Torino-Bologna 1-0: decide Berenguer

I granata conquistano la seconda vittoria consecutiva in campionato e chiudono il girone d'andata al settimo posto
Torino-Bologna 1-0: decide Berenguer© Alessandro Falzone/Agenzia Aldo Liverani sas

TORINO - E tre! Dopo la Roma e (in Coppa Italia) il Genoa, il Toro batte anche il Bologna e continua a restare nel treno delle squadre alla rincorsa di un piazzamento in Europa League. Accorciate anche le distanze dal Cagliari, sesto: e ora solo a +2. Ma che fatica, che fatica. Che sofferenza. Perché tra stanchezza post maratona di giovedì e infortuni (out anche Rincon: influenza esplosa nella notte), i granata erano ai minimi termini. Han giocato male, ma hanno comunque mostrato tenuta mentale e tempra. Non è poco. Ma è anche tutto, insieme col risultato, di fronte a un Bologna più aggressivo e mobile dei granata, seppur non trascendentale. Su tutti, Sirigu: osannato dallo stadio intero dopo l’ennesimo miracolo di questi due anni e mezzo, stavolta su Palacio nel finale di gara. Un bel compleanno, per il sardo (33 anni).

Fiera degli errori nei passaggi

Il primo tempo è stato una fiera degli errori. Innumerevoli, ma nel senso di “non contabili”, gli sbagli commessi nei passaggi da entrambe le squadre. E non solo per le condizioni penose del terreno di gioco, come già detto ripetutamente da Mazzarri e, ben più polemicamente, proprio da Sirigu. Abbastanza presto il Toro trova il gol, più che cercarlo. All’11, dopo un’incursione di Verdi e un suo lancio rimpallato, Belotti addomestica la sfera e serve Berenguer, solo in mezzo all’area, con un assist lento il giusto, facile facile. Il tap-in piazzato è la bella risposta dello spagnolo. Per il Toro, anche un’occasione nel finale: azione personale sulla trequarti e tiro di Verdi dal limite sul palo.

Applausi per Mihajlovic, non per Cairo e Mazzarri

Il Bologna ha giocato meglio solo nei primi 10, 15 minuti: parate di Sirigu su conclusioni di Schouten e Orsolini. Poi ha perso scioltezza, dinamismo e ariosità, mentre i granata erano bravi almeno a mascherare la stanchezza, con un ordine tattico prudente ed equilibrato. Partitaccia? Partitaccia, sì. Ma lo stadio se la fa andar bene lo stesso, dato il risultato favorevole al Toro: applausi un po’ forzati all’intervallo, anche i mugugni si sono avvertiti. In Maratona sciopero degli striscioni e del tifo per i primi 10 minuti. Osannato (anche da uno striscione al Fila) Mihajlovic. Fischiato Mazzarri alla lettura delle formazioni. Un coro contro Cairo.

Ripresa: fuori Verdi, fischi

Bologna più aggressivo, dopo la cura Mihajlovic. Occasione per Poli (tiro fuori), palo di testa di Palacio, che poi sbaglia un gol solo davanti a Sirigu tirando incredibilmente a lato, forse tradito anche da un rimbalzo. Il Toro è sulle gambe, si vede eccome. E Mazzari si becca i fischi alla sostituzione di Verdi per Laxalt, con l’inguardabile Meité lasciato in campo (l’ex bolognese, che oltretutto era fresco perché non aveva giocato in Coppa ed è uno dei pochi a saper dare del tu al pallone, se ne è andato subito negli spogliatoi con un gesto di stizza; e l’uruguaiano? Impiegato da interno, non nel suo ruolo naturale: passaggio dal 3-4-2-1 al 3-5-1-1).

Ennesimo miracolo di Sirigu

Il leit motiv della partitaccia, comunque, continua. Anche perché i rossoblù non trovano varchi, col Toro che bada innanzi tutto a difendersi. E quando il neoentrato Dominguez mette Palacio solo davanti a Sirigu, il sardo in uscita disperata compie un intervento prodigioso togliendogli il pallone dai piedi, dopo aver respinto la sua conclusione ravvicinata. Tutto lo stadio inneggia al suo nome, dopo. Sacrosanto. Come lo spirito di liberazione al triplice fischio.

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