del calcio che Gasp intende e la sua squadra mette in pratica. L’Inter si è retta sulla straordinaria efficacia del duo Lukaku-Martinez, micidiale quando colpisce in contropiede, tuttavia, quanto a gioco, la gara di ieri sera ha costituito un evidente passo indietro. Nota a margine: è un vero peccato che una sfida di così alto livello, impreziosita dalle perle di Lautaro e Gosens, sia stata macchiata dalla topica di Rocchi & Irrati che hanno negato ai bergamaschi il macroscopico rigore su Toloi. La lotta per lo scudetto e per un posto in Champions League non può essere inficiata da errori così marchiani. Prima o poi, Nicchi e Rizzoli, anziché organizzare inutili incontri con capitani e allenatori, dovranno spiegarci se il Var esista davvero. Se funzioni o se chi sta davanti al Var, dorma. Perché l’arbitro che sta in campo al Var non vada, quando, al contrario, dovrebbe incollarvici sopra.

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